Dopo sette mesi di trattativa e circa cinquanta ore di sciopero, è stato raggiunto l'accordo per il rinnovo del contratto di un milione e mezzo di lavoratori metalmeccanici. Un'intesa raggiunta all'ultimo momento possibile, per lunedì Federmeccanica aveva già allertato i membri del direttivo per una nuova riunione che avrebbe dato il via libera agli aumenti decisi unilateralmente dalle imprese.
Per tutti gli attori è stato il miglior accordo possibile, che, come sempre avviene nelle mediazioni ed ancora di più se i tempi sono stretti, segna rinunce da entrambe le parti. A partire dalla Fim, che avrebbe voluto una riforma dell'inquadramento ancora più completa, oltre alla parificazione tra impiegati ed operai, alla Fiom che ha dovuto cedere sulla contrattazione con le Rsu del permesso annuo retribuito, alla Fiat che voleva due sabati lavorativi, a Federmeccanica che puntava ad ottenere di più sul piano della flessibilità. Il contratto rappresenta comunque un buon punto di equilibrio tra posizioni che sembravano troppo distanti anche solo una settimana fa.
Ruolo decisivo è stato svolto dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, a cui certo di contratto dei metalmeccanici non va insegnato nulla. "Ci ha uniti tenendoci separati", ha raccontato Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica. Ed è stato proprio così. Da sabato fino al raggiungimento dell'intesa Damiano ha tenuto i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm in una stanza e il direttore generale di Federmeccanica in un'altra. E' passato da una delegazione all'altra fino a che l'intesa non è stata raggiunta. A guardare i contenuti del contratto, le parti si sono dette convinte che l'accordo si poteva raggiungere anche senza la mediazione di Governo. Ma il ministro è riuscito, con il suo ruolo, a fare a garante per gli affidamenti reciproci, a colmare il gap di fiducia che si era venuto a creare tra le parti. Quindi, al termine del ruolo di avvicinamento svolto da Damiano, sindacati e Federmeccanica sono andati a siglare il contratto nella sede dell'organizzazione datoriale, con le delegazioni al completo. A parte i rappresentanti della Fiat che sono andati via prima. Comunque, è stato l'intesa della categoria raggiunta più velocemente dal Ccnl del 1994, fatto poco dopo l'accordo del 23 luglio. Certo è che il Protocollo del '93 mostra sempre più i suoi limiti, che portano a ritardi nei rinnovi dannosi per imprese e lavoratori. L'auspicio di tutti è che, dopo anni di annuncia, si apra finalmente il confronto tra le confederazioni sui nuovi assetti contrattuali.
Giorgia Fattinnanzi



























