Di solito uno sciopero generale viene considerato un punto di partenza. Nel senso che, una volta superato, con tutti i riti che lo precedono e lo seguono, si riprende a guardare ai problemi veri del mondo del lavoro. La speranza è che adesso accada la stessa cosa. La Cgil ha ritenuto di dover fare questo sciopero generale, una protesta contro decisioni del governo marchiate dall’iniquità oltre che dall’inefficacia, il che forse è ancora più grave. Una decisione politica, nel senso buono del termine, perché quando si va al di là di certi limiti è giusto che esista una protesta, che si faccia capire a chi governa che, appunto, si è sorpassato un limite che non doveva essere valicato, e a chi è soggetto di quelle decisioni che non è solo, che qualcuno vigila.
Lo sciopero generale però ha rotto il rapporto unitario tra Cgil, Cisl e Uil. Non è cosa da poco, perché Susanna Camusso aveva lottato dal momento della sua elezione per ricucire i rapporti tra le confederazioni sindacali, per rimettere la sua organizzazione al centro della scena. Non era facile, ma lei c’era riuscita, aiutata, è bene sottolinearlo, da Emma Marcegaglia che aveva voluto con forza ricucire i rapporti con la Cgil. L’accordo di fine giugno aveva sancito la nuova unità, disponendo norme importanti sia per la rappresentanza e rappresentatività dei sindacati, sia per la contrattazione, specie di secondo livello.
Adesso quell’accordo a essere ottimisti vacilla. La Cgil, lo abbiamo avvertito con l’intervista che abbiamo fatto a Gaetano Sateriale, considera quell’accordo stravolto, perché l’articolo 8 del decreto del governo contiene delle cose in tema di contrattazione che la Cgil non accetterebbe mai, cancellando principi fondamentali che stanno alla base dell’accordo di giugno. Una chiusura netta. Cisl e Uil sono di diverso avviso. Sostengono che si tratta di opportunità messe dal governo a disposizione delle parti sociali, il che comporta una facoltà, non un obbligo. Tutto, sostengono nelle interviste che abbiamo pubblicato sia Giorgio Santini per la Cisl che Paolo Pirani per la Uil, è affidato alle parti sociali, che non vogliono assolutamente derogare alle norme che sono state sancite nell’accordo di giugno. Per questo chiedono alla Cgil di sottoscrivere l’accordo, così come era previsto.
Tesi contrapposte. Sarà possibile conciliarle? Il dilemma di questi giorni è tutto qui. Quell’accordo aveva tracciato l’itinerario di un percorso difficile da realizzare, ma che avrebbe potuto portare lontano le parti sociali e sarebbe un peccato se tutto dovesse svanire. Perché, questa per noi è una verità, buone relazioni industriali aiutano lo sviluppo di un paese e in questo momento l’unica cosa che serve all’Italia è una spinta verso la crescita. La critica più forte alla manovra del governo è proprio quella che ha sottolineato la totale assenza in queste decisioni di qualsiasi spinta alla crescita. Perché adesso annullare quell’accordo che qualcosa poteva determinare in quella direzione? Forse, adesso che la preparazione dello sciopero generale è finita, i vertici sindacali possono finire di rivolgersi improperi e riprendere a pensare e ad agire.
Massimo Mascini


























