Via libera dell’aula della Camera al decreto recante misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile, dopo che ieri il governo ha incassato la fiducia sul testo. I voti a favore sono stati 143, i contrari 105 e tre le astensioni.
Il provvedimento diventa legge.
“Il decreto sicurezza è da oggi legge dello Stato”, afferma la ministra marina Elvira Calderone, con l’obiettivo di “rendere il lavoro sicuro e di qualità. In altre parole, mettere in sicurezza il futuro. Il via libera finale è un traguardo importante, possibile grazie a un lavoro condiviso con tutte le parti sociali. Il confronto con tutte le parti resta aperto, per proseguire la nostra azione a favore di un sistema efficiente di prevenzione e promozione della salute e della sicurezza sul lavoro”.
Nel decreto sicurezza, convertito in legge, sono contenuti nuovi strumenti per la riduzione del rischio infortunistico e la promozione della cultura della sicurezza: dal sistema premiale per le aziende virtuose al badge di cantiere per i settori più a rischio, da un rafforzamento dell’attenzione su appalti e sub-appalti all’assunzione di altre 400 persone tra ispettori e Carabinieri del Comando per la Tutela del lavoro, nonché tante e diversificate risorse sulla formazione e la previsione di un sistema di tracciamento e valutazione dei mancati infortuni.
Molteplici – si legge in una nota diffusa dal Ministero del Lavoro – le disposizioni a favore dei giovani. Oltre all’estensione della tutela Inail per gli studenti nei percorsi scuola-lavoro anche durante il tragitto verso le aziende e la loro esclusione dalle attività più a rischio, è stato previsto un sostegno al percorso di studio degli orfani di vittime di vittime sul lavoro attraverso borse di studio che vanno dalla scuola primaria alla formazione universitaria. Il testo approvato dal Parlamento si è arricchito inoltre di nuove regole per le politiche attive delle persone con disabilità, finalizzate al loro inserimento lavorativo.
Critica la Cgil, che nelle parole della segretaria confederale, Francesca Re David, sostiene che il ddl peggiori ulteriormente il testo presentato dal ministero del Lavoro alle parti sociali, “che già non rispondeva né a misure di urgenza né, tantomeno, a un cambiamento delle condizioni che producono infortuni e morti”. In generale, per la dirigente sindacale “le risorse promesse dalla Presidente del Consiglio a maggio non ci sono: vengono semplicemente utilizzati gli stanziamenti già previsti dall’Inail, rimodulati dal governo, in grandissima parte a favore delle imprese”.
“Nulla di nuovo”, dunque, per lavoratrici e lavoratori, e anzi misure peggiorative: la cancellazione la previsione di allargare le prestazioni per malattie professionali e infortuni, ferme da 25 anni; il blocco dell’estensione dei diritti per i superstiti alle coppie di fatto e ai conviventi con figli – “una scelta tutta ideologica, ancor più insopportabile di fronte a una tragedia” -; la rimozione dell’obbligo, nel settore turistico-alberghiero-ristorazione, alla formazione sulla salute e sicurezza al momento dell’assunzione, dilatandolo a trenta giorni, “con il risultato di escludere i lavoratori precari e, comunque, quelli nella fase più delicata di avvio al lavoro”.
“Questi – conclude Re David – sono solo alcuni dei peggioramenti su cui la maggioranza di Governo si è esercitata. Non si possono più ascoltare dichiarazioni di cordoglio quando si è scelto, ancora una volta, di fare risparmi di cassa e ‘semplificazione’ sulla pelle di chi lavora. La salute e la sicurezza sul lavoro sono per il Governo solo un costo”.
Per la Cisl, invece, con il dl “si compiono importanti passi avanti nel rafforzamento delle tutele per i lavoratori nella promozione della salute e nel potenziamento del sistema dei controlli e della prevenzione. Il provvedimento – afferma il segretario confederale Mattia Pirulli – introduce elementi significativi sul fronte della formazione, della vigilanza e della responsabilità delle imprese, in particolare negli appalti e nei subappalti – dice – importante l’introduzione del badge elettronico a partire dai cantieri edili, un segnale positivo che va nella direzione da tempo indicata dalla Cisl”.
Disappunto, tuttavia, per la deroga sulla formazione per alcuni settori a rischio introdotta nel percorso di conversione. “Ora il vero banco di prova sarà l’attuazione concreta di quanto previsto dalla norma. È indispensabile dare piena e serrata continuità al confronto con le parti sociali per tradurre gli impegni legislativi in misure efficaci, operative e realmente capaci di incidere sulla qualità e sulla sicurezza del lavoro”, conclude Pirulli.
























