Un accordo politico con numeri ancora insufficienti (5.000 posti un meno), ma con una revisione prevista entro sei mesi per rimediare: è questa la soluzione verso cui si sta avviando il Consiglio Affari interni dell’Ue, in corso a Bruxelles, che doveva decidere la redistribuzione (“relocation”) negli altri Stati membri di 40.000 rifugiati giunti in Italia (24.000) e in Grecia (16.000) da Siria ed Eritrea a partire dal 15 aprile scorso.
Dopo aver respinto la proposta della Commissione europea di ricollocare i richiedenti asilo secondo una chiave di redistribuzione obbligatoria, basata su criteri oggettivi (popolazione, Pil, disoccupazione, numero di rifugiati già presenti sul territorio), gli Stati membri non hanno rispettato l’impegno di decidere le cifre di comune accordo, volontariamente, ma in modo da arrivare comunque al totale previsto di 40.000.
Alla fine si è arrivati a circa 35.000 posti disponibili, con 5.000 che mancano ancora all’appello. Ma il funzionamento del dispositivo verrà riesaminato entro sei mesi, hanno spiegato fonti diplomatiche, per vedere se sarà stato efficace, e per decidere eventualmente come riempire il “buco” dei 5.000 posti mancanti.
Soprattutto la Polonia e la Spagna (ma anche diversi paesi dell’Est) si sono rifiutate di assumersi la propria parte degli oneri, restando ben al di sotto delle soglie che aveva previsto la Commissione europea. Varsavia ha offerto 1.000 posti, la metà di quello che chiedeva la Commissione, mentre Madrid sembra non abbia dato alcuna cifra, convinta che farlo creerebbe un “effetto chiamata” nei confronti dei migranti. In realtà, entrambi i paesi temono che l’accettazione della “relocation” possa entrare pesantemente nelle imminenti elezioni (in ottobre in Polonia e a novembre in Spagna) e dare armi polemiche agli avversari politici delle forze di governo, soprattutto sul fronte populista.
D’altra parte, la Francia ha accettato la cifra esatta che le aveva assegnato la Commissione (6.752 persone) e la Germania è disponibile ad andare anche più in là (9.000 invece di 8.763). Da notare anche la generosità dell’Irlanda, che ha deciso di accettare 600 rifugiati, pur avendo il diritto a un opt-out da questo tipo di decisioni, come la Gran Bretagna e la Danimarca.
Anche il Belgio ha dato le stesse cifre che gli aveva assegnato l’Escutivo Ue (818).
E’ attesa in serata una reazione del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che partecipa alla discussione a Bruxelles.

























