FIAT 1/ FARINA: VA TROVATA UNA SOLUZIONE PER RISOLVERE L’ESCLUSIONE DELLA FIOM
La Fim Cisl e’ convinta che un sindacato che abbia iscritti in un’azienda deve poter avere in quella fabbrica proprie rappresentanze. Perché altrimenti si allenta il vincolo con i lavoratori e si imbocca fatalmente la via del declino. Per cui o si rivede l’articolo 19 dello Statuto o la Fiom deve aderire all’accordo e riacquistare così i propri diritti. Ma, dice Giuseppe Farina, segretario generale della Fim, la Fiom deve comunque accettare le regole di fondo degli accordi che non ha voluto sottoscrivere.
Farina, cosa accade adesso che la Fiom è fuori dalla Fiat?
E’ un problema, che va affrontato e risolto. Tenendo presente che si sono verificati due vulnus. Il primo è stato determinato dalla scelta della Fiat di uscire da Confindustria, un elemento di forte cambiamento, una novità assoluta. Il secondo per l’impossibilità per la Fiom di nominare proprie Rsa negli stabilimento Fiat.
Due problemi diversi?
No, sono le due facce dello stesso problema. La Fiat è uscita da Confindustria perché ha voluto relazioni sindacali più stabili, ma a questa richiesta si è sottratta la Fiom, che non ha firmato gli accordi via via raggiunti.
Cosa pensate di fare?
Dobbiamo, tutti, impegnarci per ricomporre quelle due fratture. Dobbiamo verificare come sia possibile che la Fiat sia riassorbita nel sistema di rappresentanza delle imprese. E parallelamente verificare a quali condizioni sia possibile alla Fiom tornare a essere soggetto negoziale negli stabilimento Fiat.
Come sarebbe possibile far rientrare nel gioco la Fiom?
Penso che la Fiom debba accettare le regole che ci siamo date, dichiarare la sua disponibilità ad accettare le regole che sono state votate dalle Rsa, come chiedono le disposizioni dell’accordo interconfederale del 28 giugno. La sentenza del giudice di Torino ha detto che la Fiom ha diritto ad avere proprie rappresentanze, ma anche che deve accettare le regole che le Rsa hanno approvato.
Se non lo fa che accade?
In tal caso mi sembra difficile che la Fiom posa nominare proprie rappresentanze negli stabilimenti.
Ma nel caso cosa dovrebbe fare la Fiom?
Dovrebbe chiedere di sottoscrivere un patto di adesione e le parti firmatarie devono dare il loro assenso. Per quanto riguarda la Fim non ci sono problemi, ma, ripeto, deve esserci un preciso impegno della Fiom a rispettare le regole.
Ma è giusto che un sindacato non possa avere proprie rappresentanze in azienda?
Io credo che se un sindacato in un’azienda ha degli iscritti deve poterli rappresentare, che firmi o meno un accordo.
Si potrebbe rivedere l’articolo 19 dello Statuto?
In Parlamento c’è un’iniziativa di Cesare Damiano per ripristinare le regole dell’articolo 19 cancellate dal referendum voluto anche dalla Fiom. Comunque il tema della rappresentanza va ripristinato. Ma bisognerà tener conto anche del fatto che chi firma un accordo e si assume l’onere della gestione di questo accordo ha bisogno di diritti aggiuntivi, in termini per esempio di permessi sindacali, proprio perché ha un compito in più di chi quell’accordo non ha firmato.
Ma cosa accade se la Fiom non segue questo percorso, se non intende accettare le regole che non ha accettato fino ad ora?
Se la Fiom rinuncia ad avere proprie rappresentanze contrasta il diritto dell’iscritto a essere rappresentato.
C’è il rischio che la Fiom sparisca?
Diciamo che metterebbe in pericolo il suo rapporto con gli iscritti e rischierebbe quindi il declino. Nessun sindacato regge alla lunga senza fare accordi e senza avere proprie rappresentanze. La Fiom non può restare fuori dalla realtà sindacale dei metalmeccanici, che ormai è una cosa precisa, fatta di relazioni industriali mature, basata sulla considerazione che non è solo il conflitto l’unico regolatore dei rapporti.
Nascerebbero problemi anche per voi?
Ci sarebbero problemi per tutto il sindacato metalmeccanico. La Fiom oggi è il vero agente che ritarda il processo di cambiamento indispensabile per difendere il lavoro industriale, fortemente a rischio, un processo che deve portare a relazioni industriali virtuose. Per questo auspichiamo che cambi registro.
Il Fismic nacque da una costola della Fim in un’occasione non molto differente. Questa situazione non vi crea problemi?
No, non abbiamo nessun problema. Al contrario ho la soddisfazione di vedere che il rapporto con i nostri iscritti si rafforza, anche per l’evidenza dell’erroneità delle scelte della Fiom, che mette sempre il conflitto al centro della sua strategia. Noi abbiamo sempre difeso il lavoro industriale, e le difficoltà in cui il paese si dibatte dimostrano che siamo nel giusto.
