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Home - Approfondimenti - La nota - Trasporti, mancano 200 miliardi per gli investimenti fino al 2040. Destro (Confindustria): “la logistica entri nella politica industriale del paese”

Trasporti, mancano 200 miliardi per gli investimenti fino al 2040. Destro (Confindustria): “la logistica entri nella politica industriale del paese”

di Tommaso Nutarelli
19 Giugno 2026
in La nota
Trasporti, mancano 200 miliardi per gli investimenti fino al 2040. Destro (Confindustria): “la logistica entri nella politica industriale del paese”

Da qui al 2040 gli investimenti necessari per il mantenimento e l’implementazione di strade, ferrovie, porti e aeroporti toccherà i 550 miliardi di euro per il nostro paese, rispetto ai 340 del periodo 2010-2025. A dirlo lo studio McKinsey & Company presentato durante gli Stati generali dei trasporti e della logistica organizzati da Confindustria. Questi investimenti, che rappresentano circa il 30-35% del totale, potrebbero toccare una forbice compresa 1.500 e 2.000 miliardi di euro se si considerano anche la transizione energetica, la digitalizzazione, lo sviluppo dei data center, il rafforzamento della difesa e delle infrastrutture dual use.

Un tema centrale è rappresentato dalla copertura di tali investimenti. Se negli ultimi anni il contributo pubblico ha svolto un ruolo centrale, anche grazie al Pnrr, mantenendo invariato il sostegno dello stato e quello di gestori e concessionari, emergerebbe un gap superiore ai 200 miliardi di euro. Per coprire questo fabbisogno, spiega la ricerca, sarà necessario agire su quattro leve principali: distinguere in modo più chiaro le infrastrutture strategiche da quelle che possono attrarre capitale privato; aumentare la produttività attraverso l’innovazione tecnologica; sviluppare nuovi modelli di collaborazione pubblico-privato; ampliare la platea degli investitori.

Infatti non tutte le infrastrutture richiedono lo stesso modello di proprietà e finanziamento. Per lo studio solo il 5-10% di queste ricoprono un ruolo strategico e non possono uscire dal perimetro della governance pubblica. C’è poi un segmento, quantificabile in 30-35%, che richiedono una maggioranza del pubblico ma possono contemplare un’apertura ai privati, e una parte, tra il 55 e il 60%, dove il privato può assumere un ruolo operativo e finanziario, con il pubblico che mantiene funzioni di indirizzo e regolazione.

Allargando lo sguardo l’indagine analizza lo sviluppo della rete dei trasporti in Europa e non solo negli ultimi 25 anni. Le evidenze raccontano di una costante pressione sulle infrastrutture. Al livello europeo i passeggeri degli aerei sono pressoché raddoppiati, da 575 milioni a oltre un miliardo, quelli su rotaia sono cresciuti di 1,5 volte, da 312 miliardi di passeggeri-km a 458 miliardi di passeggeri-km, quelli su auto di 1,3 volte, da 3.662 miliardi di passeggeri-km a 4.598 miliardi di passeggeri-km.

Accanto a questo incremento, tuttavia, lo stock delle infrastrutture è rimasto sostanzialmente invariato, causando una pressione su tutto il sistema. Solo i porti hanno visto una crescita di rilievo, passando da 57 km di banchine del 2000 ai 98 km del 2025, e la rete stradale, da 2.882 chilometri a 3.570 chilometri. Le ferrovie, invece, hanno registrato una leggera contrazione, da 337mila chilometri di strada ferrata del 2000 ai 332 del 2025, mentre il numero degli aeroporti si è innalzato lievemente, da 206 a 211.

Nel raffronto con la Cina il dato più significativo che emerge non è tanto che Pechino ha superato in ogni stock, tranne che per il numero degli aerei, il Vecchio Continente, quanto il fatto che venticinque anni fa il Dragone partiva praticamente da zero. Restando sempre sulla flotta degli aeromobili, l’Europa può contare su 6mila 200 mezzi rispetto ai 4mila e 600 della Cina, ma la prima partiva da una base di oltre 4mila aerei nel 2000 mentre la seconda su 500. Per i treni ad alta velocità il salto è ancora più notevole: 25 anni la Cina non ne aveva neanche uno mentre l’Europa 600. Oggi sono 1.800 per la seconda e 5mila per la prima. Nel 2000 circolavano 16 milioni di auto in Cina e 183 in Europa, venticinque anni dopo i numeri parlano di 366 milioni in Cina e 264 in Europa.

Guardando al futuro, nei prossimi 15 anni l’Europa investirà nelle infrastrutture 10mila miliardi di euro il 33% dei quali sarà assorbito dai trasporti. A incidere non solo le esigenze di manutenzione, ma anche la transizione energetica, la difesa, l’innovazione tecnologie e la crescente presenza dell’intelligenza artificiale.

L’evento ha poi visto la partecipazione delle principali aziende e realtà dei trasporti e della logistica del paese, che non solo hanno descritto lo stato dell’arte della filiera ma hanno anche avanzato delle linee di indirizzo per il futuro del comparto. Il punto centrale emerso è che, al di là delle varie differenze di ogni segmento, l’intera rete deve essere vista come un sistema integrato, nel quale l’intermodalità e l’interoperabilità devo diventare termini del quotidiano. Ma la logistica oggi non è solo asfalto, ferro o mare, ma anche reti di connessione, direttrici lungo le quali si muovono i beni energetici o snodi geografici cruciali, che se chiusi possono danneggiare l’intera economia mondiale come, come con il blocco dello stretto di Hormuz.

