È la più grande fuga di notizie che fa tremare il mondo, 1500 volte la portata dei file resi pubblici da Wikileaks. E’ il dossier Panama Papers: 11 milioni di documenti che sono stati ottenuti da una fonte interna allo studio legale di Panama, Mossack Fonseca, che gestirebbe le fortune offshore dei potenti del mondo. Nelle carte figurano nomi di oltre cento tra attuali ed ex capi di stato, nomi di personaggi famosi o di primo piano che avrebbero sistemato i propri beni in paradisi fiscali.
Svelati documenti e file con i dati dei conti segreti che chiamano in causa tra gli altri il presidente russo Vladimir Putin, Mauricio Macri, presidente dell’Argentina, Petro Poroshenko, presidente dell’Ucraina, Deng Jagui, cognato del presidente cinese Xi Jinping, Ian Cameron, padre del primo ministro britannico David Cameron, fino ad arrivare al calciatore Lionel Messi, a Michel Platini e ai re del Marocco Mohamed VI, e a quello dell’Arabia Saudita Salman.
Lo studio legale avrebbe aiutato i suoi clienti a evadere le tasse, riciclando denaro e facendo confluire i soldi nei paradisi fiscali. I documenti sono arrivati a partire dal 2015 a circa 107 giornali di oltre 70 paesi che fanno parte del Consorzio internazionale dei giornalisti d’inchiesta (ICIJ).
Il capo dello studio legale Mossack Fonseca ha già definito l’inchiesta come “un crimine” e un “attacco” contro Panama, affermando che molti paesi non gradiscono la loro “competitività nell’attrarre le imprese”.
In particolare, sono 12 i leader o gli ex leader di diversi paesi che sono direttamente citati nell’inchiesta: Mauricio Macri, presidente dell’Argentina; Bidzina Ivanishvili, ex premier della Georgia; Davíð Gunnlaugsson, primo ministro dell’Islanda; Ayad Allawi, ex premier dell’Iraq; Ali Abu al Ragheb, ex primo ministro della Giordania; Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, ex premier del Qatar; Sheikh Hamad bin Khalifa Al Thani, ex emiro del Qatar; Salman bin Abdulaziz bin Abdulrahman Al Saud, re dell’Arabia saudita; Ahmad Ali al-Mirghani, presidente del Sudan; Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, presidente degli Emirati arabi uniti ed emiro di Abu Dhabi; Pavlo Lazarenko, ex primo ministro dell’Ucraina; Petro Poroshenko, presidente dell’Ucraina.



























