La Fiom dell’Emilia Romagna ha protestato oggi a Bologna con un giorno d’anticipo sullo sciopero nazionale. Sul palco sono saliti prima Maurizio Landini poi Susanna Camusso. Cori e applausi al segretario della Fiom, che attacca il governo e l’ad Sergio Marchionne, qualche fischio all’indirizzo dell’omologa della Cgil, che non parla di sciopero generale. “Il contratto nazionale – ha detto Landini – è uno strumento “insostituibile”. “L’idea di Federmeccanica – ha spiegato – è che ogni singola impresa può scegliere se applicare contratto nazionale o quello aziendale: lo diciamo con chiarezza, il contratto nazionale è la “differenza tra un sindacato corporativo e uno confederale”.
“Per noi i diritti non si possono mettere in discussione – ha aggiunto – indipendentemente dall’azienda in cui lavorano, che sia la Fiat o un’azienda con due dipendenti. Non vogliamo un sindacare corporativo, loro vogliono portare in Italia il modello del sindacato americano”.
Guardando alla Cina, ha detto ancora Landini, “noi siamo con le lavoratrici e i lavoratori che chiedono nuovi diritti, non con il governo come fanno Confindustria e Federmeccanica”. Per questo la Fiom “pensa anche al contratto europeo e all’estensione dei diritti generali”. Domani per lo sciopero nelle altre regioni italiane “ci saranno delegazioni anche dei sindacati francesi, tedeschi, sudamericani: dobbiamo affrontare il problema della solidarietà e dell’estensione dei diritti, è una lotta che riguarda tutti”.
“A febbraio – ha aggiunto Landini – Marchionne faccia un altro sogno e riapra le trattative, noi quegli accordi li contrasteremo con tutte le iniziative che possiamo mettere in campo, giuridiche, sindacali e contrattuali”. Devono saperlo anche le imprese, non ci fermeremo, andremo avanti fabbrica per fabbrica, perché la partita è aperta. Tutta la Cgil metta in campo lo sciopero generale”. Infine un accenno alla riforma dell’università: “Gli studenti sono con noi, pensano che sia una riforma di classe: i figli degli operai e dei lavoratori dipendenti non avranno più le stesse possibilità di andare a scuola e di studiare”. È stata poi la volta di Susanna Camusso, che rivolgendosi al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, ha detto ”ma lui pensa davvero che gli investimenti in questo paese vengono o non vengono in base al voto dei lavoratori? Oppure, piuttosto, in base all’immagine che dà il presidente del Consiglio, di cui ci vergognamo?”. Ma oltre a cori a sostegno ci sono stati anche dei fischi, perché il segretario non parla di sciopero generale. “Non più di una trentina”, secondo il suo staff, i contestatori.
A fine manifestazione il presidente del comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi, ha poi duramente attaccato nel suo blog, la Camusso per le mancate parole sullo sciopero generale.
(FRN)


























