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Home - Primo Piano - Metalmeccanici, la nuova vita del Contratto nazionale

Metalmeccanici, la nuova vita del Contratto nazionale

di Fernando Liuzzi
17 Febbraio 2023
in La nota
Metalmeccanici, la nuova vita del Contratto nazionale

Dalla firma di quello che, storicamente, può essere considerato come il più importante rinnovo del Contratto dei metalmeccanici, ovvero dal gennaio del 1970, sono passati più di cinquant’anni, mentre dalla rinascita del Contratto, dopo la fine del nazifascismo e il ritorno della democrazia, ne sono passati più di settanta. Eppure, nonostante il tempo trascorso e i tanti cambiamenti economici e sociali che si sono succeduti in questi tre quarti di secolo, il Contratto nazionale della maggiore categoria industriale del nostro Paese sembra godere di un’ottima salute. Di più: si presenta allo sguardo degli osservatori come uno strumento valido, flessibile e capace non solo di adeguarsi ai cambiamenti in corso, ma anche di essere un fattore di innovazione economica e sociale.

Almeno è questa l’impressione che chi scrive ha ricavato assistendo all’incontro che si è svolto, ieri mattina, al Palacongressi della Fiera di Padova. Qui, prima che, con la relazione del Segretario generale Michele De Palma, prendessero ufficialmente avvio i lavori del suo 28° Congresso nazionale, la Fiom ha organizzato la presentazione del monumentale Commentario al Contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici che Futura, la casa editrice della Cgil, ha appena sfornato.

Abbiamo detto “monumentale” perché se, come ha ricordato Mirco Rota nell’introduzione all’incontro, il Contratto è ormai un volume di circa 300 pagine, questo nuovissimo Commentario di pagine ne conta 916. Ma niente paura. Il Commentario, infatti, non è un romanzo che va letto dalla prima all’ultima pagina. La sua ambizione, come ha detto Vincenzo Bavaro, Ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Bari, nonché co-curatore del volume, è quella di costituire uno strumento di lavoro per tutti gli operatori che potranno avere a che fare col Contratto, dai sindacalisti ai capi del personale, dagli avvocati ai magistrati. E, al di là delle sue imperdibili pagine introduttive, potrà quindi essere consultato nelle sue varie parti, ci permettiamo di ipotizzare,  a seconda delle diverse esigenze dei suoi futuri utilizzatori.

Il Commentario di cui stiamo parlando è, ovviamente, relativo al più recente rinnovo del Contratto, quello realizzato nel febbraio del 2021. Rinnovo da cui è uscito un accordo che, come è scritto nel Commentario (pag. 20) “porta a compimento e, in qualche parte, consolida e migliora alcune innovazioni già introdotte” con il Contratto del 2016. Infatti, “un primo connotato del Ccnl 2021” sta nella sua “continuità con quanto istituito col rinnovo del 2016”.

Perché per i curatori del Commentario che, oltre al citato Vincenzo Bavaro, sono Franco Focareta, Andrea Lassandari e Franco Scarpelli, è importante sottolineare questo elemento di continuità tra i due ultimi rinnovi? Lo si capisce se si dà uno sguardo alla periodizzazione dei rinnovi contrattuali realizzati nella categoria negli ultimi trent’anni; periodizzazione proposta dai quattro autori nel testo pubblicato nelle prime pagine del volume.

Il Contratto del 1994, la cui piattaforma rivendicativa, aggiungiamo noi, fu impostata, per ciò che riguarda la Fiom, sotto la segreteria di Fausto Vigevani, e la cui stipula fu portata a termine sotto la guida di Claudio Sabattini, fu concepito avendo in mente una “finalità attuativa” dell’allora recentissimo Protocollo del 23 luglio 1993. Ovvero, avendo in mente il documento tripartito con cui il Governo Ciampi, la Confindustria e le Confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil si erano proposti di ridisegnare l’assetto delle relazioni industriali nell’ambito di una vera e propria “politica dei redditi”. Politica che era stata impostata “in funzione antiinflazionistica”, avendo “come esigenza primaria (…) l’ingresso nell’Unione Monetaria Europea”.

Raggiunto tale obiettivo, cambiò il contesto e, “nel sistema di relazioni industriali” esistente nel nostro Paese, “i primi screzi” iniziarono “proprio a partire dal settore metalmeccanico”. Infatti, “il primo accordo separato risale al 2002” e si produsse “in occasione del rinnovo della parte economica”; rinnovo che, allora, aveva cadenza biennale. Ebbene, in quella occasione, la Fiom non sottoscrisse l’accordo “sulla base di un dissenso in ordine al valore-punto da prendere a riferimento (circa 18 euro), la cui entità aveva soprattutto il valore simbolico della messa in discussione di quel sistema di politica dei redditi”. “Contrattazione separata: ecco – chiosano gli autori citati – il fattore di messa in discussione del sistema di regole delle relazioni industriali degli anni ‘90 del 900.”

