Si è concluso il tavolo al Mimit sul processo di cessione di Industria Italiana Autobus, cui erano presenti i rappresentanti dei sindacati, delle Regioni Campania ed Emilia Romagna, di Invitalia, di Leonardo e di Seri Industrial, gruppo che ha presentato un`offerta per l`acquisizione di IIA. “Ci prendiamo 20 giorni prima di assumere la decisione in merito all’indirizzo da dare a Invitalia in merito all’unica proposta che è stata presentata”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso. “In questi venti giorni – ha aggiunto – si può approfondire se esistono altre proposte integrative o alternative rispetto al gruppo Seri”. Dopo i 20 giorni “ci assumeremo la nostra responsabilità per salvare e rilanciare questo importante asset strategico del nostro paese per evitarne la liquidazione”.
Nell’operazione Industria Italiana Autobus (IIA) il governo ha inserito due clausole sia nel caso l`accordo si realizzi con il gruppo Seri che con un altro gruppo industriale. “In ogni caso resterebbero” ha precisato Urso. “Invitalia resta con una quota di minoranza, con una sorta di golden share che gli permetterebbe di assumere la maggioranza dell`impresa nel caso in cui i soci industriali privati non raggiungessero nelle tempistiche e nelle modalità programmate il rilancio produttivo dell`impresa”. La seconda clausola “è che ci sia la possibilità eventualmente di assegnare l`area industriale non utilizzata da IIA ad altri eventuali investitori per svolgere un`altra attività comunque nell`ambito della mobilità elettrica. Con queste due clausole, che sono due forme di garanzia sia per la continuità produttiva che per la possibilità che nella stessa si possa insediare un altro investitore industriale dello stesso settore della mobilità elettrica, pensiamo che tra 20 giorni si possa assumere una decisione responsabile, trasparente e spero condivisa”.
Una decisione condivisa anche dai sindacati. “Come sindacato – scrivono in una nota unitaria Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Fismic e UglM – abbiamo difatti manifestato la nostra opposizione a piani di sostanziale disimpegno da parte del Governo, che paradossalmente sancirebbero uno sperpero delle ingentissime risorse pubbliche fino ad oggi profuse. Anche Leonardo e Invitalia devono assumersi la responsabilità data dal fatto che in questi anni avrebbero dovuto imprimere una svolta positiva a IIA. E non possono oggi scaricare responsabilità su altri”.
“Più in particolare – proseguono -, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ci aveva comunicato l’intenzione di cedere Industria Italiana Autobus al gruppo Seri. L’unica garanzia offerta sarebbe la conservazione di una partecipazione simbolica da parte di Invitalia, corroborata da alcuni diritti societari, fra cui quello di cedere a un soggetto terzo da individuare le quote di Seri, nel caso in cui quest’ultima non fosse in grado in futuro di realizzare il piano industriale. Il piano del gruppo Seri prevederebbe di concentrare lo stabilimento di Bologna sulle attività di ricerca e sviluppo e lo stabilimento di Flumeri sulla produzione, un investimento con risorse proprie pari a 50 milioni di euro, nonché una focalizzazione sull’elettrico”. Tuttavia restano dubbi sulle implicazioni occupazionali e sulla mancanza di esperienza di Seri nel comparto degli autobus, in particolare “alcune pregresse esperienze con esito infausto proprio sul territorio di Avellino”.
“A detta dello stesso Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in Industria Italiana Autobus sono stati versati a vario titolo nel corso del tempo oltre 200 milioni di euro, ma ciò non è bastato a scongiurare uno stato di profonda crisi. A mancare evidentemente sono stati non già i soldi, bensì le idee e la governance. L’unico modo per non sancire lo sperpero delle cospicue risorse pubbliche impiegate e per rispettare le lotte dei lavoratori è provare davvero a rilanciare Industria Italiana Autobus”, concludono Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Fismic e UglM.
e.m.






















