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Home - Approfondimenti - Interviste - Duci, la riforma PA? sono pessimista, se non si coinvolgono le persone fallira’ anche questa

Duci, la riforma PA? sono pessimista, se non si coinvolgono le persone fallira’ anche questa

di Nunzia Penelope
24 Febbraio 2017
in Interviste
Duci, la riforma PA? sono pessimista, se non si coinvolgono le persone fallira’ anche questa

 

Pieno sostegno ad Anna Maria Furlan, ma anche piena difesa della tradizionale autonomia della Cisl lombarda. Questo, in sintesi, il messaggio interno che arriva da Ugo Duci, appena eletto a capo della più grande struttura territoriale del sindacato di Via Po: 750 mila iscritti, sui 4 milioni totali. Il nuovo segretario viene dal pubblico impiego, e quindi ha qualcosa da dire sulla riforma della Pubblica amministrazione. Ma ha anche idee abbastanza precise su altri temi: dal welfare contrattuale, alla trattativa in corso con la Confindustria sul nuovo modello di relazioni industriali, fino alla recentissima protesta dei taxi, che chiama in ballo, ancora una volta, il diritto di sciopero. In questa intervista al Diario del Lavoro, cerchiamo di fare il punto con il nuovo leader della Cisl lombarda, partendo proprio dalla riforma della pubblica amministrazione.

Duci, come la vede questa riforma? Ce la faremo, questa volta, a dotarci di un sistema moderno?

La riforma della pubblica amministrazione è come l’araba fenice, tutti dicono che esiste e nessuno l’ha mai vista. Noi veniamo da una lunga serie di tentativi dei vari governi di riformarla, ma sempre prescindendo da coloro che poi dovranno metterla in atto. Per questo hanno fallito tutte. E anche il ministro Madia mi sembra non abbia imparato nulla dagli errori del passato.

E’ pessimista, quindi? 

Mi dispiace per il paese, visto che la nostra amministrazione pubblica e’ ancora ferma ai Savoia, ma temo che anche questa riforma non produrrà niente: cercare di imporre qualcosa a chi poi deve materialmente incarnare il nuovo, è qualcosa che contraddice l’intelletto.

Non c’e’ forse, in questo immobilismo, anche qualche responsabilità del sindacato?

Non si può dire che il sindacato non abbia avuto disponibilità a fare la riforma: nel caso e’ stato sempre il governo che non ha ritenuto di coinvolgerlo. Ora le cose sembrano cambiate, c’e una fase di ravvedimento operoso nei confronti del sindacato, siamo tornati ad essere considerati interlocutori, veniamo finalmente coinvolti. Ma resta che non si apprende dagli errori precedenti: se si impongono le cose, se non si spiegano, se non si comprendono, non si ottiene nulla di buono.

Almeno, però, dopo anni saranno rinnovati i contratti pubblici. Questo almeno lo considera positivo?

Che dopo sette anni si ripristini quello che non è altro che un diritto, pensa richieda un salto di gioia? Ci mancherebbe altro….Non dimentichiamo che la pubblica amministrazione non e’ solo un pugno di dirigenti pagati 5 mila euro al mese, ma  e’ soprattutto milioni di persone che danno l’anima per poco più di mille euro di stipendio. Mi pare il minimo che abbiano finalmente il rinnovo del contratto. 

La pubblica amministrazione ha pero’ anche  una immagine abbastanza negativa. I fannulloni del cartellino, eccetera. Secondo lei, e’ un errore di valutazione o c’e’ del vero?

Guardi, io parlo per la Lombardia, regione dove sono stato eletto e dove vivo. E qui, fannulloni non ce ne sono, la Pubblica amministrazione funziona benissimo, i trasporti pubblici vanno, la sanità è tra le migliori d’Europa. Secondo lei queste cose chi le realizza, i fannulloni?

Quindi e’ un problema  territoriale? Al nord funziona tutto, al sud scansafatiche?

