Malfunzionamenti dei sistemi informatici, difficoltà nell’accesso agli esami e alle terapie e problemi nella registrazione delle attività cliniche stanno rallentando il lavoro in diversi ospedali italiani. A denunciarlo è la Federazione CIMO-FESMED, che richiama anche i possibili rischi per la sicurezza dei pazienti. A Trento, il 1 settembre, medici e professionisti sanitari hanno organizzato un’assemblea e un sit-in davanti all’ospedale Santa Chiara per protestare contro i ripetuti blocchi del sistema informatico.
Secondo la Federazione, software che rallentano o interrompono le attività, dati che scompaiono e cartelle cliniche improvvisamente inaccessibili possono impedire ai medici di consultare esami e terapie o di registrare le prestazioni effettuate, con conseguenze sui tempi dell’assistenza e, nei pronto soccorso, sulle attese.
Criticità vengono segnalate anche negli ospedali delle Marche, dove da mesi la nuova piattaforma utilizzata per la gestione della cartella sanitaria elettronica sarebbe interessata da disservizi. CIMO-FESMED riferisce di dati dei pazienti, esami, analisi e terapie che in alcuni casi risultano non disponibili o scompaiono dal sistema, costringendo i medici a rallentare l’attività e dando origine a ripetute iniziative di protesta.
“Siamo arrivati al paradosso che la tecnologia, invece di aiutare i medici a curare i pazienti, impedisce loro di farlo”, dichiara Guido Quici, presidente della Federazione CIMO-FESMED. “La digitalizzazione della sanità dovrebbe liberare tempo per l’assistenza, non sottrarne altro. Già oggi la medicina amministrata e una quantità spropositata di adempimenti sottraggono ai medici tempo prezioso che dovrebbe essere dedicato ai pazienti. Se a tutto questo aggiungiamo sistemi informatici che non funzionano, il risultato è semplicemente inaccettabile”.
Quici contesta anche le modalità con cui, secondo la Federazione, alcuni strumenti digitali vengono introdotti nelle strutture sanitarie. “Non si può scaricare sui medici le inefficienze di sistemi progettati senza tenere sufficientemente conto di chi deve utilizzarli ogni giorno”, afferma. “Gli operatori sanitari non possono essere trasformati nei collaudatori di software non adeguatamente testati prima della loro implementazione negli ospedali, né possono essere costretti a inventarsi soluzioni di emergenza ogni volta che la tecnologia decide di non funzionare”.
CIMO-FESMED chiede che i malfunzionamenti e i rallentamenti denunciati negli ultimi mesi vengano risolti “immediatamente e in maniera definitiva, senza ulteriori promesse o soluzioni provvisorie” e che, nella scelta dei sistemi informatici sanitari, siano coinvolti i professionisti chiamati a utilizzarli. “Quando un sistema informatico entra in un ospedale deve essere uno strumento affidabile, sicuro e realmente funzionale alle esigenze di chi cura”, conclude Quici.

