La missione principale sia quella “di integrare ferro, gomma, lunga percorrenza, regionale e Tpl in un sistema unico, superando l’attuale frammentazione” ha detto l’ad della società dedicata al trasporto passeggeri di FS Gianpiero Strisciuglio”. Al centro del sistema, secondo Strisciuglio, vi è proprio la mobilità ferroviaria, che “nel 2025 ha avuto un impatto in termini di valore sul sistema Paese di 24 miliardi di euro”. Aldo Isi, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana ha sottolineato come il Pnrr abbia affidato “oltre 20 miliardi di euro per lo sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria. Abbiamo 1300 cantieri operativi tutti i giorni”.

Per quanto riguarda la rete stradale, l’ad di Anas Claudio Andrea Gemme ha sottolineato come “l’Italia può diventare il crocevia logistico d’Europa” anche grazie ai “43,2 miliardi di euro che Anas investirà in dieci anni per le infrastrutture”. Come specificato da Gemme, infatti, il Piano Industriale 2026-2035 prevede “27,6 miliardi destinati a nuove opere, di cui 10 miliardi specificamente sulla Rete TEN-T — e 15,6 miliardi per la manutenzione programmata”. Arrigo Giana, amministratore delegato del Gruppo Autostrade per l’Italia, ha ricordato come l’80-90% di merci e passeggeri viaggi ancora su gomma. Ma per Giana la centralità della rete autostradale emerge anche da altri numeri: quasi l’80% degli addetti del settore manifatturiero opera in aziende situate a meno di 20 chilometri da un casello, mentre circa il 47% degli italiani, pari a 28 milioni di persone, vive entro 10 chilometri da uno svincolo autostradale.

Sul versante della logistica Lorenzo Barbo, Amministratore Delegato di Amazon Italia Logistica, ha spiegato “l’export delle Pmi che vendono su Amazon si attesta oltre il miliardo di euro. Il 45% di queste imprese opera in aree rurali o a bassa densità di popolazione, e solo nel 2024 ha totalizzato oltre 500 milioni di euro in vendite all’estero”. Alzando lo sguardo verso il cielo, Marco Troncono, ad di Aeroporti di Roma, ha parlato di un interesse strategico nazionale “il piano di sviluppo dell’aeroporto di Fiumicino. Per quanto concerne l’economia del mare ” vale oltre 200 miliardi di euro, più dell’11% del Pil, e occupa direttamente più di un milione di persone, che diventano oltre due milioni considerando l’indotto” ha precisato Mario Zanetti, special advisor di Confindustria.

“La logistica italiana vale circa 205 miliardi di euro, pari al 9% del Pil nazionale. Occupa oltre 1,4 milioni di persone e coinvolge circa 79.000 imprese. È la terza filiera logistica europea per dimensione. Numeri che impongono una presenza fissa della logistica nella politica industriale del paese” ha detto Leopoldo Destro, Vice Presidente di Confindustria per Trasporti, Logistica e Industria del turismo, nel corso della sua relazione.

Destro ha ricordato come la logistica abbia una capacità di moltiplicatore sull’economia. “Possiamo crescere dell’1% del Pil se facciamo un upgrade della nostra logistica. Se infatti investiamo 10 miliardi ne generiamo 22, ovvero un punto di prodotto interno lordo come ci ricorda la Banca Mondiale”. La logistica è poi strategica per continuare a muovere i 640 miliardi di euro di esportazioni del nostro paese, attraverso collegamenti efficienti, tempi certi e costi competitivi.

Per questo il vice presidente di Confindustria ha individuato cinque priorità: colmare il divario infrastrutturale, sviluppare l’intermodalità e pensare tutti i vettori di trasporto di persone e merci come un unico sistema, accelerare sulla digitalizzazione, puntare sulla sostenibilità ambientale attraverso una neutralità tecnologica e investire nelle competenze, rafforzando il legame tra scuola e lavoro.

“La logistica è una filiera centrale e strategica e ce ne accorgiamo quando magari mancano i prodotti sugli scaffali. Ce ne siamo accordi con la chiusura dello stretto di Hormuz, con le navi ferme quanto hanno impatto non solo sul caro energia ma anche sulle materie prime”, ha detto il numero uno degli industriali Emanuele Orsini. Il presidente di Confindustria ha poi sottolineato la necessità di sostenere nella prossima manovra le piccole imprese “che più di altre stanno soffrendo la produttività” invocando misure di sostegno alla crescita dimensionale ed al rafforzamento patrimoniale.

Per il numero uno di viale dell’Astronomia ni, occorre inoltre incentivare gli italiani ad investire i propri risparmi, compresi i fondi pensione, per le necessità dell’economia reale del paese. “Se abbiamo la capacità di fare in modo che i 1.500 mld di soldi sui conti correnti degli italiani, se riusciamo ad essere attrattivi anche solo per l’1% verso investimenti produttivi, potemmo mobilitare 15 mld anno”. “Il Mef – ha concluso Orsini – ci sta pensando a fare una norma per la raccolta sui fondi pensione, che, ricordiamoci, hanno circa 240 miliardi di dotazione, e quindi incentivare gli italiani a investire sul nostro paese credo sia un grande piano di rilancio in Italia”.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Giornalista de Il diario del lavoro.

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