Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso di un’audizione sulla privatizzazione di Fs in commissione Trasporti della Camera, ha affermato che, nel 2016-2018, si prevede che “l’insieme del programma di privatizzazioni potrà comportare entrate per lo 0,5% Pil all’anno”. In quest’ottica, l’operazione di privatizzazione delle ferrovie dello Stato “è un’ulteriore conferma della concretezza del processo di riforma del Paese, di cui la strategia di privatizzazione rappresenta un elemento centrale”.
Il Trasporto pubblico locale, ha però precisato il ministro “ha urgente bisogno di investimenti, ma non è detto che le risorse debbano venire solo dai proventi della privatizzazione di Fs”, spiegando che “se c’è efficienza del mercato questo permette di avere risorse senza attingere ai proventi della privatizzazione” che sono “risorse una tantum”. Secondo Padoan è il modello di valorizzazione della holding quello “più efficiente, come dimostrato dalle esperienze passate di Eni, Enel e Poste”.
Rispondendo alle domande dei parlamentari in commissione Trasporti della Camera Padoan ha ribadito che “la proprietà della rete resta pubblica”, sottolineando che “una cosa è la proprietà e un’altra è la gestione”.
“La gestione della rete e del settore trasporti – ha spiegato il ministro – sono già oggi separati. Come sarà il modello di gestione una volta completato il processo non sono in grado di dirlo, ma in altri casi esteri convivono in modo efficiente proprietà pubblica e gestione non pubblica della rete. Bisognerà valutare le opzioni sia dal punto di vista industriale che della privatizzazione”.
“Il tempo necessario per finalizzare il processo di privatizzazione – ha concluso – dipenderà dall’ottenimento di risultati di efficienza di gestione, in modo che il valore del bene nel suo complesso sia valorizzato al massimo e quindi permetta di ottenere il massimo ricavo da questa operazione”.




























