Il rapporto tra Governo e sindacato è come il rapporto tra impresa e sindacato e c’è una fondamentale regola delle relazioni industriali che il Governo rischia di trascurare. Con il sindacato si fanno accordi che portano a reciproci sacrifici o si gestisce il conflitto, si trova il compromesso tra interessi che sono e rimangono contrastanti o l’uno creca di imporre il proprio diverso punto di vista all’altro. Al di là di questo, non esiste sindacato buono e sindacato cattivo, sindacato benpensante e quello malpensante, o, peggio, il sindacato amico (che in generale la vede come te) e quello nemico (che la vede in modo opposto). Non rispettare questa regola, non distinguere con nettezza i ruoli, può avere delle conseguenze pericolose. Quando la violano i governi di sinistra, sono i datori di lavoro a fremere ed i consensi dell’elettorato a scendere. Quando in una situazione di crisi dell’unità sindacale questa regola la violano i governi di centrodestra iniziano a partire uova e fumogeni. Non si vede né si dice in modo altrettanto chiaro, ma di solito diminuiscono pure le tessere e, con esse, la capacità di governo del sistema economico. L’imminente nomina del nuovo segretario della CGIL è l’occasione per provare a ripartire da zero. Che siano solennemente convocati tutti i sindacati confederali, che in pochi giorni siano chiari i ruoli, le piattaforme per la crescita economica e sociale e le aspettative di tutti. Ciascuno si dovrà poi assumere le proprie responsabilità. Ma che sia ben chiaro per tutti il senso del reciproco sacrificio sotteso ad un eventuale accordo.
Marco Marazza

























