Una lunga serie di dubbi, di perplessità, di richieste di chiarimento, quando non di bocciature vere e proprie. Tutto questo emerge dall’analisi sulla Legge di Stabilità condotta dai tecnici del Servizio di bilancio del Senato, che ha il compito di esaminare il testo varato dal governo, analizzandone le conseguenze su economia e conti pubblici ed evidenziandone eventuali punti deboli. E, a leggere il dossier del servizio bilancio, ce ne sono parecchi. Prendiamo per esempio l’abolizione dell’ Imu sugli imbullonati, misura richiestissima dalle imprese e finalmente concessa dal Governo: secondo la relazione dei tecnici, “non è possibile riscontrare le valutazioni fornite” dalla legge di Stabilita’sulla quantificazione degli effetti dell’esenzione Imu. La stima, infatti, “consegue all’applicazione di alcune variabili che sembrano definite in modo soggettivo”, mentre la Relazione tecnica che accompagna la legge di Stabilita’ “non rappresenta i procedimenti logico-matematici sulla cui base tali variabili sono state individuate”. In altre parole: numeri a caso, almeno fino a prova contraria.
Analoghe preoccupazioni vengono espresse sul gettito che dovrebbe arrivare dal rientro dei capitali. Per i tecnici di Palazzo Madama, “appaiono necessarie maggiori informazioni in merito”, perché quelle fornite sembrano quanto meno approssimative: ” la stima, che la Relazione tecnica afferma essere supportata da informazioni acquisite dall’Agenzia delle entrate e dalle risultanze delle dichiarazioni acquisite, non parrebbe avallata dalla previsione di una clausola di salvaguardia che, di per sé, palesa il rischio che possano verificarsi scostamenti (in tutto o in parte) rispetto alla previsione di dette entrate”. Vale a dire: c’e’ la possibilità concreta che il gettito atteso (circa 2 miliardi) possa essere anche di molto inferiore a quanto indicato dalla Legge di stabilita’.
Incertezza massima anche lper quanto riguarda l’innalzamento del tetto per l’uso del contante da 1000 a 3000 euro: i “troppi interventi”, e troppo spesso ‘’divergenti’’ (oggi si abbassa il tetto, domani si alza, ecc) nonche’ la mancanza di ‘’valutazione specifiche sull’impatto finanziario’’, non rendono possibile “formulare valutazioni precise e fondate su analisi univoche ed incontrovertibili in merito alle conseguenze della misura in esame sui saldi di finanza pubblica”.
Altri chiarimenti, non privi di ironia, sono richiesti sull’introduzione del canone Rai in bolletta. In particolare, “servono dati aggiornati sia sulla platea dei contribuenti sia sul numero di evasori”: “considerato che la norma è volta ad estendere la platea dei contribuenti rispetto a quelli che, attualmente, pagano il canone Rai, sarebbe interessante, al fine di fornire elementi informativi nell’ambito dell’esame parlamentare della misura proposta, poter disporre di dati aggiornati in tema di evasione-inadempimento e morosità con riferimento sia al pagamento del canone Rai sia a quello delle utenze elettriche”. Gli esperti del Parlamento ritengono che “sarebbe utile poter acquisire anche informazioni sui livelli di morosità che si registrano in ordine al pagamento delle forniture di energia elettrica, ciò al fine di poter escludere eventuali ricadute sul gettito riveniente dai canoni TV in dipendenza del grado di morosità nel pagamento delle utenze elettriche”. Come dire: attenzione a non peggiorare le cose rispetto a oggi, sommando all’evasione del canone anche la morosita’ sulle bollette. Inoltre, “poiché si prefigurano maggiori entrate – ancorché prudenzialmente non contabilizzate, pur in presenza di un importo unitario del canone più contenuto- è ragionevole ipotizzare che l’individuazione del nuovo importo del canone sia stato effettuato tenendo conto, oltre che della sua adeguatezza rispetto alle esigenze di copertura di oneri alle quali la risorsa è destinata a legislazione vigente, delle risultanze di una analisi in merito all’entità della riduzione dell’evasione attesa in conseguenza dell’implementazione delle nuove modalità di pagamento del canone previste dalla disposizione in esame”. Per i tecnici, quindi, “sarebbe utile poter disporre della stima operata in merito, anche al fine di verificare se sia tenuto conto dell’impatto, sul gettito atteso, di eventuali contenziosi in relazione ad incertezze applicative che potrebbero derivare dalla nuova presunzione legale di possesso di apparecchio televisivo e dagli obblighi posti a carico di soggetti privati e non privi di rilevanza economica”.
