Lo scorso anno sono sensibilmente aumentati gli scioperi generali nazionali, 17 contro i 7 del 2013. Lo ha annunciato il presidente dell’Autorità di garanzia sugliscioperi, Roberto Alesse, nella sua relazione annuale al Parlamento.
In generale nel 2014 sono state 2.084 le azioni di sciopero annunciate in tutti i settori dei servizi pubblici essenziali, mentre sono stati 1.233 quelli concretamente effettuati, con l’autorità che è intervenuta per 379 volte. I settori maggiormente interessati dalla conflittualità sono risultati quelli dell’igiene ambientale, pulizie e multiservizi e del trasporto pubblico locale.
Solo nel trasporto pubblico locale, prosegue l’Autorità, ci sono state 331 proclamazioni di sciopero nel 2014. “E’ la prova evidente – spiega Alesse – che, nonostante gli sforzi di mediazione compiuti dall’Autorità tra le parti sociali e i referenti politici, la situazione, purtroppo, non è lontana dal collasso e i doverosi piani di risanamento annunciati da alcune principali aziende di trasporto pubblico sono destinati a non bastare da soli, se non accompagnati da altrettanti interventi pubblici rivolti alla ripresa della negoziazione e alla previsione di adeguati ammortizzatori sociali”.
Numeri elevati anche nel trasporto aereo, con 182 proclamazioni di sciopero, in crescita del 10% rispetto al 2013. Infine, nel trasporto ferroviario le proclamazioni di sciopero sono state 143 in tutto, in aumento del 30% rispetto all’anno precedente, dovuto, conclude Alesse “anche alla concorrenza tutta interna alle organizzazioni sindacali, impegnate in una sorta di ‘competizione’ quotidiana per occupare, per tempo, tutti gli ‘spazi’ utili per scioperare, così da garantirsi quella visibilità che sarebbe impedita dalla concentrazione con le azioni delle altre sigle sindacali”.
L’Autorità Garante degli scioperi ha avanzato inoltre una serie di richieste, a partire da quella di maggiori poteri ispettivi e sanzionatori: “I primi, ed è la strada maestra da percorrere, servirebbero a dare piena legittimazione agli interventi dell’Autorità nella fase di prevenzione del conflitto, così da consentire a quest’ultima una pervasiva acquisizione dei termini delle vertenze, presupposto indispensabile per monitorare costantemente le dinamiche delle relazioni industriali da posizioni di assoluta terzietà e imparzialità. I secondi e ci riferiamo non solo alle sanzioni pecuniarie, devono essere ulteriormente rafforzati, perché, rispetto ad alcuni comportamenti abnormi, non fungono da deterrente sufficiente nei confronti di tutti i protagonisti del conflitto (comprese ovviamente le amministrazioni e le aziende) che hanno in animo di violare deliberatamente la legge 146 del 1990”.
Tra le richieste di Alesse, anche quella di estendere i periodi di franchigia, durante i quali non si può scioperare, a eventi di particolare rilievo, nazionali e internazionali, ipotesi “non più rinviabile”, e quella di prevedere sanzioni anche a carico di singoli lavoratori che “si astengono dal lavoro in modo illeggittimo”. Lo ha detto il presidente dell’Autorità di garanzia degli scioperi, Roberto Alesse, nella relazione annuale al Parlamento.
“Ciò – ha spiegato Alesse – impedirebbe forme di elusione da parte dei datori di lavoro, ai quali, a seguito dell’indicazione della Commissione, è affidata, nell’ambito del proprio potere disciplinare, l’individuazione e la quantificazione delle sanzioni”.
Una terza richiesta è stata quella indirizzata all’”intero sistema politico istituzionale”, affinché “non ridicolizzi il mondo della rappresentanza sindacale invocando rischiose ‘reductiones ad unitatem’, sulla base del presupposto antidemocratico che la pluralità delle articolazioni sociali è un ‘lusso’ che non ci possiamo più permettere”. “Il sindacato – ha aggiunto Alesse- deve essere in grado di raccogliere la sfida della modernità, senza retorici condizionamenti del passato”.
Infine un monito all’immediata cessazione degli attacchi rivolti “a giorni alterni” all’Autorità di garanzia per gli scioperi: “nella migliore delle ipotesi, si sostiene la futilità della sua azione istituzionale fissata dalla legge: nella peggiore, si mettono sotto accusa i suoi temporanei rappresentanti perché percepirebbero denaro pubblico a danno della collettività”. “Lo Stato e i suoi fedeli servitori – ha concluso Alesse – meritano più rispetto di quello di cui sono attualmente destinatari”.

























