La povertà in Italia non arretra e assume forme sempre più profonde e persistenti. È il quadro che emerge dal quarto Report statistico nazionale 2026 della Caritas italiana, che fotografa un Paese dove quasi un residente su dieci vive in condizioni di povertà assoluta e dove aumentano le situazioni di grave deprivazione materiale e sociale.
Secondo il rapporto, la quota di persone a rischio di povertà resta sostanzialmente stabile, passando dal 18,9% al 18,6%, mentre cresce quella di chi vive in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, salita dal 4,6% al 5,2%. Un dato che, secondo la Caritas, trova una delle sue principali cause nella progressiva erosione del potere d’acquisto dei salari.
La povertà assoluta continua a interessare circa 5,7 milioni di persone, appartenenti a oltre 2,2 milioni di famiglie che non dispongono delle risorse necessarie per mantenere uno standard di vita considerato dignitoso. Sebbene il rischio di povertà o esclusione sociale abbia registrato una lieve diminuzione tra il 2024 e il 2025, passando dal 23,1% al 22,6%, il valore resta superiore alla media europea del 20,9%. Un miglioramento che, evidenzia il rapporto, è legato soprattutto alla riduzione delle famiglie a bassa intensità lavorativa e non a un effettivo rafforzamento delle condizioni economiche generali.
In questo contesto la rete Caritas continua a rappresentare un presidio fondamentale di sostegno. Nel 2025 ha raggiunto circa il 6 per mille delle famiglie residenti in Italia e il 12% di quelle che vivono in povertà assoluta. Ma a preoccupare è soprattutto il carattere sempre meno episodico del disagio economico. Oltre un assistito su quattro, il 28,1%, è seguito dalla Caritas da almeno cinque anni, mentre diminuisce il numero dei nuovi utenti. Un segnale che, secondo l’organizzazione, testimonia come la povertà stia diventando sempre più cronica e strutturale.
Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto. Il 52% dei nuclei sostenuti dalla rete Caritas ha figli minori: si tratta di circa 147 mila famiglie, alle quali corrisponde almeno un numero equivalente di bambini e ragazzi che vivono in condizioni di ristrettezza economica.
Tra i fenomeni più evidenti emerge inoltre l’invecchiamento della povertà. L’età media delle persone assistite è salita a 48 anni, contro i 46 di due anni fa. Tra gli italiani raggiunge i 55 anni, mentre tra gli stranieri si attesta a 43. Particolarmente significativo il dato sugli over 65, che oggi rappresentano il 15,4% delle persone accolte, contro il 7,7% di dieci anni fa. In termini assoluti, sottolinea la Caritas, l’aumento è stato del 191%.
Negli ultimi dieci anni il numero delle persone accompagnate dai servizi Caritas perché indigenti o in situazioni di povertà è aumentato del 48%. La crescita più marcata si registra nel Nord Italia, dove l’incremento raggiunge il 61,8%. Proprio il Nord concentra oggi la quota più elevata di persone seguite dalla rete e presenta il carico medio più alto per singolo centro di ascolto: quasi 100 assistiti per struttura, con punte di 150 in Liguria e 106 nell’area Piemonte-Valle d’Aosta.
Il numero medio di assistiti per centro si attesta a circa 80 persone, in lieve calo rispetto alle 83 del 2024. Una riduzione che, precisa la Caritas, non deve essere interpretata come un miglioramento delle condizioni sociali, ma come l’effetto della crescente diffusione dei punti di ascolto sul territorio e del rafforzamento del cosiddetto welfare di prossimità.
Accanto all’emergenza economica si rafforza anche quella sanitaria. Secondo il rapporto, 5,8 milioni di italiani, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato almeno una volta a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno. Le cause principali sono le lunghe liste d’attesa e le difficoltà economiche.
Le disuguaglianze nell’accesso alle cure colpiscono soprattutto le persone con minori risorse economiche e livelli di istruzione più bassi. Alle difficoltà finanziarie si aggiungono spesso ostacoli informativi e culturali che rendono più difficile orientarsi tra servizi e procedure sanitarie. Una situazione che porta la Caritas a parlare sempre più apertamente di “inequità di salute”, una forma di esclusione che si intreccia con la povertà economica e ne amplifica gli effetti.
Il quadro che emerge dal rapporto è quello di una fragilità sociale diffusa, nella quale il disagio economico non appare più un fenomeno temporaneo ma una condizione che tende a consolidarsi nel tempo, coinvolgendo fasce sempre più ampie della popolazione, dagli anziani alle famiglie con figli, fino a chi rinuncia a curarsi per mancanza di risorse.

























