Per il 2019, le previsioni sono rimaste invariate rispetto ai calcoli fatti a gennaio, ma sono aumentate di 0,2 punti rispetto al Weo dell’autunno. Nel 2016 – ricorda il Fondo – il nostro Paese aveva registrato un’espansione dell’1,1% e nel 2015 dello 0,9 per cento. Per il 2023, l’istituto di Washington prevede ancora un Pil italiano pro capite in rialzo dello 0,8% (per le stime legate al periodo 2020-2022 bisogna aspettare la pubblicazione, prevista domani, del Fiscal Monitor).
Secondo l’Fmi, però, “l’incertezza politica fa aumentare i rischi per l’attuazione delle riforme o la possibilità di modifiche all’agenda delle politiche” previste.
Il tasso di disoccupazione, poi, resta alto, ma in miglioramento: il Fondo monetario internazionale stima un tasso per quest’anno al 10,9% e nel 2019 al 10,6%, sopra la media nell’Eurozona prevista rispettivamente all’8,4% e all’8,1 per cento; peggio dell’Italia, solo Grecia (19,8% nel 2018 e 18% nel 2019) e Spagna (15,5% e 14,8%).
Nel rapporto, il Fondo monetario sostiene poi che una “riforma della contrattazione collettiva per permettere una maggiore flessibilità aziendale dovrebbe aiutare ad allineare i salari alla produttività”. Infine, l’invito ad abbassare il debito pubblico.



























