Lunedì 9 maggio, a Palazzo Chigi, nuovo incontro tra Governo e sindacati dei metalmeccanici sulla vicenda della ex-Ilva. Al termine dell’incontro, cominciato poco dopo le 18:00 e terminato poco dopo le 19:40, è sembrato che l’esito della riunione potesse essere riassunto in quattro punti. Punti che ripercorriamo partendo da una nota governativa emessa in serata.
Primo: “Il Governo ha confermato il massimo impegno a tutti i livelli per il rilancio della siderurgia e la tutela dell’occupazione”.
Secondo: “L’Esecutivo ha chiarito che la trattativa per la vendita della ex-Ilva prosegue con continue interlocuzioni”.
Terzo: il Governo stesso “ha assicurato la copertura finanziaria per il proseguimento delle attività dell’Azienda attraverso un decreto legge”.
Quarto: “Sono state confermate le attuali condizioni” per ciò che riguarda il ricorso alla Cassa integrazione guadagni.
Appena 24 ore dopo, martedì 10 maggio, come vedremo, il quadro è però diventato un po’ più complicato. Ma cominciamo dal principio.
Lunedì 9 giugno era dunque in programma l’ennesimo incontro Governo-sindacati sulla vicenda ex-Ilva. Come si ricorderà, il precedente incontro, svoltosi sempre a Palazzo Chigi mercoledì 21 maggio, si era concluso, sostanzialmente, con un nulla di fatto. Nel senso che i sindacati non avevano ricevuto dal Governo i chiarimenti e le rassicurazioni che avevano reiteratamente richiesto.
Come nel caso appena citato, anche lunedì la delegazione governativa, composta dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e dalla ministra del Lavoro, Marina Calderone, era guidata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e “accompagnata” dal nuovo Consigliere per i rapporti con le Parti sociali, Stefano Caldoro. Presenti anche i rappresentanti di Invitalia, l’Agenzia nazionale che è nel capitale di Acciaierie d’Italia, nonché i Commissari straordinari della stessa AdI e di Ilva. Per la parte sindacale, erano presenti i segretari generali di Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, Fiom-Cgil, Michele De Palma, e Uilm-Uil, Rocco Palombella, nonché i rappresentanti di Ugl Metalmeccanici e di Usb.
Il cuore della notizia, per come si era sparsa fra i cronisti presenti davanti all’ingresso di Palazzo Chigi, pareva dunque così riassumibile: il Governo emetterà un decreto legge che permetterà di rendere disponibili le risorse finanziarie necessarie, da un lato, per mantenere in essere l’attività produttiva del centro siderurgico di Taranto, e quindi anche degli altri impianti del gruppo Adi, e, dall’altro, per continuare a erogare quanto spettante ai lavoratori posti, da tempi più o meno lunghi, in Cassa integrazione. Il tutto mentre è ancora in corso la trattativa per la vendita di AdI al consorzio azero guidato da Baku Steel.
Oggi, come accennato sopra, ulteriori specificazioni delle intenzioni governative hanno reso questo quadro più complesso. A margine del tavolo relativo alla vicenda La Perla, in corso al ministero delle Imprese e del Made in Italy, il titolare del dicastero, Adolfo Urso, ha infatti ribadito che, per ciò che riguarda la ex-Ilva “quello che è certo è che noi garantiremo con nuove risorse il mantenimento e la manutenzione degli impianti”. A una domanda relativa al fatto che tali risorse non sono state ancora quantificate, il Ministro ha risposto che si provvederà a tale quantificazione entro “pochi giorni”. Intanto, il Governo si occuperà delle risorse relative all’ulteriore prolungamento della Cassa integrazione.
Lo stesso Ministro ha poi spiegato che la questione della Cassa integrazione per l’ex-Ilva non sarà però inserita nel provvedimento relativo ai lavoratori coinvolti in altre vicende di crisi industriali, quali quelle di La Perla, di Piombino e di altre specifiche aziende. Provvedimento, quest’ultimo, di cui il Governo di occuperà nella prossima riunione del Consiglio dei Ministri.
Sullo sfondo della vicenda ex-Ilva, rimangono comunque ancora aperte le questioni, peraltro decisive, della nuova Aia, ovvero dell’Autorizzazione integrata ambientale, nonché del nuovo Accordo di programma. Un accordo che, come ha ricordato lo stesso ministro Urso, dovrà avere “il consenso necessario” di tutti gli attori istituzionali, a partire dalla Regione Puglia e per arrivare al nuovo Sindaco di Taranto, quello eletto appena ieri.
Al termine dell’incontro di ieri, il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, ha sottolineato che i sindacati non hanno ottenuto le “rassicurazioni” richieste rispetto all’andamento e ai possibili punti di caduta delle trattative con eventuali “futuri acquirenti” (un modo elegante per non chiamare direttamente in causa Baku Steel). E ciò, appunto, perché la trattativa attualmente in corso è legata al raggiungimento del necessario Accordo di programma; Accordo che, peraltro è “una precondizione” per l’ottenimento della suddetta Aia. Lo stesso Uliano attende quindi un aggiornamento dell’interlocuzione col Governo “fra una decina di giorni”.
Prima dell’incontro, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, si era dichiarato convinto della possibile utilità di nuove misure di “finanziamento” varate dal Governo, ma aveva anche osservato che tale iniziativa non può offrire “lo strumento principale che ci consenta di guardare con un po’ di prospettiva” all’evoluzione della vicenda dell’ex-Ilva. “Ci fa prendere un po’ di ossigeno”, ha aggiunto, sottolineando poi che ciò che serve è una vera “prospettiva industriale”.
Dopo l’incontro, il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, ha ribadito che il problema più urgente resta quello delle “risorse finanziarie” necessarie “per garantire l’occupazione e gli investimenti verso la decarbonizzazione”, affermando poi che l’incontro stesso “dovrà essere aggiornato in un ulteriore confronto”.
Fernando Liuzzi

























