L’assemblea del Cnel ha approvato il rapporto “Riconversione e diversificazione industriale della filiera automotive: opportunità, vincoli e politiche pubbliche“. Uno studio utile sia a stimolare il dibattito pubblico che a indirizzare le scelte di politica industriale dei prossimi anni, considerando che la crisi della filiera automotive europea e italiana non è riconducibile a fattori contingenti, ma rispecchia una trasformazione strutturale di lungo periodo. In particolare, secondo lo studio, la crisi è determinata dalla convergenza di tre grandi forze di cambiamento: la transizione verso la propulsione elettrica, la digitalizzazione dei sistemi veicolari e la ridefinizione degli assetti competitivi globali, con l’emergere di nuovi attori industriali capaci di sfidare posizioni consolidate in tempi storicamente brevi.
“L’analisi condotta – si legge nel rapporto – evidenzia come la crisi della filiera automotive non possa essere interpretata esclusivamente come un fenomeno congiunturale, ma rappresenti l’espressione di una trasformazione strutturale dell’industria della mobilità. In questo contesto, la riconversione verso settori adiacenti ad alta intensità tecnologica emerge come una possibile traiettoria di adattamento.”
In particolare, il rapporto restituisce un quadro complesso: le opportunità di riconversione verso i settori della difesa, del dual use e dell’aerospazio esistono e sono misurabili, ma hanno natura intrinsecamente selettiva, richiedono tempi lunghi e condizioni abilitanti che il solo mercato non è in grado di generare e, soprattutto, non possono essere confuse con politiche di compensazione occupazionale tra settori, ipotesi che i dati smentiscono con chiarezza.
“Le evidenze tecnico-scientifiche – spiega il rapporto – indicano che esistono significative aree di prossimità tra la filiera automotive e i settori della difesa, del dual use e, in misura più selettiva, dell’aerospazio. Tuttavia, tali opportunità non si traducono automaticamente in processi di riconversione diffusi, né è possibile ipotizzare compensazioni occupazionali tra le due filiere, del tutto irrealistici in termini di proporzioni. Le risultanze delle audizioni mostrano infatti come i processi di diversificazione siano già in atto, ma in forma selettiva e incrementale. La riconversione e diversificazione industriale della filiera automotive riguarda specifici segmenti della filiera e specifiche tipologie di imprese, e richiede tempi lunghi, investimenti rilevanti e condizioni abilitanti adeguate.”
Come evidenziato dai relatori, i consiglieri del Cnel, Aldo Ferrara e Paolo Pirani, la sfida per le istituzioni è quella di promuovere, con il coinvolgimento delle parti sociali, politiche pubbliche in grado di agire efficacemente secondo un approccio multidimensionale che consideri adeguatamente il peso di tutte le variabili, industriali, finanziarie, formative e regolatorie, che rappresentano altrettante condizioni abilitanti per una trasformazione della filiera automotive che tenga insieme competitività, occupazione, innovazione e coesione sociale.
Per il Cnel, un elemento centrale riguarda la natura ecosistemica di questi processi. Le opportunità di diversificazione “dipendono dalla struttura dei sistemi produttivi locali, dalla qualità delle relazioni tra attori e dalla capacità di attivare iniziative coordinate”. In questo contesto, il ruolo delle politiche pubbliche e di relazioni sindacali avanzate “risulta determinante”. Per il Cnel, non si tratta solo di sostenere gli investimenti, “ma di creare un contesto favorevole alla trasformazione industriale, intervenendo sulle principali criticità: accesso alla finanza, scala dimensionale, competenze, barriere regolatorie e struttura della domanda”.
In conclusione, la riconversione della filiera automotive non può essere considerata una soluzione generalizzata, “ma rappresenta una traiettoria selettiva e articolata – spiega il rapporto – che richiede un approccio strategico e coordinato. La sfida per le politiche pubbliche consiste nel favorire questo processo, valorizzando le competenze esistenti e creando le condizioni per lo sviluppo di nuove filiere industriali ad alto valore aggiunto”.
Emanuele Ghiani

























