“L’offerta per le torri della Tv di Stato è solo la cartina di tornasole di come sia gestita male l’alienazione delle aziende pubbliche”. Questo l’incipit della lettera firmata dal segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, e pubblicata oggi dal Fatto Quotidiano, in cui il segretario si concentra sul tema delle privatizzazioni.
Nonostante le rassicurazioni del premier Renzi, che stamattina ha ribadito che il 51% di Ray Way resterà in mano pubblica, infatti, Furlan esprime la reale preoccupazione per le conseguenze di politiche di “privatizzazioni al buio”, sprovviste di un adeguato piano industriale a salvaguardia dell’occupazione, degli investimenti e della partecipazione dei lavoratori, senza cioè “un progetto di democrazia economica”.
Pur precisando la non contrarietà della Cisl alle privatizzazioni “in linea di principio”, Furlan si interroga sul futuro delle altre aziende pubbliche che il governo Renzi ha venduto, citando l’Enel (ad oggi pubblica solo al 25,5%), Terna, Snam, Ansaldo Breda e Ansaldo Energia, ma anche di quelle prossime alla vendita, come Poste e Ferrovie. E si interroga su quale sarà l’uso dei miliardi che il governo incasserà.
L’auspicio di Furlan è che si apra a una “nuova governance duale”, su modello tedesco, cioè “lasciando fuori i Cda di tutte le aziende pubbliche”, favorendo la gestione indipendente del management e incoraggiando, al contempo, la partecipazione dei lavoratori, non solo attraverso l’azionariato collettivo ma anche l’utilizzo di Fondi pensione complementari (stimati il 150 miliardi di euro).
La missiva si chiude con le proposte del leader della Cisl per attuare politiche di abbattimento del debito pubblico che salvaguardino l’occupazione: dalla dismissione del patrimonio immobiliare e demaniale (che ammonta a 300 miliardi di euro) alla “privatizzazione delle aziende statali o regionali mal gestite, a partire dalle municipalizzate”, attraverso la promulgazione di leggi “più dure”, la riduzione delle consulenze, il taglio agli stipendi manageriali, e l’introduzione, come negli Usa, del conflitto di interessi per combattere l’evasione fiscale. “Lavoriamo per un grande patto sociale per favorire gli investimenti esteri in Italia –conclude Furlan- invece di pensare di svendere i girelli di famiglia”.

























