Nei giorni delle baruffe parlamentari sul tema del “consenso libero e attuale, le associazioni Amleta e Differenza Donna rendono nota una sentenza del Tribunale del lavoro di Parma – emessa a settembre 2025 – che stabilisce i risarcimenti da 25mila e 85mila euro a due attrici di 25 anni vittime di molestie a contenuto sessuale e di violenza sessuale. I fatti risalgono al 2019, quando le due donne frequentavano un corso di alta formazione in un importante teatro di prosa del capoluogo emiliano. A risarcirle saranno un noto regista parmigiano e lo stesso teatro dove si è svolto il corso finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. A quanto risulta, tuttavia, ci sarebbero altre vittime coinvolte.
Secondo la sentenza, dalle denunce delle due attrici “sarebbero emersi elementi suscettibili di attestare che il regista fosse solito minacciare le attrici/allieve a fronte dell’eventuale e potenziale rifiuto da parte delle stesse con frasi del tipo ‘Non lavorerai mai più””. Per quanto attiene al teatro, invece, la condanna scaturisce dall’omessa vigilanza che ha impedito “di apprestare le misure necessarie al fine di scongiurare la realizzazione da parte di un soggetto in posizione apicale nell’organizzazione della Fondazione medesima di tali, reiterate e sistematiche, condotte, apertamente discriminatorie nei confronti delle aspiranti attrici e delle registe di sesso femminile”.
La Slc Cgil accoglie con soddisfazione la sentenza. “Si tratta di una decisione importante, che conferma quanto denunciamo da anni: gli abusi nei luoghi di lavoro esistono, anche in contesti culturali che dovrebbero essere presidio di libertà, e per troppo tempo sono stati minimizzati o occultati”. In particolare, quanto accaduto al teatro di Parma illumina “un assetto di potere che ha consentito, e talvolta normalizzato, comportamenti lesivi della dignità personale e professionale. È un richiamo severo alla responsabilità di chi dirige, amministra e forma”.
Un passo avanti è stato compiuto, afferma il sindacato, ma la strada da percorrere è ancora lunga.”Non è accettabile che il peso della denuncia ricada solo su chi subisce, Slc Cgil ribadisce che la responsabilità è collettiva: riguarda tutti, riguarda chi ricopre ruoli di guida, riguarda chi vede e non interviene. Per questo, come organizzazione sindacale, consideriamo gravissimo che un luogo destinato alla crescita artistica e professionale abbia lasciato che simili comportamenti si ripetessero nel tempo”.
La richiesta è chiara: una netta discontinuità nella direzione del teatro coinvolto; l’adozione immediata di protocolli interni vincolanti contro molestie, discriminazioni e abusi; formazione obbligatoria per tutto il personale, senza eccezione alcuna; un sistema di segnalazione sicuro, autonomo e realmente accessibile. “La Slc Cgil continuerà a vigilare, a denunciare e a pretendere che i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori siano garantiti senza compromessi e auspica che le direzioni si facciano parte attiva e promuovano iniziative che vadano in questa direzione”.



























