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Home - Approfondimenti - Analisi - Le piattaforme rivendicative

Le piattaforme rivendicative

13 Ottobre 2009
in Analisi

di Maria Paola Monaco

ELETTRICI
Tre piattaforme ma con tanti i punti di convergenza

1. Il 29 luglio 2009 si è aperta presso la sede della Confindustria la trattativa per il rinnovo del contratto dei 60.000 lavoratori elettrici impiegati nelle 130 imprese del settore. Già da mesi, peraltro, le tre Federazioni di categoria aderenti a Cgil, Cisl e Uil avevano elaborato separatamente le proprie piattaforme per il rinnovo del contratto nazionale di settore. Le federazioni sindacali, infatti, smentendo un trend consolidato non sono riuscite a presentare una piattaforma sindacale rivendicativa unitaria. Il punto di rottura si è consumato – come peraltro atteso – sulla tematica salariale. A fronte della rivendicazione avanzata dalla Filcem-Cgil  in termini precisi e puntuali – 190 euro sul precedente parametro medio 241 (con riferimento all’attuale scala 100/413,5) da ridistribuire però sul minimo conglobato che accorcia la scala parametrica a 100/268,8 – le altre organizzazioni sindacali si sono infatti astenute dall’indicare una cifra ritenendo di applicare quanto stabilito nell’Accordo dell’aprile 2009. Secondo la Flaei –Cisl solo a seguito dell’individuazione della base di calcolo e del recupero inflativo del biennio precedente e dell’indice IPCA per il triennio luglio 2009 – giugno 2012 ufficializzato da ISAE andrà poi individuato l’incremento economico. Appare evidente come il vero punto di contrasto fra le federazioni origini dalla fine del sistema contrattuale del 1993 e, quindi, dalla fine dell’unità sindacale resa manifesta dalla mancata adesione della Cgil all’accordo del 22 gennaio 2009. La Filcem-Cgil ritiene, infatti, che l’applicazione delle previsioni contenute nell’accordo separato del 15 aprile 2009 determinerebbero un aumento salariale – nel prossimo triennio – non in linea con quanto ottenuto nel periodo precedente.

2. Al di là di questa questione che, seppur importante, trova le sue radici in fatti che pur appartenendo al passato riversano le loro implicazioni anche sulla storia presente, l’analisi del contenuto delle piattaforme mostra molti punti di convergenza fra le piattaforme. A partire dall’individuazione del campo di applicazione (Mascini, Per gli elettrici rinnovo senza unità, dal Il Sole 24 Ore – 29 luglio 2009). Tutte le piattaforme, infatti, si danno come obiettivo la realizzazione di un contratto unico per l’intero settore dell’energia, nel quale confluiscano i contratti di settori affini quali gas, acqua e petrolio. Le organizzazioni sindacali che operano nel settore si trovano oramai di fronte ad un processo di privatizzazione che combinato con altri fattori – quali ad esempio i processi di aggregazione territoriale – ha determinato una forte integrazione fra i servizi sia sul versante dell’approvvigionamento che della produzione ed offerta al mercato. In questo mutato scenario di riferimento tutte le federazioni ritengono possibile, se non addirittura necessario, effettuare una integrazione degli attuali perimetri contrattuali dei vari contratti collettivi nazionali nel tentativo di realizzare un contratto unico di comparto integrato (elettricità, gas acqua, petrolio). Mentre, tuttavia, la Cgil chiede apertamente e da subito la realizzazione di questa diverso perimetro negoziale – si legge nella piattaforma “modalità e tempi per la realizzazione di un CCNL unico entro i prossimi tre anni individuando da subito possibili sinergie” – le altre componenti sindacali, invece, pensano opportuno raggiungere il risultato gradualmente: anteriormente a questo, infatti, occorrerebbe effettuare un processo di inclusione di tutta la filiera elettrica – “tutte le forme di generazione elettrica ivi compresi i processi di termovalorizzazione; tutte le attività che abbiano carattere strumentale, complementare o sussidiario; imprese in appalto che svolgono lavori riconducibili alle concessioni, al servizio pubblico regolato dalla 146/1990 o che operano in modo stabile e continuativo a supporto di impianti e reti”.

