L’Unione europea ha il dovere morale di accogliere chi fugge dalla guerra e dalle persecuzioni ed “è’ il momento di passare all’azione per gestire la crisi dei rifugiati”.
Jean-Claude Juncker ha incentrato sull’emergenza migranti il suo primo discorso sullo “stato dell’Unione europea” – una Ue che su questo fronte “non versa in buone condizioni” – e ha spronato tutti a fare la loro parte, in fretta. Il presidente della Commissione europea ha usato toni forti e concretamente ha chiesto di approvare la proposta dell’esecutivo europeo “per la ripartizione di questi 160.000 rifugiati durante il Consiglio Ue Affari interni” del 14 settembre. Spero che questa volta tutti facciano la propria parte, e che non ci siano solo parole e retorica, abbiamo bisogno di fatti”, ha insistito, in un evidente messaggio ai Paesi che puntano i piedi rispetto ad impegni e quote vincolanti.
“Il sistema Schengen“, che garantisce la libera circolazione dei cittadini in gran parte dell’Ue, “non verrà abolito sotto questa Commissione”, ha quindi annunciato il presidente della Commissione.
“E’ il momento di passare all’azione per gestire la crisi dei rifugiati”, ha sottolineato il presidente della Commissione, dopo aver ricordato che l’Europa ha conosciuto molte ondate di profughi da un paese all’altro del Continente, negli ultimi decenni e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale.
“Non si può chiudere gli occhi davanti alle persone bisognose di aiuto… L’Europa è il panettiere di Kos che regala panini ai rifugiati che arrivano, sono gli studenti che offrono aiuto ai rifugiati che arrivano nelle stazioni tedesche, e le persone che alla stazione di Monaco hanno accolto con applausi i rifugiati”, ha affermato Jean-Claude Juncker. “L’Europa in cui voglio vivere è quella incarnata da queste persone; l’Europa in cui non vorrei mai vivere è quella delle persone che rifiutano di aiutare i rifugiati”.



























