Il finanziamento del costoso passaggio alle 35 ore sta diventando un rompicapo senza fine per il governo francese, finora incapace di trovare le risorse necessarie senza incorrere nella censura del consiglio costituzionale.
Il consiglio costituzionale, che già a due riprese aveva bocciato misure destinate a finanziare la riduzione dell’orario di lavoro, ha nuovamente mandato all’aria il programma del governo, che contava di attingere alle casse previdenziali 16 miliardi di franchi, circa 4.800 miliardi di lire, per pagare, almeno in parte la salata fattura delle 35 ore, il cui costo è stimato attorno ai 100 miliardi di franchi all’anno. Per il governo infatti, era giusto che le casse, rimpinguate nel 2000 dal forte calo della disoccupazione favorito dalle 35 ore, contribuisse a finanziare gli incentivi e gli alleggerimenti fiscali promessi alle aziende che applicano la riduzione dell’orario di lavoro.
Secondo il gendarme della costituzione, invece, il surplus della Securitè sociale non va toccato, per non mettere a rischio “l’esigenza costituzionale” del suo equilibrio finanziario.
Una decisione, questa del consiglio costituzionale, che è considerata come un nuovo schiaffo al governo di Lionel Jospin e come una vittoria per la destra, che aveva fatto ricorso al consiglio costituzionale, e per gli imprenditori. Il Medef, la confindustria francese, aveva addirittura deciso di abbandonare la gestione delle casse previdenziali per protestare contro la decisione del primo ministro Lionel Jospin di “far pagare ai pensionati, malati e le famiglie” i costi del passaggio alle 35 ore.
“Bisogna rimettere in cantiere la legge sulle 35 ore e rendere alle parti sociali la responsabilità della durata dell’orario di lavoro” ha commentato oggi il numero 2 del Medef Denis Kessler chiedendo anche una riforma della Securitè Sociale.
Il governo, per bocca del segretario all’industria Christian Pierret, ha invece minimizzato la portata della decisione del Consiglio costituzionale, affermando che la decisione solleva soltanto »un problema giuridico relativamente secondario« che non rimette in questione la legge stessa.
Al di là delle polemiche politiche, il pollice verso del consiglio costituzionale, che è vicino all’opposizione, mette in evidenza ancora una volta l’incapacità del governo a risolvere il problema del finanziamento del passaggio alle 35 ore, misura che dal 1 gennaio sarà obbligatoria anche per le piccole e medie industrie e gli statali.
Tra le misure già bocciate in passato dal consiglio di stato vi era una tassa del 10% sugli straordinari per le aziende che non applicavano la riduzione dell’orario di lavoro, un’estensione di una ecotassa e un trasferimento delle imposte sul tabacco a favore delle 35 ore.
Secondo gli ultimi dati ufficiali, la riduzione dell’orario di lavoro ha creato o salvato nel 2001 circa 364.000 posti di lavoro. A due anni dalla sua entrata in vigore per le aziende con più di 20 dipendenti, la legge è applicata da 7 milioni di francesi.
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