A Genova è partito poco prima delle 9 e 30 dai giardini Melis, nel quartiere di Cornigliano, il corteo dei lavoratori dello stabilimento ex Ilva che da lunedì sono in sciopero per chiedere il ritiro del piano a ciclo corto.
Alla manifestazione partecipano anche centinaia di lavoratori di altre aziende genovesi nell’ambito dello sciopero generale cittadino dei metalmeccanici indetto dai sindacati di categoia Fiom Cgil, Fim Cisl e Usb in solidarietà con la mobilitazione dei colleghi dell’ex Ilva.
Alla partenza del corteo, aperto da uno striscione bianco con scritto “Genova lotta per l’industria”, era presente anche la sindaca di Genova Silvia Salis, che è tornata a chiedere “risposte dal governo” per il futuro dello stabilimento di Cornigliano invitando al contempo i manifestanti ad evitare violenze per non fornire “alibi”.
Davanti alla prefettura ci sono stati momenti di tensione all’arrivo del corteo degli operai. I manifestanti hanno trovato la strada chiusa da alcuni alari della polizia e hanno iniziato a battere contro le griglie metalliche con i caschi da lavoro lanciando fumogeni, petardi e uova verso le forze dell’ordine. La polizia ha risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. In piazza anche una pala meccanica e altri mezzi da lavoro. Dopo i lunghi minuti di tensione con la polizia, i lavoratori hanno deciso di muoversi in corteo verso la stazione Brignole con i mezzi da lavoro con l’obiettivo di bloccare la circolazione ferroviaria.
Davanti alla Prefettura, intanto, si è presentata anche la sindaca Silvia Salis che ha spiegato al megafono ai lavoratori: “Domani andiamo dal ministro a Roma come sapete. Attendiamo delle risposte. Al ministro chiederò nuovamente cosa succederà ss non ci saranno offerte dai privati”.
manifestazione – oggi i metalmeccanici e la città hanno risposto in modo straordinario con solidarietà allo sciopero generale. Ma il Governo ha chiuso le strade del confronto ed un lavoratore, a cui esprimiamo la nostra vicinanza, è rimasto ferito. Ma noi siamo determinati ad aprire il confronto, stiamo lottando per il lavoro e la dignità. La Presidente del Consiglio apra le porte di Palazzo Chigi e ritiri il piano di chiusura e si torni a lavorare. Vogliamo far ripartire il piano che il Governo aveva presentato, con lo stanziamento delle risorse necessarie, che prevedeva gli impianti di DRI e i forni elettrici per la decarbonizzazione e per garanzia occupazionale. Noi non ci fermeremo perché vogliamo impedire la chiusura dell’ex Ilva. Se la nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro è il momento di dimostrarlo con i fatti”.
“Nella storia dell’ordine pubblico – dichiara in una nota Domenico Pianese, segretario del Sindacato di Polizia Coisp – non si era mai visto ciò che sta accadendo in queste ore a Genova: i manifestanti che strappano le reti di protezione dei blindati della Polizia è una escalation inquietante che segna il superamento di ogni limite e porta la violenza su un terreno mai raggiunto prima. Di fronte a scene del genere non parliamo più di tensioni, ma di aggressioni organizzate portate avanti con mezzi da lavoro e con una determinazione che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare”.
“Un quadro che contrasta apertamente con lo spirito richiamato poche ore prima da uno dei rappresentanti dei lavoratori, che aveva ribadito la vicinanza alle Forze dell’ordine e il bisogno di sostegno in un momento difficile per il mondo del lavoro – prosegue il sindacalista -. Le scene viste oggi dimostrano che dentro il corteo hanno agito gruppi estranei, organizzati e pronti allo scontro. E in un contesto così delicato la presenza della sindaca Salis impone ancor di più un senso di responsabilità istituzionale: ci auguriamo che non vi sia alcuna ambiguità né alcun segnale, anche indiretto, che possa essere letto come un sostegno a chi sta alimentando queste violenze, che sono da condannare a prescindere dall’appartenenza politica”.
“Chiediamo che venga fatta immediata chiarezza su chi ha guidato e alimentato questa deriva così violenta – conclude Pianese -: non si può permettere che una protesta sindacale, per quanto tesa, diventi la copertura perfetta per chi cerca il conflitto e mette a rischio la sicurezza di tutti, lavoratori compresi”.

