3. In tema di relazioni sindacali concorde è la richiesta di portare a regime gli strumenti di partecipazione individuati e sottoscritti negli Avvisi comuni  – Fondo per il Reddito ed Occupazione, Osservatorio di settore  – e di costituirne di nuovi sia creando organismi bilaterali con funzioni permanenti su alcune specifiche tematiche quali la formazione professionale, la sicurezza ed ambiente ect. sia creando un sistema di partecipazione dei lavoratori all’impresa attraverso la realizzazione di Consigli (Piattaforma Filcem-Cgil) ovvero Comitati (Piattaforma Flaei-Cisl) di sorveglianza. Grande sensibilità viene mostrata da tutte le piattaforme per il tema della terziarizzazione. Non è un mistero che alla liberalizzazione del mercato energetico italiano le aziende abbiano risposto con cambiamenti sulle strutture finalizzati o ad esternalizzare parte dei processi produttivi ovvero a trasformare in articolazioni organizzative i vari segmenti di attività. Secondo la componente sindacale proprio per fronteggiare questo fenomeno le cui ricadute si riversano in modo irreparabile sui lavoratori e sui loro diritti occorrerebbe delegare la contrattazione aziendale a definire mediante appositi accordi da un lato le attività che devono rimanere prerogative unica dell’impresa, dall’altro quelle eventualmente terziarizzabili attraverso l’effettuazione di gare di appalto da attuarsi nel massimo rispetto delle norme di legge e di contratto e, comunque, non orientate al metodo del massimo ribasso. Tutti d’accordo in tema di professionalità e assetti classificatori. Le federazioni ritengono, infatti, che proprio questa sia la riforma più urgente per essere la classificazione in atto ormai non più rispondente alle modifiche avvenute nel settore. Gli interventi più importanti si dovrebbero collocare nella direzione di una revisione degli inquadramenti con il superamento delle differenziazioni salariali legate ad erogazioni spesse volte troppo personalizzate.

4. Un punto importante presente in tutte le Piattaforme è quello nel quale si fa riferimento alla regolazione del diritto di sciopero. Nel settore dell’elettricità, infatti, la regolamentazione dell’esercizio del diritto di sciopero è rimasta – ed è tuttora – affidata ad una disciplina negoziale risalente all’inizio degli anni ’90 (v. per il settore energia la disciplina di riferimento è contenuta nell’Accordo nazionale Enel e dell’Accordo nazionale Federelettrica entrambi del novembre 1991, valutati idonei dalla Commissione di Garanzia per l’esercizio del diritto di sciopero nel settore dei servizi pubblici essenziali con delibera n. 14 del 13 novembre 1991), incentrata sul principio della garanzia della continuità del servizio con conseguente scarsa visibilità delle astensioni collettive proclamate nel settore. L’imprescindibile esigenza di adeguamento delle regole alle prescrizioni introdotte dalla legge n. 83 del 2000 e la constatazione dell’inadeguatezza delle stesse, rispetto ad un settore profondamente mutato a seguito del processo di privatizzazione,  ha suggerito l’avvio, da parte della Commissione, di un iter finalizzato a definire una disciplina contrattuale adeguata alle caratteristiche del mutato contesto giuridico e sociale. L’intensa attività delle parti sociali volta a stipulare un nuovo accordo collettivo e formalizzata in occasione del precedente rinnovo contrattuale del 18 luglio 2006, non ha portato, tuttavia, fino ad oggi i risultati sperati. Peraltro, l’identica posizione espressa dalle Federazioni di categoria di voler far riferimento nelle modalità attuative di eventuali scioperi al documento da loro sottoscritto ed inviato formalmente alle controparti (datore di lavoro; Commissione di garanzia ect.) dovrà vedersela con il consolidato orientamento della Commissione di Garanzia in base al quale gli accordi di settore per quanto disdettati rappresentano l’unico parametro di riferimento per la proclamazione e l’effettuazione di eventuali scioperi, almeno fino a quando non vengano sostituiti da altri accordi valutati positivamente dalla Commissione di garanzia ovvero, in caso di perdurante inerzia delle parti, da una Regolamentazione provvisoria elaborata dalla Commissione stessa.

5. L’impressione che si ricava dalla lettura delle piattaforme è che le tre Organizzazioni si siano comunque confrontate ed abbiano individuato ampi punti di convergenza derivando il dissenso più dalle diverse politiche delle Confederazioni di appartenenza che non da altro. Chiare a tale proposito appaiono le parole contenute nella piattaforma della Filcem-Cgil: “abbiamo operato affinché nonostante l’accordo separato sulle nuove regole sindacali, Filcem, Flaei e Uilcem si presentassero a questo importante appuntamento dai lavoratori con una proposta di piattaforma unitaria”. Proprio queste parole lasciano intravedere come non improbabile la ricucitura dello strappo apparendo i punti delle piattoforme convergenti sotto molti punti di vista.  E che il clima nel quale le relazioni industriali del settore degli elettrici si stiano svolgendo in modo costruttivo, pur in un quadro contraddistinto da diverse specifiche caratterizzazioni, lo dimostra l’andamento degli incontri che si sono svolti fra settembre ed ottobre. La Filcem Uil, la Flaei Cisl e la Uilcem Uil negli incontri con le controparti imprenditoriali nonostante la precisa posizione assunta fin da subito da  Assoelettrica che si è detta non disponibile a trattare su temi quale l’integrazione del contratto del settore elettrico con i comparti Energia e Gas-Acqua nonchè i primi scambi di pareri riguardanti il valore punto e l’indice IPCA hanno deciso di incontrarsi una volta a settimana nel mese di ottobre per affrontare tutti i nodi del rinnovo contrattuale.

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