Molta occupazione, salari bassi. Non è la prima cosa che verrebbe in mente, pensando alla struttura delle retribuzioni in Germania, ma questo, a confronto con la situazione in Francia e in Italia, è quanto dicono le statistiche europee. Naturalmente, il dato è relativo: ci sono molti lavoratori tedeschi che guadagnano poco rispetto agli altri lavoratori tedeschi, ma quel poco è comunque superiore alle buste paga di italiani e francesi. Il parametro che Eurostat prende a riferimento non è il salario medio, ma quello mediano, cioè quello che divide esattamente a metà l’universo delle buste paga: metà sono superiori e metà sono inferiori. Nel 2010 (ultimo dato disponibile) la paga mediana, in Germania, era di 15,4 euro l’ora, contro 13,7 euro in Francia, 11,9 euro in Italia. In termini di politica salariale, tuttavia, è il confronto all’interno delle buste paga nazionali quello che conta. Questo confronto mostra, ad esempio, che il titolo di studio paga, in Germania, più che in Italia e, in Italia, più che in Francia, il paese dove la struttura salariale appare più egualitaria e compressa. Per chi si è fermato alla media inferiore, la paga (mediana) è più o meno la stessa in Germania e in Italia: circa 10 euro l’ora (11,4 euro in Francia). Ma, mentre i diplomati italiani e francesi si fermano a 12,6-12,7 euro, quelli tedeschi arrivano a 15,1. La vera impennata, comunque, arriva dopo. Rispetto al diplomato, il salario del laureato tedesco aumenta del 66 per cento, a 25 euro, mentre quello italiano cresce solo del 50 per cento, a 19,5 euro (17,6 euro per il laureato francese). A zavorrare la statistica c’è, forse, l’inarrestabile ascesa italiana dei “titoli inutili”: l’Istat ha appena rivelato che, in Italia, un diplomato o un laureato su cinque svolge un lavoro assai inferiore alla sua qualifica. Nel 2004, la quota dei lavoratori “sovraistruiti” era del 15 per cento, ora è arrivata al 21 per cento.
La sorpresa arriva però all’altro capo delle tabelle. Fra i salari bassi. Eurostat definisce bassi i salari pari o inferiori ai due terzi del salario mediano (dunque, grosso modo 10 euro l’ora in Germania, 8 in Italia). Questi salari bassi sono il 12, 4 per cento del totale in Italia, nelle aziende con più di 10 dipendenti, il doppio della quota francese. Ma molto meno di quanto accada in Germania, dove i bassi salari sono oltre il 22 per cento, più di un quinto del totale. E’ possibile che, in Italia, una quota importante di bassi salari resti nascosta nelle microaziende al di sotto dei 10 dipendenti, così comuni nel nostro tessuto industriale. Ma il dato tedesco è significativo anche da solo.
Non è il risultato di un mercato del lavoro più flessibile. In Italia, oltre un quarto dei lavoratori con un contratto a tempo determinato rientra fra i bassi salari, mentre in Germania questa percentuale sale al 38 per cento. Ma, fra i lavoratori a tempo indeterminato, i bassi salari in Italia sono l’11 per cento, in Germania quasi il 21 per cento. Non è neanche un problema di settore. Nell’industria manifatturiera italiana, i bassi salari sono appena meno del 10 per cento. Nella possente industria manifatturiera tedesca, in prima fila nel mondo, sono il 13,60 per cento.
Più che l’industria, comunque, sono i servizi il settore decisivo in questa struttura retributiva. I bassi salari, qui, sono la regola. Nei servizi amministrativi e di supporto, quasi la metà dei lavoratori italiani ricade nella categoria dei bassi salari. In Germania siamo ai due terzi. E lo stesso vale per i giovani. Quasi il 40 per cento dei lavoratori sotto i 30 anni, in Germania, guadagna meno di 10 euro l’ora, mentre in Italia i giovani che guadagnano meno di 8 euro (l’equivalente dei due terzi del salario mediano nazionale) sono il 25 per cento. Dato che stiamo parlando di aziende con più di 10 dipendenti, difficili da nascondere, è improbabile che la differenza sia tutta da attribuire all’incidenza del lavoro nero che, in Italia, certifica l’Istat, vale oggi un posto di lavoro ogni dieci. Piuttosto, l’impressione è di un mercato del lavoro che offre più opportunità, ma a salari (comparativamente) inferiori a quelli che, per le stesse mansioni, vengono pagati in Italia.
Maurizio Ricci






















