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Home - Approfondimenti - Interviste - Giacardi (Autostrade), relazioni industriali in debito di ossigeno, manca lo sprint

Giacardi (Autostrade), relazioni industriali in debito di ossigeno, manca lo sprint

di Massimo Mascini
7 Giugno 2018
in Interviste
Giacardi (Autostrade), relazioni industriali in debito di ossigeno, manca lo sprint

 

In Autostrade c’è da sempre un altissimo grado di sindacalizzazione, vicino al 65%, ma la contrattazione sembra imbrigliata, le manca ossigeno. Gianpiero Giacardi, direttore risorse umane, crede che si debbano trovare nuove modalità di confronto, che stimolino anche i lavoratori, forse un po’ troppo ripiegate su sé stesse

Giacardi, come sono le relazioni industriali in Autostrade?

Si avverte una mancanza di ossigeno.

Un cattivo rapporto con il sindacato?

No. Abbiamo un tasso di sindacalizzazione altissimo, attorno al 65%, da sempre.  La domanda da porsi è in quali condizioni sia il rapporto tra lavoratori e sindacato, che fatica quando ha delle difficoltà. La partecipazione delle persone dei tempi passati non esiste più: le persone sono come ripiegate su sé stesse, sulle loro cose.  Invece, seguire le cose sindacali è un impegno che chiede tempo e che porta a esporsi.

È sempre stato così?

No, una volta la vita delle persone era equamente divisa tra le diverse esigenze, adesso quelle personali predominano.

E questo si riflette sulle relazioni industriali?

Sì, anche perché non ci sono grandi conquiste da raggiungere, come furono le 38 e poi le 35 ore di lavoro. In Autostrade le persone si sentono tutelate e dispongono di contratti di lavoro “best class” sia per la parte normativa che per quella economica.

Quali sono le tematiche aperte?

Si discute di previdenza complementare (chi è vicino alla pensione sa che ci andrà secondo sistemi non ancora punitivi, chi è ancora giovane a queste cose non ci pensa più di tanto), di organizzazione del lavoro, del rapporto tra prestazione lavorativa e compenso economico.

Il sindacato come reagisce a questa situazione?

Le organizzazioni sindacali del nostro settore appartengono ai trasporti.  Hanno a che fare con il trasporto locale e collettivo, la logistica, i porti, tutte realtà ben diverse dalla nostra. Autostrade sotto questo aspetto è per loro un interlocutore positivo e affidabile.

Il sindacato comunque rappresenta una cosa positiva?

Per me si, è un interlocutore con cui affrontare le conseguenze del cambiamento in atto nella società civile e nelle imprese. I cambiamenti ci sono sempre stati e negli ultimi tempi il rilievo che assume l’applicazione delle nuove tecnologie e dei nuovi robot nel mondo del lavoro rappresenta una sfida su cui tutti ci confronteremo.  

Non è sempre stato così?

Vero, in altre epoche i sindacati hanno accompagnato con le loro proposte e con gli accordi sindacali del caso l’evoluzione dell’organizzazione aziendale con i conseguenti riflessi sul benessere per chi ci lavora.

Dove ci possono portare queste difficoltà?

I tempi attuali impongono di prendere decisioni e di non aspettare che le cose si risolvano da sole. Una società per essere competitiva sul mercato deve rivedere continuamente i propri assetti produttivi, migliorare il prodotto e aumentare la sua efficienza. Autostrade è titolare di una concessione autostradale e l’attenzione agli utenti che pagano un servizio alza ancora di più l’asticella.

Voi di Autostrade come avete cercato di reagire?

Ci siamo mossi su due direttrici. La prima è stata quella di introdurre una più accentuata polivalenza di impiego per le figure operative (circa 700 risorse). In particolare, questi addetti sono stati addestrati ad effettuare attività di manutenzione sulla rete autostradale che prima erano affidate a ditte esterne. I vantaggi per gli addetti sono: accrescere le proprie competenze professionali, eseguire con le proprie capacità interventi ordinari e speciali. Questo ha determinato un ridisegno dell’organizzazione del lavoro di questo comparto, una pianificazione evoluta della gestione del tempo lavoro, un aumento dell’autostima degli addetti, un inserimento di risorse dal mercato esterno nonché la mobilità orizzontale di alcuni esattori (figura dedicata all’incasso manuale del pedaggio) verso questo lavoro.

Con buoni risultati?

Il sindacato ci ha accompagnato in questo percorso. Adesso la nuova sfida è il miglioramento delle performance.

E la seconda dimensione lungo la quale vi siete mossi?

Di recente abbiamo proposto alle organizzazioni sindacali di introdurre job enlargement e job enrichment per gli esattori. L’incasso del pedaggio sulla nostra rete continua a presentare numeri crescenti per la modalità automatica (casse automatiche, carte di credito/debito, telepass) e la nuova tecnologia offrirà altre opzioni per gli utenti, soprattutto i giovani.  Autostrade ha in organico circa 1.600 esattori, dislocati lungo la rete italiana e presenti h24 per tutti i giorni dell’anno. Il progetto è di proporre a queste persone di essere formate e addestrate per svolgere alcune attività di manutenzione e di controllo sugli impianti della propria stazione. L’obiettivo, anche in questo caso è riqualificare il nostro personale, incrementare il know-how, disporre di una polivalenza di impiego qualificata delle risorse, migliorare i tempi di intervento per risolvere le anomalie, aumentare l’autostima degli esattori.

Secondo lei è possibile risolvere o comunque attenuare la gravità dei problemi attuali delle relazioni industriali?

Le relazioni industriali, come le ho detto, sono in carenza di ossigeno. Affrontiamo i temi, cerchiamo di anticipare i problemi e siamo dell’idea che sottoscrivere accordi sia preferibile alla azione unilaterale delle parti. Occorre avere il coraggio di guardare più in là rispetto alla comodità dell’oggi.

Lei cosa pensa che sia più utile per una grande azienda? Il contratto nazionale o quello aziendale?

Autostrade applica il contratto nazionale del settore autostrade e trafori. E’ un testo nato negli anni ’80 ed è composto da numerosi articoli, molti dei quali disciplinano assetti organizzativi e mansioni aziendali. Se dovessimo riscriverlo oggi, in linea con i vigenti accordi confederali, buona parte di questo contratto dovrebbe migrare in quello che si chiama di secondo livello. Abbiamo provato con i sindacati a compiere questa evoluzione, ma fino ad ora senza successo.

Con quali conseguenze?

Di fatto oggi assisto a una duplicazione di discussioni, ricevo piattaforme sindacali di contratto aziendale che contengono molte richieste, generano molte attese e tutto però si infrange con le compatibilità di costo che la società può sostenere. La discussione con il sindacato diventa quindi solo di “trattativa commerciale”. Non funziona più e dobbiamo trovare una nuova modalità.

 Massimo Mascini

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