E ancora, i tecnici definiscono tout court ‘’sovrastimati’’ i dati che la legge di stabilita’ presenta rispetto all’aumento del gettito Iva legato alle rimodulazioni delle aliquote a partire dal 2017, come effetto dello stop alle clausole di salvaguardia. Secondo gli esperti di palazzo Madama, infatti, le stime ‘si discostano in modo significativo” dai “riscontri effettuati sulle banche dati disponibili”.
Bacchettate arrivano anche per quanto riguarda il sistema della pubblica amministrazione. Sugli oltre 17 miliardi di risparmi che la legge di stabilita’ richiede alle regioni, scrivono i tecnici, “sarebbe utile una valutazione del Governo in merito alla effettiva praticabilità della misura”.Le regioni, infatti, sono tenute all`erogazione del contributo nel rispetto del finanziamento dei livelli essenziali di assistenza e dunque “il margine di intervento sulla diverse voci di bilancio su cui intervenire appare ristretto”.
Dubbi anche sulle modalità di compensazione ai Comuni del mancato gettito per la cancellazione della Tasi sulla prima casa e dell’Imu sui terreni agricoli. Nel dossier sulla manovra, gli esperti del Parlamento segnalano che “l’aumento della dotazione del fondo di solidarietà comunale in sostituzione del gettito Tasi per gli immobili adibiti ad abitazione principale” può determinare “un irrigidimento dei bilanci comunali, in quanto si limita la possibilità di manovra dei comuni a valere sulle proprie entrate a scapito della voce maggiormente rigida e fissa del fondo in esame”.
Inoltre, la stretta sul turn over nella pubblica amministrazione rischia di compromettere ulteriormente i livelli minimi di servizio dopo il precedente blocco delle assunzioni: “Andrebbero richieste adeguate rassicurazioni in merito alla effettiva e piena sostenibilità dell’irrigidimento del blocco parziale del turn over – si legge – dal momento che negli anni più recenti le amministrazioni hanno subito già un blocco drastico dei reclutamenti che potrebbe averle già messe nella condizione di non poter assicurare i livelli minimi di servizio”. Quanto al personale delle province, secondo gli esperti di Camera e Senato la legge di Stabilita’ ne mette a rischio “l’effettivo trasferimento”: “aver subordinato il trasferimento del personale in soprannumero alle capacità assunzionali delle Regioni e dei comuni e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a tale scopo nei bilanci dei predetti enti – si legge – potrebbe ostacolare l’effettivo trasferimento di detto personale, che nel frattempo rimarrebbe a carico dell’ente di provenienza senza che quest’ultimo abbia la titolarità delle funzioni non fondamentali cui precedentemente tale personale era adibito, con evidenti effetti onerosi a carico dei propri bilanci, oltre che una inefficiente allocazione del personale”.
I tecnici richiedono al governo anche chiarimenti sugli importi stanziati per il rinnovo dei contratti pubblici: la legge di Stabilita’ “si limita ad indicare l’importo annuo lordo”, mentre “sarebbe utile acquisire una stima dell’importo pro capite, lordo e netto, e in ragione mensile ed annua, degli incrementi retributivi che saranno consentiti con le risorse stanziate all’esito delle sessioni contrattuali previste dalla normativa vigente, alla luce dei dati concernenti il trattamento economico medio unitario annuo previsto per ciascuna categoria di personale, appartenente ai vari comparti contrattuali”. Com’e’ noto, il governo ha stanziato circa 200 milioni di euro sotto la voce ”rinnovi”: secondo i calcoli dei sindacati, equivalenti a ”una mancia” di circa 7 euro mensili pro capite.
Infine, per quanto riguarda la misura che consentirebbe agli over 63 di lavorare in part time, secondo i tecnici di Camera e Senato “il beneficio potrebbe riguardare circa 30.000 lavoratori, nell’anno di massima esposizione finanziaria e con utilizzo per l’intero anno della misura”.




























