E’ ufficialmente finito lo sciopero generale che da 63 giorni paralizzava il Venezuela. I contestatori del presidente Hugo Chavez sono stati costretti a sospendere la protesta per evitare la bancarotta del Paese, ma hanno annunciato di essere in possesso di una petizione, recante milioni di firme, che chiede le dimissioni di Chavez. “Questo è un giorno di vittoria per noi – ha dichiarato il presidente Chavez nel suo settimanale discorso radiotelevisivo – Abbiamo battuto ancora e per l’ultima volta un nuovo tentativo di destabilizzazione, un tentativo criminale di affondare il Venezuela”. A novembre i principali oppositori del governo, una inedita alleanza tra la Confindustria venezuelana ed i sindacati, portò davanti alla Corte Suprema una petizione con due milioni di firme per l’istituzione di un referendum popolare che giudicasse la presidenza Chavez, ma la Corte rigettò la petizione per un dettaglio tecnico. La crescente protesta sfociò nel clamoroso sciopero generale avviato il 2 dicembre, un braccio di ferro tra governo e opposizione che ha portato il Paese sull’orlo del collasso. Si calcola che il Venezuela, quinto esportatore mondiale di petrolio, abbia perso a causa dello sciopero una cifra pari a 50 milioni di dollari al giorno per un totale di 4 miliardi di dollari. Nei due mesi dello sciopero la produzione di greggio era passata da 3 milioni di barili a 150.000 barili al giorno. Chavez ha affermato di aver portato la produzione a 1,8 milioni di barili al giorno, anche se l’opposizione sostiene che il numero sia più vicino al milione.
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