La 139° indagine congiunturale di Federmeccanica, presentata questa mattina a Montecitorio, ha evidenziato una flessione media dell’industria metalmeccanica dell’1,2 %. A pochi giorni dall’incontro per il rinnovo del contratto nazionale con i sindacati di categoria i dati riportati da Angelo Megaro, il Direttore del centro studi di Federmeccanica non sono dei più favorevoli. I volumi realizzati nel secondo trimestre del 2016 rispetto al periodo pre-crisi sono inferiori al 28,7%.
“I risultati di questa indagine trimestrale – ha commentato il Vicepresidente di Federmeccanica, Alberto Dal Poz – sono amari ma, purtroppo ampiamente attesi. Sui livelli di produzione pesano, infatti, la stagnazione della domanda interna per beni di consumo e la flessione degli investimenti in macchine ed attrezzature insieme ad un drastico rallentamento dell’interscambio. I numeri negativi ci dicono che così non potremmo reggere per molti anni!”
Sulla situazione congiunturale l’indagine evidenzia che pesano le incertezze politiche presenti in alcuni paesi, dalla brexit al pericolo di attacchi terroristici, e nonostante insieme ai leader del G20 si stia cercando di trovare delle strategie alternative alla cosiddetta “trappola di bassa crescita”, ancora non si riesce a cambiare tendenza. Se in Italia nel 2016 l’attività economica ha registrato una lieve ripresa, grazie anche all’intervento del Governo nella legge di stabilità con i super ammortamenti, nel secondo trimestre dell’anno in corso il Pil italiano ha registrato crescita zero.
Nel comparto metalmeccanico si è registrato un peggioramento dello 0,9% della produzione di metalli e prodotti di metalli, del 1% della produzione di macchine elettriche, del 2,1 % di macchine ed apparecchi e, infine, del 1% dei mezzi di trasporto.
“Non siamo ancora fuori dal tunnel – ha dichiarato il Direttore Generale di Federmeccanica, Stefano Franchi – come emerge chiaramente dall’indagine periodica che Federmeccanica conduce presso un campione di imprese associate, e non si intravede nelle previsioni a breve alcuna positiva evoluzione della congiuntura. La produzione metalmeccanica dal 2007 ad oggi è diminuita di circa il 30% e sono stati cancellati 280.000 posti di lavoro. Niente sarà più come prima, dobbiamo prenderne atto.”
Infatti, dal punto di vista del fattore lavoro in questo secondo trimestre l’occupazione nelle imprese metalmeccaniche con oltre 500 addetti è diminuita dello 0,6 % e risulta aumentato il ricorso alla Cassa integrazione Guadagni che rispetto al primo semestre 2015 è cresciuto dell’11,1% mentre la Cigs del 32,3 %. Delle imprese intervistate, le previsioni a sei mesi evidenziano che il 71% delle imprese non varierà il numero dei propri dipendenti, solo il 16% prevede un incremento del personale mentre il 13% apporterà dei tagli all’organico.
Il problema vero, nonostante un incremento delle esportazioni metalmeccaniche dello 0,7% rispetto al periodo precedente, sembra essere il livello delle scorte, sia di materie prime che di prodotti finiti che viene giudicato elevato rispetto agli ordini ricevuti. Risultano essere insufficienti anche a garantire il normale svolgimento delle attività produttive.
“Il sentiment delle imprese – ha proseguito Dal Poz – è quello di vedere nel prossimo futuro una sostanziale stagnazione: gli ordini non crescono e circa un terzo delle imprese li valuta oggi insufficienti a garantire il normale svolgimento della propria attività produttività. La parola d’ordine è quindi ‘tornare a crescere, a creare ricchezza’ e farlo nel più breve tempo possibile. Non potendo contare su una solida ripresa economica, occorre agire su altri fattori che non penalizzino né le imprese né il lavoro. Le proposte di Federmeccanica si muovono esattamente in questa direzione, privilegiando la contrattazione di secondo livello e lo stretto legame tra salario e produttività. Siamo fiduciosi che anche le parti sindacali, di fronte a questo scenario, siano responsabili e consapevoli di dover fare la propria parte. Serve una collaborazione per la competitività – ha concluso – proprio come l’ha definita il presidente di Confindustria”.
Alessia Pontoriero





