FIAT 2 / AIRAUDO: NON CI FAREMO METTERE FUORI DALLE FABBRICHE
La Fiom non molla. L’accordo firmato da Fim, Uilm e Fismic non viene considerato come l’Ultimo Atto di una lunga partita, ma solo un passaggio intermedio. Giorgio Airaudo, segretario nazionale Fiom, responsabile del settore auto, afferma senza esitazione che i lavoratori saranno chiamati quanto prima ad eleggere le Rsa. Ma soprattutto pensa che il vero problema per la Fiat sia quello di non avere il consenso dei lavoratori. Tanto è vero, sottolinea, che nessuno pensa di fare un referendum tra tutti i lavoratori Fiat.
Airaudo, che succederà adesso? Siete fuori dalla Fiat?
Non ci faremo mettere fuori dalle fabbriche Fiat. Se in questo paese c’è libertà di associarsi a un sindacato, deve esserci anche la libertà per questo sindacato di essere presente in fabbrica con proprie rappresentanze e contrattare gli accordi, che significa firmarli o, in caso di dissenso, non firmarli. Si può stabilire una soglia per accedere a determinati diritti, ma esserci deve essere possibile.
Va rivisto l’articolo 19 dello Statuto?
O interpretarlo in maniera diversa. Finora l’interpretazione maggioritaria affermava che chi non firmava un accordo era fuori. Ma la sentenza di Torino ha dato un’interpretazione differente, ha detto che non si può formare un accordo che escluda chi dissente. Quella sentenza è stata impugnata dal Fismic, ma finché c’è ne va tenuto conto.
Cosa pensate di fare?
Nei prossimi giorni faremo eleggere le nostra Rsa dai lavoratori.
Non si nominano le Rsa?
E’ possibile anche far votare i lavoratori. Noi lo vogliamo fare, ma anche gli altri sindacati hanno detto di voler fare la stessa cosa. E non diamo per scontato che queste nostre Rsa non siano riconosciute. Anche perché i problemi veri sono altri. L’accordo di lunedì non ha chiuso la partita.
Ma a Pomigliano non avete eletto le Rsa.
Solo perché la Fiat sta assumendo senza chiamare nessuno di chi era iscritto alla Fiom. Appena avremo degli iscritti dentro lo stabilimento li faremo votare.
Perché dice che la partita è ancora aperta?
Potremmo rilevare che l’accordo interconfederale del giugno afferma che le Rsa non possono validare accordi nazionali, e questo è un accordo che vale in tutti gli stabilimenti del gruppo in tutta Italia, è un accordo nazionale. Ma c’è dell’altro.
Cioe’?
Marchionne deve fare i conti con il fatto, rilevante, che non ha il consenso dei lavoratori. Ha ottenuto a Pomigliano, a MIrafioni e a Grugliasco il sì da 7mila lavoratori, mentre altri 5mila gli hanno detto di no. Marchionne pensava di raccogliere a Pomigliano il 100% dei consensi, a Mirafiori l’80%. Ma è andata diversamente. Ed è stato chiaro allora che il problema non era la Fiom, che in quegli stabilimenti non raccoglie più del 20% dei lavoratori, il problema è il consenso dei lavoratori. Adesso la Fiat, forte del consenso di soli 7mila lavoratori, vuole estendere questo accordo a tutti gli 86mila dipendenti del gruppo. C’è qualcosa che non torna.
Non ci sarà un referendum?
Nessuno ne parla. E a mio avviso perché l’azienda sa che difficilmente avrebbe il consenso della maggioranza degli 86mila lavoratori del gruppo.
Cosa c’è di diverso dagli altri casi?
La nostra interpretazione del voto è nota. Crediamo che sia stato un ricatto. O si votava sì o le produzioni venivano spostate in America. Ma non è ovunque la stessa situazione. Tanti stabilimenti non possono vedere partire la loro produzione. Le realtà sono differenti. Quindi la Fiat deve fare i conti con una mancanza oggettiva di consenso. E non è cosa da poco per Marchionne in questo particolare momento.
Perché dice che si tratta di un momento particolare?
Perché la Fiat è un’azienda in transizione, sta diventando globale, cambierà probabilmente a breve l’equilibrio proprietario. Per questo deve poter mostrare una situazione tutta diversa, dove i conti degli stabilimenti italiani siano confrontabili con quelli degli altri stabilimenti nel mondo. Ma questo cambia le prospettive.
Lei dice quindi che Marchionne non avrebbe il consenso della maggioranza dei lavoratori?
Questo penso. E tenga presente che la situazione potrebbe anche peggiorare. La manovra del governo allunga la vita di chi lavora in linea. Si è aggiunta una complicazione di non poco conto, tanto più che l’età media in Fiat è molto alta. Quali sono le prospettive di un lavoratore oggi? Fare più turni, più straordinari, lavorare più anni, altro che crescita di produttività. In queste condizioni il consenso diventa merce rara.
Questo le fa credere che la partita non sia chiusa?
Certo, tanto più che la situazione, dal momento in cui Marchionne ha presentato il progetto di Fabbrica Italia, è notevolmente peggiorata. Quei progetti non stanno più in piedi. Forse il governo Monti farebbe bene a chiamare la Fiat e farsi dire con precisione cosa intende fare, dove e quando. E’ tempo che si sappia qualcosa in più di quel progetto.
Massimo Mascini




























