Circa cento trattative in corso, che coinvolgono quasi 8 milioni di lavoratori. E’ questo lo scenario dei rinnovi contrattuali in Germania, a partire dall’inizio dell’anno. Tra il 2000 e 2006, nel Paese, i salari complessivi medi sono cresciuti solo dell’1,1%, all’insegna di un regime moderato per consentire il recupero di produttività delle aziende e fermare il fenomeno delle delocalizzazioni all’estero. Adesso la ripresa si è consolidata, come conferma la crescita del Pil nel 2007, pari al 2,5%, e l’1,7% previsto per quest’anno. I sindacati chiedono che anche i lavoratori siano partecipi della crescita. Ver.di, l’organizzazione dei servizi, è stata la prima a rivendicare un incremento salariale dell’8% per i 300.000 addetti del comparto, o in alternativa un aumento di 200 euro mensili. Richiesta analoga è arrivata dalla Ig Metall, per i 93.000 lavoratori metalmeccanici, insieme a un incremento di 100 euro per gli apprendisti e una riduzione di orario per impiegati anziani e turnisti. Giudizio fortemente negativo delle imprese, che hanno respinto le piattaforme giudicandole troppo onerose, ma anche rischiose per il mantenimento degli attuali livelli occupazionali. I datori pubblici hanno invece offerto un aumento del 5%, spalmato su due anni e con maggiorazione di orario, più l’erogazione di un premio produttività; ma il sindacato ha già respinto la proposta sottolineando l’andamento positivo delle casse tedesche, soprattutto grazie alle entrate fiscali, che per la prima volta nell’ultimo ventennio ha riportato il bilancio statale in equilibrio. Parecchi sono stati gli scioperi negli ultimi mesi, soprattutto nel trasporto pubblico e servizi sanitari, e i sindacati minacciano di allargare la mobilitazione. Trattative in pieno svolgimento anche per i lavoratori siderurgici, medici, chimici e nel settore alimentare, agricolo e tessile-abbigliamento. (Edn)
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