Il “no” nettissimo del popolo greco al referendum di ieri riaprirà ora il negoziato di Atene con i suoi creditori dell’Eurozona e dell’Fmi, o lo renderà ancora più difficile? La girandola di incontri, teleconferenze e riunioni straordinarie che sono stati organizzati per i prossimi due giorni dai leader delle istituzioni Ue e degli Stati membri mostra, se non altro, un forte interesse a riaprire il negoziato, mascherato da frasi di circostanza, “prendere nota del risultato”, “fare il punto della situazione”, che non facciano risaltare troppo la contraddizione con i proclami della vigilia del voto: “Una vittoria del ‘no’ renderebbe drammaticamente più difficile il negoziato”, aveva detto il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, mentre da molte parti si era minacciata, come conseguenza del gran rifiuto greco, un’uscita inevitabile di Atene dall’Eurozona e dall’Ue.
Poprio Juncker oggi sta consultando, in teleconferenza, i leader delle istituzioni Ue (i presidenti del Consiglio europeo e dell’Eurosummit, Donald Tusk, dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, della Bce Mario Draghi, del Parlamento europeo Martin Schulz), ed è in contatto telefonico con i leader degli Stati membri; oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel vola a Parigi per incontrare il presidente francese François Hollande, che nelle ultime ore, insieme ai suoi ministri, è stato il più convinto difensore della riapertura delle trattative con Atene.
“La stabilità finanziaria nell’area euro non è messa in discussione dal voto contrario del referendum in Grecia sul piano di aiuti europeo”, ha invece affermato il vicepresidente della Commissione, Vladis Dombrovskis, durante una conferenza stampa a Bruxelles, aggiungendo: “Abbiamo tutti gli strumenti per garantire la stabilità finanziaria dell’area euro e le autorità sono pronte e usare tutti gli strumenti per prevenire la diffusione di instabilità. Siamo in grado e vogliamo difendere la stabilità”.
E per domani sono stati convocati l’Eurosummit e l’Eurogruppo, mentre la Bce deve decidere se aumentare la liquidità d’emergenza per le banche (Ela). Il premier greco, infatti, ha già avuto una conversazione telefonica -tra le tante di oggi- con Mario Draghi, presidente di quello che al momento rappresenta l’unico canale di approvvigionamento di liquidità per il sistema ellenico.
Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, ha dichiarato che il fondo è “pronto ad assistere la Grecia se richiesto”. Stando a Lagarde, l’Fmi sta “monitorando da vicino la situazione” nella nazione ellenica “e prende nota” dell’esito del referendum che si è svolto ieri.
Tsipras tornerà al tavolo del negoziato con la richiesta che finora non era stata neanche presa in considerazione dai suoi interlocutori, a parte l’Fmi, che sarebbe favorevole: rendere il debito pubblico greco davvero sostenibile, ristrutturandolo.
Come? Trasferendo all’Esm (il Fondo salva-Stati permanente dell’Eurozona) tutti i titoli di Stato greci detenuti oggi dalla Bce (27 miliardi di euro), e allungandone le scadenze dei pagamenti. Se questa proposta sarà accettata, almeno come base di discussione, Tsipras potrà accettare con poche correzioni il programma che la ex troika aveva proposto il 25 giugno e che il popolo greco ha sonoramente bocciato al referendum di ieri. Nel frattempo, l’Eurozona dovrebbe continuare a prestare ad Atene quanto servirà a coprire i pagamenti dovuti ai creditori (soprattutto all’Fmi) nei prossimi due anni. Dopo, si spera, non ce ne sarà più bisgono, perché la Grecia tornerà a crescere e torneranno gli investimenti, in un paese non più votato alla bancarotta. L’accordo dovrebbe essere raggiunto entro il 20 luglio, quando Atene ha un altro grosso pagamento in scadenza.
Non sarà facile da percorrere – soprattutto per i tanti che avevano predetto la rovina della Grecia e la sua uscita dall’Europa se avesse vinto il “no” – ma questa è la strada che si può percorrere oggi per risolvere questa crisi interminabile, e per evitare una crisi molto più devastante, uno scontro prolungato fra l’Ue e uno dei suoi paesi membri, e probabilmente l’implosione dell’euro. Nessuno ha interesse allo scenario peggiore: se resteranno intransigenti sulla ristrutturazione del debito, i creditori rischiano di perdere tutto, di fronte a una Grecia che non avrà più molto da perdere.

