“La situazione – prosegue il racconto – non cambiò neanche col rinnovo del Contratto nazionale per la parte normativa nel 2003”, mentre, sempre secondo gli autori citati, il rinnovo unitario del Contratto realizzato nel 2008 non costituì una vera inversione di tendenza. “Tant’è che, nell’anno successivo, il 2009, la vertenza Fiat non fu altro che un detonatore per suggellare il superamento  di una fase e aprirne una nuova basata sulla contrattazione separata.”

Negli anni successivi, la Fiom rivendicò il valore del Contratto del 2008 “non solo (e forse non tanto) per i suoi contenuti, quanto per rivendicare un sistema contrattuale basato sulla centralità del Contratto nazionale di categoria”.

Ma ecco che, sempre secondo gli autori citati, “con il Contratto del 2016 si chiude simbolicamente una fase delle relazioni industriali nel settore metalmeccanico”, fase che “ha caratterizzato il primo quindicennio degli anni 2000 attraverso la rottura dell’unità sindacale fra i metalmeccanici”. Infatti, il Contratto del novembre 2016 “marca” un nuovo “mutamento” nelle “relazioni industriali metalmeccaniche”. Mutamento poi “confermato” con il Contratto siglato nel febbraio del 2021.

Ribadito che la principale novità di politica sindacale, che sta alla base del ciclo aperto col rinnovo del 2016, è quella costituita dal ritorno a una contrattazione esercitata unitariamente dalle tre sigle confederali della categoria – e cioè da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil -, sarà a questo punto opportuno ricordare le principali novità relative ai contenuti contrattuali di tale rinnovo. E per farlo ricorreremo ancora a quanto detto dal professor Bavaro nell’intervento da lui tenuto nel corso della presentazione di cui stiamo parlando.

La prima è quella relativa al rapporto fra cadenza contrattuale e crescita del salario nominale. Nel senso che, abbandonato il sistema della durata quadriennale dell’intero accordo con una rivisitazione biennale della sua parte economica, si è passati a una cadenza triennale dell’intero accordo basata però su aumenti annuali del salario nominale calcolati ex post in base all’indice Ipca (indice dei prezzi al consumo) depurato dall’inflazione importata per i beni energetici. Un’innovazione, questa, voluta fortemente dalla parte datoriale.

La seconda, che parte dal fatto che viene ribadita la validità del sistema contrattuale basato su due livelli di contrattazione, è una spinta a una maggiore diffusione della contrattazione di secondo livello. Il che implica, data l’insufficiente diffusione della contrattazione aziendale derivante dalle ridotte dimensioni di molte imprese, una spinta verso una crescita della contrattazione integrativa a livello territoriale.

La terza, basata sulle agevolazioni concesse dal sistema fiscale, è stata l’introduzione della possibilità di erogare elementi retributivi aggiuntivi in forma di elementi di welfare aziendale.

La quarta, il riconoscimento del diritto alla formazione permanente come diritto soggettivo delle lavoratrici e dei lavoratori. Un diritto, come si sa, molto importante in una fase di continua trasformazione tecnologica determinata dall’innovazione digitale. Innovazione che, cambiando prodotti e metodologie produttive, ha, ovviamente, un forte impatto anche sui contenuti delle mansioni richieste a chi lavora.

A tutte queste novità si è poi aggiunta, col rinnovo del 2021, una vera e propria riforma del Contratto. Riforma realizzata col nuovo sistema di inquadramento professionale basato, per usare le parole di Stefano Franchi – il direttore generale di Federmeccanica, intervenuto anche lui alla presentazione – sul passaggio dalla mansione al ruolo del singolo lavoratore. Puntando, come ha sottolineato ancora Bavaro, a un rafforzamento del coinvolgimento dei lavoratori nel processo produttivo.

Il dibattito di ieri mattina, che è stato animato anche dalle parole di Michela Spera e di Francesca Re David, che hanno partecipato al rinnovo del 2021, rispettivamente, come responsabile dell’Ufficio sindacale e come Segretaria generale della Fiom, è stato molto denso e non possiamo dare qui conto di tutti i temi affrontati.

Ci limitiamo a due notazioni conclusive. La prima. Sia nelle parole di Spera e di Re David – quest’ultima facente oggi parte della Segreteria confederale della Cgil – sia in quelle di Stefano Franchi, è emersa la forte consapevolezza del rilievo del ruolo che il Contratto dei metalmeccanici ha nel panorama sindacale italiano.

La seconda. A breve, tra fine maggio e inizio giugno, è atteso il giorno in cui l’Istat renderà noti i nuovi valori dell’indice Ipca. Si vedrà allora quale sarà l’effettivo funzionamento della cosiddetta “clausola di salvaguardia” inserita nel Contratto del 2016. Clausola in base a cui, qualora l’inflazione reale risulti superiore a quella prevista e in base alla quale sono state definiti, per i vari livelli dell’inquadramento, gli aumenti annuali del salario nominale, tali aumenti saranno ritoccati all’insù onde evitare perdite nel potere d’acquisto delle retribuzioni. E si potrà così misurare anche un importante aspetto dell’efficacia regolativa del Contratto attualmente in vigore.

@Fernando_Liuzzi

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