L’organo unitario dei rappresentanti sindacali che verrà creato all’interno degli stabilimenti Fca e Cnhi in Italia, come prevede il rinnovo quadriennale del contratto di gruppo, non è il primo passo verso il sindacato unico, auspicato da Sergio Marchionne, ad di Fca. Lo hanno assicurato oggi i sindacati metalmeccanici firmatari del rinnovo del contratto. Per Rocco Palombella (Uilm): “Non ci sarà mai un sindacato unico in Italia e del resto anche nel corso di questa trattativa neanche l’azienda ce l’ha mai chiesto. Piuttosto ora con le nostre strutture di fabbrica riusciremo ad avere una interlocuzione unica con l’azienda e questo avverrà con un rapporto democratico a seconda del peso dei singoli sindacati”.
Per Ferdinando Uliano (Fim): “Siamo contrari al sindacato unico, ma anche alla parcellizzazione”. “E’ già atto in Cisl – ha ricordato Uliano – un processo di aggregazione al nostro interno, perché non si può pensare oggi ad una parcellizzazione del sindacato. Nel resto del mondo, dagli Stati Uniti alla Germania non c’è questa parcellizzazione che c’è in Italia”.
Dello stesso avviso Roberto Di Maulo (Fismic) che però ha definito l’organo unitario dei rappresentanti sindacali “la via italiana al modello sindacale tedesco”. “Non è il sindacato unico, che è un paradosso di chi ha scarsa dimestichezza col mestiere, come Renzi e Marchionne che del resto fanno un altro mestiere”. “In Italia non si arriverà mai al sindacato unico – ha assicurato Di Maulo – ma forme sempre maggiori di concentrazione, un processo inevitabile se il sindacato vuole evitare di rimanere un corpo estraneo rispetto alla stragrande maggioranza dei giovani”.