Prosegue – anche se a piccoli passi – la scalata delle donne ai vertici della Corporate America. Secondo una ricerca condotta dall’associazione Catalyst, attiva nel censire il ruolo femminile all’interno delle grandi aziende, dal 1995 ad oggi, il numero delle donne che occupano posti direttivi è passato dal 10,5% al 16% mentre quello degli amministratori delegati da uno a sei.
Sette anni fa, Marion Sandler era l’unica donna a guidare una società, la Golden West Financial, presente nella classifica Fortune 500: oggi – al suo fianco – spiccano Marce Feller (Mirant), Patricia Russo (Lucent Technologies), Anne Mulcahy (Xerox), Andrea Jung (Avon) e Carly Fiorina (Hp). Quest’ultima alla guida di un colosso (nato dalla fusione tra Compaq e Hewlett Packard) da oltre 40 miliardi di dollari in ricavi per il 2002.
Dietro di loro, i consiglieri di amministrazione donne sono passati – sempre rispetto al 1995 – dal 9,5% al 12,4%, le top-manager (dalla carica vice presidente esecutivo in su) dal’1,9% al 7,9%, mentre le posizioni professionali di rilievo – comunque alte già nel 1995 – sono passate dal 48% al 50%.
In un panorama in sostanziale miglioramento per le donne ai vertici delle società, Catalyst ha comunque considerato che – al ritmo attuale – solo tra 39 anni queste riusciranno ad arrivare alla parità con gli incarichi ricoperti dagli uomini.
Per ora, tra le azienda comprese nella lista Fortune 500 solo la società energetica Aquila (alla posizione numero 33) non presenta alcun dirigente donna.
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