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Home - Notizie del giorno - Automotive, il Governo conferma il sostegno alla filiera. Stellantis difende il Piano Italia e punta agli aiuti per i settori energivori. Ma i sindacati chiedono una svolta

Automotive, il Governo conferma il sostegno alla filiera. Stellantis difende il Piano Italia e punta agli aiuti per i settori energivori. Ma i sindacati chiedono una svolta

14 Luglio 2026
in Notizie del giorno
De profundis per l’Auto? Le ricette di Meloni, Landini e Renzi per sopravvivere alla crisi di Stellantis

MAGNA INTERNATIONAL INDUSTRIA AUTOMOTIVE AUTO AUTOMOBILE AUTOMOBILI COMPONENTI COMPONENTISTICA CATENA DI MONTAGGIO

Il Governo conferma il nuovo Dpcm Automotive da 1,34 miliardi di euro, rilancia la richiesta di una revisione delle regole europee sulla transizione e assicura il monitoraggio degli impegni assunti da Stellantis sugli stabilimenti italiani. Dal canto suo, il gruppo automobilistico rivendica i primi risultati del “Piano Italia”, indicando una ripresa della produzione, una riduzione del ricorso agli ammortizzatori sociali e nuovi investimenti destinati ai siti produttivi nazionali. È questo il quadro emerso dal Tavolo Automotive riunito oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al quale hanno partecipato Governo, costruttori, associazioni della filiera, Regioni e organizzazioni sindacali. Un confronto che, tuttavia, non convince i sindacati, secondo i quali le misure adottate restano insufficienti ad affrontare una crisi che continua a investire l’intero comparto.

Ad aprire i lavori è stato il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che ha confermato la linea dell’esecutivo sul settore. Il Governo punta a rafforzare il sostegno agli investimenti industriali attraverso il nuovo Dpcm Automotive, che destina oltre un miliardo di euro soprattutto alle piccole e medie imprese della filiera, e continuerà a sollecitare in sede europea una revisione delle politiche sulla decarbonizzazione, chiedendo l’affermazione del principio della neutralità tecnologica e l’anticipazione dell’Industrial Accelerator Act. Urso ha inoltre ribadito che il ministero seguirà l’attuazione del nuovo piano industriale di Stellantis, verificando il rispetto degli impegni assunti in materia di investimenti, livelli produttivi, occupazione e salvaguardia degli stabilimenti italiani.

Il cuore del confronto è stato però l’intervento di Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, che ha tracciato un primo bilancio del “Piano Italia”, presentato circa un anno e mezzo fa. Secondo il manager, gli obiettivi fissati allora sono stati “in gran parte raggiunti” e in alcuni casi superati, nonostante il perdurare di un contesto internazionale estremamente complesso.

A sostegno di questa valutazione Cappellano ha richiamato gli ultimi dati del gruppo. Nel secondo trimestre dell’anno le consegne globali sono cresciute del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre in Europa l’aumento è stato del 5%. In Italia, nei primi sei mesi dell’anno, le immatricolazioni del gruppo sono aumentate di quasi il 7%, percentuale che sale a circa il 16% considerando anche Leapmotor. Fiat, ha ricordato, si conferma il marchio con l’auto più venduta nel Paese grazie alla Pandina, mentre Fiat Professional mantiene la leadership nel comparto dei veicoli commerciali.

Secondo il responsabile europeo del gruppo, questi risultati stanno producendo effetti anche sugli impianti italiani. Nel primo semestre la produzione nazionale è cresciuta di circa il 14%, con una conseguente riduzione del ricorso agli ammortizzatori sociali nella maggior parte degli stabilimenti. Un andamento che, nelle intenzioni dell’azienda, dovrebbe consolidarsi grazie ai nuovi investimenti previsti dal piano industriale e al lancio di nuovi modelli.

Cappellano ha quindi ribadito gli impegni già annunciati per i principali siti produttivi italiani. A Mirafiori, nel 2027, arriverà l’aggiornamento della Fiat 500 elettrica con batterie sviluppate e prodotte nello stabilimento torinese, mentre dal 2030 è prevista una nuova generazione del modello con ulteriori varianti. Il manager ha inoltre ricordato che il polo torinese non è soltanto sede dell’assemblaggio della 500, ma ospita attività di ricerca, progettazione, economia circolare e produzione di cambi elettrificati, sottolineando come proprio a Mirafiori la crescita della produzione abbia consentito l’inserimento di circa 400 nuovi lavoratori e una riduzione di oltre il 70% del ricorso alla cassa integrazione.

Anche Melfi, ha spiegato, sarà interessata da un rafforzamento del piano industriale. Entro la fine del 2027 lo stabilimento lucano produrrà un nuovo modello Alfa Romeo, destinato a coinvolgere in misura crescente la componentistica italiana. Più in generale, Stellantis conferma di voler mantenere il Paese al centro della propria strategia industriale, ricordando i circa sette miliardi di euro di acquisti effettuati ogni anno presso fornitori italiani e annunciando nuove iniziative di confronto con la filiera per aumentare il coinvolgimento delle imprese nazionali nello sviluppo dei futuri modelli.

