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Home - Blog - Le elezioni europee ci consegnano un nuovo bipolarismo da cui la sinistra può ripartire

Le elezioni europee ci consegnano un nuovo bipolarismo da cui la sinistra può ripartire

di Roberto Polillo
28 Maggio 2019
in Blog
Le elezioni europee ci consegnano un nuovo bipolarismo da cui la sinistra può ripartire

Se per il governo Conte valesse la proprietà transitiva per cui cambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia, l’elezioni europee non avrebbero conseguenze. Immutata o quasi è infatti la percentuale cumulativa di elettori che hanno votato per le due formazioni al governo

Sappiamo, tuttavia, che la situazione è profondamente cambiata perché i 5 stelle perdono la metà dei consensi mentre, in modo speculare, la Lega raddoppia i propri sulla base di programmi elettorali che sono stati, nei fatti, diametralmente opposti.

I leghisti sempre più inclini all’arditismo contro gli immigrati che islamizzano il paese,  i burocrati europei che con la loro  dannata regoletta del 3% impediscono crescita e occupazione e gli stessi i 5 stelle che tirano il freno a mano su opere pubbliche (TAV in primis) e autonomia differenziata per l’operoso Nord.

Opposta la posizione dei Cinque Stelle che, per demarcare una alterità nei confronti della lega,  hanno  riesumato la storica differenza tra destra  e sinistra, riconoscendosi all’ultimo  nei valori dei partigiani e della resistenza.

Un cambio di marcia poco credibile se si tiene conto che, meno di un anno fa,  è stato proprio Di Maio a coniare  la vergognosa espressione “taxi del mare” per demonizzare  le ONG impegnate nel salvataggio di poveri disgraziati  scampati a guerre e torture.

Eppure i 5 stelle al salvataggio politico del soldato Ryan dal processo per il caso Diciotti non si sono sottratti, rompendo il feeling con quella parte di votanti che avevano scelto 5 stelle solo perché delusi da altre esperienze e che ora hanno voltato loro le spalle.

Senza risultato poi il tentativo di ricrearsi la verginità perduta licenziando su due piedi il sottosegretario Siri dopo averlo portato al governo del paese,  in barba alla sua condanna per bancarotta fraudolenta.

Dal punto di vista politico è ormai evidente che Salvini, avendo raddoppiato i propri consensi su precise parole d’ordine, subordinerà la  prosecuzione dell’esperienza di  governo a una  loro immediata realizzazione. Fatto questo che inevitabilmente  metterà ancora più in difficoltà lo spaurito Di Maio, rendendo più probabile la fine anticipata della legislatura.

Il leader 5 stelle infatti ha mostrato tutta la sua inconsistenza. La sua  leadership è profondamente ammaccata dal risultato elettorale  e, nonostante la  sconfitta sia peggiore di quella che ha segnato la momentanea eclissi dell’astro renziano, il suo commento al voto è stato privo di autocritica .

Per Di Maio nulla cambia nella condotta del governo e nel suo ruolo di capo politico. E’ stato sufficiente sentire  Grillo,  Casaleggio e Fico per dichiarare che  nessuno  ha chiesto le sue dimissioni con la motivazione ( davvero surreale) che  si vince e si perde insieme. Una posizione ben strana per un movimento che ha fatto della partecipazione  diretta alle decisioni che contano  di tutti gli iscritti ( e non solo di quelli blasonati)  il proprio mantra.

Dal risultato delle elezioni trova invece rilancio  il PD targato Zingaretti nonostante la perdita secca di 110.000 volti. La conquista del secondo posto di un partito dato per morente è un risultato di indubbio valore e pone il PD nella condizione di rappresentare la vera alternativa a Salvini

Non per nulla Salvini ha dichiarato che è il PD il suo vero avversario e del resto come potrebbe essere diverso se dall’analisi dei flussi elettorali è stato calcolato che i 5 stelle sono stati per la Lega  i  portatori d’acqua più devoti ed efficaci?

Di fatto, a seguito della straordinaria affermazione della Lega e la  perdita del Piemonte da parte della sinistra, l’atlante politico del paese è radicalmente mutato e il colore dominante sull’intero territorio nazionale è quello verde della Lega

Le elezioni confermano infine il velleitarismo di tutte quelle formazioni (in primis quella dei radicali) che tentando la fortuna dell’autosufficienza si sono condannati all’inconsistenza.

Un destino che accomuna anche quel che resto di LEU e Rifondazione Comunista naufragati su  una desolata spiaggia dell’1,7%. Un risultato forse inferiore a quello che ottenne  Lotta Continua, negli  anni ‘70 quando si presentò alle elezioni

Due ultime osservazioni sembrano tuttavia rendere meno fosco il quadro d’insieme emerso dal confronto elettorale

Il primo riguarda il nuovo bipolarismo politico  che le elezioni ci consegnano.   i  tre milioni in più che hanno votato lega provengono in misura consistente da altre formazioni politiche e a quelle formazioni , come insegna caso di Renzi che, ottenuto il 42 % dei consensi li dimezzò nell’arco di pochi anni, potrebbero ritornare  quando si dovrà mettere mano alla manovra lacrime e sangue che la UE ci chiederà.

Terminato la fase dell’euforia la dura realtà dei conti  potrebbe fare riprendere a queste new entry la via della casa paterna. E allora, nelle prossime elezioni politiche molto più vicine di quanto sembra,  il vero scontro sarà tra la destra di Salvini e una sinistra rinnovata e non chiusa settariamente, anche grazie a Zingaretti

Il secondo riguarda il risultato  globale a livello europeo

I sovranisti incrementano i loro seggi,  ma non sfondano e non incideranno più di tanto nella politica  della UE in cui, con molta probabilità, ci sarà una allargamento ai liberali senza sostanziali cambiamenti della linea politica finora seguita

Chi sperava dunque nella spallata ai burocrati della UE resterà deluso e col tempo quegli elettori che avevano votato Salvini,  contando su repentini cambiamenti, si accorgeranno che battendo i pugni sul tavolo poco si ottiene e forse rivedranno  la propria collocazione  politica

L’elettorato si dimostra sempre più volatile, perché nulla viene più ritenuto immutabile. Da qui si può ripartire per offrire una prospettiva di cambiamento  al paese se la sinistra saprà rinunciare ai suoi storici difetti.  

Roberto Polillo

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