Come le ho detto, io sono orgoglioso di essere il segretario generale di una regione in cui i servizi pubblici danno soluzione ai problemi dei cittadini. Da noi la quota di fannulloni è fisiologica, esattamente come in un’ azienda privata. Perché, sia chiaro, il problema non è solo nella PA, ma anche privato. Con la differenza che i dipendenti del privato sono pagati con soldi privati, i pubblici con le tasse dei cittadini. Inoltre, se un’azienda funziona male, il cliente si rivolgerà a un’altra azienda. Mentre se funziona male un ufficio pubblico le lamentele si scaricano sul sistema complessivo: ‘’la pubblica amministrazione non funziona!”.

Ma di chi e’ alla fine la responsabilità quando non funziona?

Dei politici, che scelgono i dirigenti  della PA per farsi garantire il consenso.  Abbiamo una classe politica che punta solo a tenersi la poltrona, e in questa logica la pubblica amministrazione diventa uno strumento per raggiungere l’obiettivo.

Che ne pensa della protesta dei taxi che hanno paralizzato diverse città? Hanno ragione o torto?

Nella costituzione è garantito il diritto di sciopero, e dunque non mi sentirà mai dire che chi protesta ha torto. Però la protesta finisce dove inizia il diritto di chi ne è danneggiato. E non e’ mai accettabile una protesta che crei un danno superiore alle ragioni che l’hanno originata, o che travalichi il rispetto del prossimo.

Passando ad altro. Si stanno intensificando accordi e contratti che si basano più che su aumenti salariali cash, su una retribuzione in servizi di varia natura. Il famoso welfare contrattuale. E’ una strada giusta, o presenta qualche rischio?

Il welfare che abbiamo conosciuto fin qui è in progressivo contenimento. Venendo meno una risposta pubblica, il sindacato si fa ascolto e vicinanza alla vita dei lavoratori  e cerca di colmare questa lacuna. Però ovviamente c’e’ un rischio: bisogna delimitare bene il campo delle prestazioni. Per esempio, sono contrario ad accordi sulla sanità integrativa in concorrenza con quella pubblica: si rischia, prima o dopo, di sostituirla, di aprire la strada a nuovi tagli alla spesa sanitaria. Costituzione alla mano, credo che la cura debba restare compito dello stato. La costituzione tutela la salute come bene primario: questo hanno costruito i nostri padri, e noi non lo dobbiamo smantellare, ma difendere. 

Quindi si al welfare integrativo ma no se interviene sulla sanità?

Io sono contro tutti i muri, quelli di Trump e quelli che si alzano in Europa, ma un muro ci vuole per difendere il diritto alla salute di tutte le persone, ricche o povere che siano. Dunque, si al  welfare integrativo  che si puo’ realizzare su tanti terreni diversi: dagli aiuti alla famiglia, agli asili, agli anziani. Ma nelle polizze sanitarie, invece di metterci le visite specialistiche, mettiamoci, che so, gli occhiali da vista. E le visite specialistiche lasciamole alla sanità pubblica, che le fa meglio e con migliori garanzie.

Da due anni le tre confederazioni e la Confindustria stanno cercando di fare un accordo sulle relazione industriali, fin qui senza esito. Lei che ne pensa, ritiene si necessario e possibile un accordo di questo genere?

Non ho seguito personalmente la trattativa, ma da quello che vedo e che so,  posso risponderle con la frase famosa di Papa Woityla:  ‘’damose da fa’’. Ecco, alla mia confederazione a Roma, alla Confindustria, io dico ‘’dateve da fa’’.

Tra breve si terrà il congresso della Cisl. La Lombardia, come si pone nei confronti del segretario generale Anna Maria Furlan?

La Lombardia ha votato convintamente Anna Maria Furlan in sostituzione di Raffaele Bonanni. L’abbiamo sostenuta e la sosterremo anche al prossimo congresso. La Lombardia è la più grande Cisl d’Italia: quindi, il nostro peso ci consente di scegliere in totale autonomia e discernimento. Il segretario ha la nostra approvazione rispetto all’attività svolta in questi due anni, sia per quanto riguarda l’operazione trasparenza, per fare della Cisl una casa di vetro, sia per il ritrovato protagonismo sindacale nel confronto con il governo, a partire dalle pensioni. La sosterremo quindi a continuare su questo percorso,  e lo facciamo con gratitudine, ma anche contando sul pieno rispetto della nostra autonomia, come da tradizione.

Nunzia Penelope

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Tags: Cisl
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