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La battaglia di Roma

Marco Cianca
Marco Cianca
Ottobre13/ 2021

“Adesso non si può neanche fischiare Donnarumma.! Ma allora che va a fare un tifoso allo stadio?”. Il corpulento ultrà respinge ogni monito moralista e non vuole neanche sentir parlare di linguaggio e comportamenti corretti. Pretende di vivere in una terra di nessuno, dove tutto è lecito. L’ex portiere del Milan va contestato perché è un traditore della patria che per soldi ha scelto di andare all’estero. Lo stesso vale per Simone Inzaghi, passato dalla Lazio all’Inter. Non si fanno sconti. E anche i cori razzisti rivolti ai calciatori di colore non vanno criminalizzati perché fanno parte del gioco.

Una mentalità a parte, che investe anche le considerazioni sociali e politiche. Gli ebrei sono comunque quelli che hanno i soldi. Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica, sembra uno scemo che guarda dal balcone il volo degli uccelli. “Beato lui che se lo può permettere”.  Greta Thunberg è “una mezza handicappata”. Non parliamo dei vaccini e del green pass, strumenti di indebita coercizione e di occhiuto controllo. L’assalto alla Cgil? Va bene, la violenza andrebbe condannata ma “quando ce vo’, ce vo’ ”. E poi il sindacato, quello che negli anni Settanta veniva chiamato con disprezzo la Triplice, difende solo i garantiti, cioè gli occupati e i pensionati, emarginando e penalizzando chi il guadagno se lo deve conquistare giorno per giorno alzando la saracinesca del proprio locale. Ma erano squadristi, fascisti. “E allora le foibe?”. “Perché non si vuole intitolare una strada a Giorgio Almirante e si tollera invece viale Togliatti?”.

Al di là delle condanne formali, andando in giro per Roma, entrando nei bar, cogliendo al volo brani di sfrontate conversazioni, facendo domande, si coglie un humus inquietante. Gente che non va a votare e se lo fa sceglie Enrico Michetti. È un mondo di destra, culturalmente ancor prima che in senso partitico. È il mondo che ascolta RadioRadio, l’emittente alla quale collaborava lo stesso candidato di Meloni e Salvini. Un mondo nel quale affermare che si parla tanto dell’olocausto solo perché gli ebrei hanno le banche e il potere, infausta frase della quale l’aspirante sindaco si è ora scusato, ha la forza di una radicata convinzione.

Siamo di fronte ad una degenerazione mefitica di quella particolare avversione, tutta romana, per le versioni ufficiali. Avversione che si potrebbe far risalire, se non si rischiasse di nobilitare posizioni così riprovevoli, all’antica sfiducia nei confronti della corte pontificia e del Papa Re alla quale dava voce Pasquino. Un cinismo connaturato ai cittadini dell’Urbe, abituati a vederne di tutti i colori. Un modo di stare al mondo che è passato indenne attraverso il Risorgimento, lo Stato unitario, il Ventennio, la nascita della Repubblica.

Il cosiddetto generone romano, scettico, caustico, indifferente ed egoista. La battuta volgare e sessista accomuna i frequentatori degli esclusivi circoli sportivi ai giovani pieni di tatuaggi delle palestre di periferia. Industrie che si contano sulle dita di una mano, edilizia senza scrupoli, un ceto medio impiegatizio, una classe professionale zeppa di avvocati, un popolino minuto che passa dall’una all’altra parte a seconda delle convenienze

Si vive e sopravvive tra spintarelle, favoritismi, clientele, piccola e grande corruzione. Il cosiddetto traffico di influenze, qui, con l’amico dell’amico, è una costante quotidiana. Etica poca, supponenza tanta, pretese senza limiti. Un bacino elettorale per la peggiore Democrazia Cristiana, una sicurezza per il Msi che poggiava sul diffuso nostalgismo, una palude di qualunquismo e opportunismo. Terreno ideale per i tribuni di turno.

Anche l’antisemitismo, figlio del più retrivo clericalismo, è un male endemico. Il dialogo tra il marchese del Grillo-Alberto Sordi e il falegname Aronne Piperno, fa ridere ma ha una drammatica attualità. Proprio a RadioRadio hanno di recente rimarcato che sì, va detto, Gesù è stato “ammazzato” dagli ebrei. E allora perché stupirsi delle uscite di Michetti?

Dall’altra parte, chiede fiducia Roberto Gualtieri. Preparato, mite, bonario. La caricatura che ne fa Crozza esaspera la sua estraniata ritrosità. Le doti personali cercano di fugare il ricordo degli errori ed orrori del Pd romano, quelli che nel 2016 hanno reso inevitabile il trionfo di Virginia Raggi. Se eletto, dovrebbe rileggersi il rapporto sul partito stilato da Fabrizio Barca dopo lo scandalo di mafia capitale. Comportamenti feudali, il potere per il potere. Anche la vergognosa gogna alla quale i suoi stessi compagni sottoposero Ignazio Marino, resta difficile da dimenticare. È vero che le battaglie del Pci per portare acqua e luce nelle borgate sono ormai una leggenda come Romolo e Remo, ma speriamo che abbia la forza di affrancarsi dai vari capi-bastone che ora si nascondono dietro di lui.

Michetti, se sconfitto, come ci permettiamo di auspicare, ha già pronto l’alibi.  Colpa dei poteri forti, delle banche, dei comunisti, degli ebrei, della massoneria, perfino dell’Europa. È tutto un complotto. Il tormentone non finisce mai.

Marco Cianca