La spesa pensionistica italiana crescerà dal 13,8% del Pil nel 2000 al 15,7% nel 2030 e 2040 per ridiscendere al 14,1% nel 2050: sono queste le stime contenute in un rapporto del Comitato di politica economica (CPE) sull’impatto dell’invecchiamento della popolazione sui conti pubblici dei paesi europei che è stato consegnato ieri al Consiglio Ecofin. Nell’Ue – secondo le proiezioni del documento – la spesa previdenziale aumenterà dal 10,4% del Pil nel 2000 al 13,6% nel 2040, anno in cui toccherà il suo massimo.
Gli incrementi più forti nei prossimi decenni riguarderanno la Spagna (12,2 punti percentuali di Pil) e la Grecia (quasi 8 punti), mentre in Italia – che parte da livelli più alti – l’aumento di circa 2 punti sarà fra i più contenuti dell’Ue.
Lo studio del CPE presenta anche stime sull’evoluzione di lungo termine della spesa sanitaria: l’Italia passerà dal 5,5% del Pil nel 2000 al 7,4-7,6% nel 2050, mentre l’Ue registrerà nel periodo un incremento del 2,2-2,7% rispetto al punto di partenza (6,6% del Pil nel 2000).
Il rapporto sottolinea la portata dell’impatto del fattore demografico: il calo delle nascite (‘forti riduzioni avranno luogo in Italia, Spagna Germania’), la riduzione della popolazione in età lavorativa (dai 246 milioni del 2000 ai 203 milioni del 2050) e l’aumento degli ultrasessantacinquenni (da 61 a 103 milioni) faranno sì nel 2050 in Europa il rapporto fra lavoratori e pensionati sarà di 2 a 1 rispetto all’attuale 4 a 1. Ecco perchè saranno necessarie ‘ulteriori riforme’ dei sistemi previdenziali in diversi paesi.
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