La Corte di Cassazione ha fissato per il 20 ottobre l’udienza a Sezioni Unite per discutere il ricorso straordinario contro il decreto della Corte d’Appello di Milano, che ha disposto la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva. La notizia è arrivata durante l’incontro tra Governo e sindacati a Palazzo Chigi.
A seguito della fissazione dell’udienza, gli amministratori straordinari dell’ex Ilva proporranno alla stessa Corte d’Appello una istanza di sospensione dell’esecuzione del decreto fino alla pronuncia della Cassazione.
In attesa dell’udienza e della decisione sull’istanza di sospensione, il tavolo a Palazzo Chigi con Fim, Fiom e Uilm è stato aggiornato. Il nuovo round si terrà la prossima settimana, mentre venerdì 18 è in programma un tavolo tecnico al ministero del Lavoro sugli strumenti a tutela dei lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto.
Il Governo ha assicurato il blocco dei licenziamenti dei lavoratori diretti e dell’indotto. Il provvedimento urgente annunciato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, prevede misure a sostegno dei lavoratori e dell’indotto, con un ammortizzatore straordinario in deroga per le imprese dell’indotto e misure immediate per i lavoratori indiretti nei primi cinque mesi, oltre a un percorso di prepensionamento per i lavoratori diretti. Il decreto legge con le misure emergenziali non andrà però in Consiglio dei ministri questo pomeriggio, ma sarà discusso quando il quadro generale sarà più chiaro.
Sul tavolo resta anche il tema della continuità produttiva e del piano industriale. «Questo è un passo importante nell’emergenza, ma non è la soluzione dei problemi», ha detto il segretario generale della Fiom, Michele De Palma. «Continuiamo a pensare che il piano che abbiamo presentato al Governo sia un piano per la decarbonizzazione e la garanzia occupazionale. Abbiamo detto che i provvedimenti per garantire la cassa integrazione da soli non bastavano. È necessario che le imprese non aprano le procedure. Per noi lo stato di mobilitazione è confermato fino a quando non ci saranno risposte concrete e chiare».
Il leader della Fim, Ferdinando Uliano, ha sottolineato la necessità di «acquisire elementi di certezza rispetto alla continuità produttiva», mentre il segretario generale della Uilm, Davide Sperti, ha parlato di «una prima discontinuità» rispetto agli incontri precedenti.
Per il segretario nazionale dell’Ugl metalmeccanici, Antonio Spera, oltre alle misure immediate «sono fondamentali tempi certi»: la transizione verso un modello produttivo basato sui forni elettrici e sul Dri, ha detto, deve essere accompagnata da «un piano industriale chiaro, finanziariamente sostenibile e capace di garantire la continuità produttiva durante tutte le fasi della trasformazione».
Al tavolo, Mantovano ha illustrato la strategia dell’esecutivo, articolata su più punti: l’impegno per un futuro green dell’acciaio, con forni elettrici alimentati a Dri; la prosecuzione della gara per la vendita degli impianti sulla base delle offerte presentate; la tutela dei lavoratori, sia delle acciaierie sia dell’indotto, attraverso un modello di cassa integrazione che non corrisponda alla Cig per cessazione delle attività; l’avvio immediato dei progetti di reindustrializzazione dell’area di Taranto. Le risorse per il Dri, ha aggiunto, sono già disponibili e l’esecutivo intende utilizzarle e, se necessario, integrarle.
























