In vista dell’incontro conclusivo con Fincantieri, previsto per il prossimo 6 novembre, la Fiom Cgil di Palermo, per bocca del suo segretario Angela Biondi, ha deciso di ribadire, con un comunicato stampa, le ragioni del “no” del sindacato alla proposta aziendale di cassa integrazione per 160 lavoratori, che si estenderà dal prossimo 9 novembre fino al settembre del 2016.
Secondo la Fiom l’intenzione di chiudere il cantiere di Palermo “è sempre stata chiara a Fincantieri, già dall’inizio del 2015” quando, nel corso delle trattative per il rinnovo dell’integrativo, “ha sempre sostenuto che, in assenza di nuove infrastrutture, Palermo sarebbe stata destinata alla chiusura. Questa è dunque una battaglia tutta politica – aggiunge Angela Biondi – giocata sulla testa di tanti lavoratori e delle loro famiglie. Infatti, se da un lato è vero che nuovi e più grandi bacini metterebbero il Cantiere di Palermo in una condizione strategica al centro del Mediterraneo, dall’altro lato è assolutamente falso che senza i bacini Palermo non è nelle condizioni di sopravvivere, perché questo Cantiere è nelle stesse condizioni infrastrutturali di altri siti”.
Secondo la segretaria della Fiom, in una condizione in cui Fincantieri ha consolidato commesse fino al 2020/2025, non è credibile che non esistano lavorazioni che possono essere espletate dal sito di Palermo. “E’ inammissibile di conseguenza pensare di utilizzare risorse pubbliche e mettere in cassa i lavoratori del Cantiere e contemporaneamente distruggere le Aziende dell’indotto locale. In questo senso – continua Angela Biondi – chiediamo al ministro Del Rio, che in occasione della sua recente visita al Cantiere si è dichiarato in disaccordo con l’uso inappropriato di ammortizzatori sociali al Cantiere in attesa dei finanziamenti per le infrastrutture, come può il Governo permettere ad una azienda pubblica di utilizzare fondi altrettanto pubblici per giocare una partita che nulla ha a che vedere con la carenza di carichi di lavoro”.
La Fiom ha infine chiesto a Fim e Uilm di svolgere assemblee unitarie per esporre le diverse posizioni in un confronto chiaro con i lavoratori. “Non solo non hanno ritenuto percorribile questa strada – dichiara Angela Biondi – ma ci hanno anche negato la possibilità di usufruire di ore retribuite per esporre anche noi le nostre ragioni così che, ancora una volta, saremo costretti a chiedere ai lavoratori di rinunciare a un’ora di retribuzione per partecipare alle nostre assemblee. Questo modo di agire oltre a negare la possibilità di un confronto democratico, intende limitare l’azione sindacale della nostra organizzazione al fine di legittimare scelte diverse attraverso un mandato dei lavoratori. Infatti, Fim e Uilm, prima ancora che i lavoratori abbiano ascoltato tutte le tesi, procederanno con un loro referendum coinvolgendo una non chiara platea di lavoratori che includerebbe anche coloro i quali non saranno coinvolti dal processo di cassa”.



