Accanto agli elementi di fiducia sul piano industriale, Stellantis ha però richiamato le difficoltà che continuano a gravare sull’automotive europeo. Cappellano ha ricordato che dal 2019 il mercato continentale ha perso circa tre milioni di veicoli e che a questa contrazione si è aggiunta la crescente concorrenza dei costruttori cinesi, che hanno ormai superato il 10% della quota di mercato in Europa. Una dinamica che, secondo il gruppo, ha determinato una sovraccapacità produttiva e reso ancora più difficile la sostenibilità degli impianti europei.

Per questo il manager ha chiesto una revisione del quadro normativo europeo, a partire dalle regole sui veicoli commerciali leggeri e sulle auto di piccole dimensioni, ritenute troppo rigide rispetto all’andamento del mercato. Tra le richieste avanzate figurano anche una definizione efficace del “Made in Europe”, che tenga conto dell’intera filiera produttiva e non del solo assemblaggio finale, il riconoscimento dell’automotive tra i settori energivori, così da consentire l’accesso a misure di sostegno sul costo dell’energia, e una maggiore stabilità delle regole per favorire gli investimenti industriali. Cappellano ha inoltre espresso un giudizio positivo sul nuovo Dpcm Automotive, definendolo un intervento che va nella direzione di sostenere innovazione e industrializzazione, pur sottolineando la necessità di rendere l’Italia un Paese più attrattivo per gli investimenti e di incentivare l’acquisto di veicoli prodotti in Europa.

Su questo terreno si è registrata una sostanziale convergenza con il Governo rispetto alla necessità di modificare alcune politiche europee, mentre è rimasta marcata la distanza con le organizzazioni sindacali sul giudizio complessivo delle misure finora adottate.

La valutazione più critica è arrivata dalla Fiom. Per il segretario nazionale Samuele Lodi il tavolo “non ha segnato alcun passo avanti”, perché il fondo da poco più di un miliardo di euro era già stato annunciato nei mesi scorsi e non rappresenta una risposta adeguata alla profondità della crisi. Secondo la Fiom servono misure completamente nuove, capaci di rilanciare la produzione nazionale e di dare prospettive certe all’occupazione, oltre a un chiarimento definitivo sul progetto, più volte evocato dal Governo, di attrarre in Italia un ulteriore costruttore automobilistico.

Di tono diverso, ma non meno severo, il giudizio della Fim Cisl. Il segretario generale Ferdinando Uliano ha ribadito la necessità di un piano industriale straordinario per l’intera filiera, sostenendo che le risorse nazionali ed europee debbano essere orientate prioritariamente al rafforzamento della capacità produttiva delle imprese e non soltanto agli incentivi alla domanda. Sul versante Stellantis, la Fim chiede che il cambio di passo annunciato dalla nuova dirigenza si traduca rapidamente in investimenti concreti anche negli stabilimenti di Cassino e Termoli, mantenendo la prospettiva di una futura Gigafactory per la produzione di batterie. Tra le priorità indicate dal sindacato figurano inoltre il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali per accompagnare la transizione e un intervento strutturale sul costo dell’energia, considerato uno dei principali fattori che stanno erodendo la competitività dell’industria italiana.

La Uilm ha espresso una posizione più articolata. Il sindacato riconosce che il piano industriale di Stellantis sta trovando una progressiva attuazione e valuta positivamente i primi segnali che arrivano dagli stabilimenti, ma ritiene che questo non basti a garantire il futuro della filiera. Per Davide Sperti e Gianluca Ficco occorre rafforzare il programma dedicato alle motorizzazioni italiane, definire rapidamente il futuro produttivo di Cassino e continuare a investire sulla componentistica nazionale. Al Governo la Uilm chiede di intensificare l’azione a Bruxelles per modificare le regole della transizione secondo il principio della neutralità tecnologica e di ripristinare integralmente il Fondo Automotive, progressivamente ridotto rispetto alla dotazione iniziale. Il sindacato giudica positivamente l’ipotesi del leasing sociale e le misure a favore della diversificazione industriale, ma avverte che la riconversione dell’automotive non può essere considerata la soluzione generale per un comparto che rappresenta uno dei pilastri dell’industria manifatturiera italiana.

Per Sara Rinaudo, segretaria generale Fismic Confsal, si registra “un cambio di passo che va nella direzione da noi auspicata: maggiore attenzione alla competitività industriale, sostegno alla filiera e una visione più pragmatica della transizione. Sono segnali positivi, ora occorre trasformare gli impegni in risultati concreti”.

In generale, dunque, le organizzazioni sindacali convergono su alcuni punti: la necessità di rafforzare gli strumenti di politica industriale, aumentare le risorse destinate al settore, sostenere l’indotto e garantire la tenuta occupazionale durante una transizione che continua a mettere sotto pressione l’intera filiera dell’automotive.

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