Il quarto rapporto Agromafie sui crimini agroalimentari in Italia, elaborato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, è stato presentato oggi, mercoledì 17 febbraio, al Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede Coldiretti. I lavori sono stati introdotti da Gian Carlo Caselli, presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, seguito dalla presentazione di Gian Maria Fara, presidente Eurispes e dagli interventi di Andrea Orlando, ministro della Giustizia, Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e Roberto Moncalvo , presidente della Col diretti.
“Associazione per delinquere di stampo mafioso e camorristico; concorso in associazione mafiosa; truffa; estorsione; porto illegale di armi da fuoco; riciclaggio; impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita; contraffazione di marchi; illecita concorrenza con minaccia o violenza e trasferimento fraudolento di valori”: queste le tipologie di illeciti riscontrate con più frequenza all’interno del business delle Agromafie, che ha superato i 16 miliardi di euro nel 2015.
Per raggiungere l’obiettivo i clan “ricorrono a tutte le tipologie di reato tradizionali: usura, racket estorsivo e abusivismo edilizio, ma anche a furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, macellazioni clandestine o danneggiamento delle colture con il taglio di intere piantagioni. Con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione – si legge nel rapporto – i clan impongono la vendita di determinate marche e determinati prodotti agli esercizi commerciali che, a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare direttamente. Non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano – prosegue -, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy”.
Gli aspetti definiti “patologici” dell’indotto agroalimentare, come la lievitazione dei prezzi di frutta e verdura fino a 4 volte, nella filiera che va dal produttore al consumatore, sono, secondo l’analisi della Direzione Investigativa Antimafia, conseguenza “non solo dell’effetto dei monopoli”, ma anche “delle distorsioni e speculazioni dovute alle infiltrazioni della malavita nelle attività di intermediazione e trasporto”.
Ma, nonostante le puntuali denunce delle situazioni di irregolarità potrebbero far pensare che l’Italia sia irrimediabilmente culla della corruzione e delle mafie, le denunce del Rapporto Agromafie mettono in risalto come, nel nostro paese, questo genere di notizie “vengano alla luce poiché esiste un controllo severissimo” e perché i consumatori “possono contare sull’impegno dei diversi comparti specializzati delle Forze dell’Ordine”. La ricchezza delle informazioni sull’argomento dimostra che “i nostri cibi sono i più sicuri del mondo, perché sempre controllati da autorità diverse ed indipendenti. Circostanza che non si riscontra negli altri paesi, neppure in quelli dell’Unione europea. Dall’estero arrivano poche notizie di irregolarità dal momento che i controlli sono molto blandi. In Italia, al contrario, è prassi meritoria dell’Agenzia delle Dogane ispezionare scrupolosamente i prodotti alimentari di origine straniera e dai controlli emerge molto spesso mancanza di garanzie, di chiarezza, di indicazioni precise e veritiere”.
“Dalla lotta alla contraffazione e alla falsificazione dei prodotti alimentari italiani di qualità potrebbero nascere 300 mila nuovi posti di lavoro”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, aggiungendo:”Questi prodotti sono stati determinanti nel consentire all’Italia di raggiungere nel 2015 il record storico delle esportazioni agroalimentari di 36,8 miliardi dei quali ben il 20% è realizzato proprio dai prodotti alimentari dop/Igp e i dai vini doc/docg Ipg”. “Un risultato che potrebbe migliorare considerevolmente poiché 2 prodotti alimentari di tipo italiano su 3 in vendita sul mercato internazionale sono il risultato dell’agropirateria internazionale che sul falso Made in Italy fattura 60 miliardi di euro nel mondo” ha denunciato Moncalvo.
In testa alla classifica dei prodotti piu’ taroccati – rileva la Coldiretti ci sono i formaggi a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano che ad esempio negli Stati Uniti in quasi nove casi su dieci sono sostituiti dal Parmesan prodotto in Wisconsin o in California. Ma anche il Provolone, il Gorgonzola, il pecorino Romano, l’Asiago o la Fontina. Poi ci sono i nostri salumi piu’ prestigiosi dal Parma al San Daniele che spesso “clonati” ma anche gli extravergine di oliva e le conserve come il pomodoro san Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. La produzione annuale di imitazioni dei formaggi italiani – riferisce la Coldiretti – ha raggiunto negli Usa il quantitativo record di quasi 2228 milioni di chili, con una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni, tanto da aver superato addirittura la stessa produzione di formaggi americani come Cheddar, Colby, Monterrey e Jack. Tra i formaggi italiani Made in Usa piu’ gettonati – rileva la Coldiretti – ci sono la mozzarella (79 per cento), il Provolone (7 per cento) e il Parmesan (6 per cento), con quasi 2/3 della produzione realizzata in California e Wisconsin mentre lo Stato di New York si colloca al terzo posto. Uno scippo che riguarda anche denominazioni tutelate dall’Unione Europea con la produzione di Parmesan statunitense che ha raggiunto i 144 milioni di chili, circa la metà di quello originale realizzata in Italia. Se gli Stati Uniti sono i “leader” della falsificazione, le imitazioni dei formaggi italiani sono molto diffuse dall’Australia al Sud America, ma anche sul mercato europeo e nei Paesi emergenti, dove spesso il falso è arrivato prima delle produzioni originali. In questo contesto è particolarmente significativo il primo piano per l’export che prevede per la prima volta azioni istituzionali di contrasto all’italian sounding.
“A questa realtà – conclude la Coldiretti – se ne aggiunge pero’ una ancora piu` insidiosa: quella dell’italian sounding di matrice italiana, che importa materia prima dai paesi piu` svariati, la trasforma e ne ricava prodotti che successivamente vende come italiani senza lasciare traccia, attraverso un meccanismo di dumping che danneggia e incrina il vero Made in Italy, perché non esiste ancora per tutti gli alimenti l‘obbligo di indicare la provenienza in etichetta”.
INDICE DI CRIMINALITA’: LA MAPPA DEL TERRITORIO
Province | IOC | Province | IOC | Province | IOC |
Ragusa | 100,0 | Pistoia | 35,1 | Venezia | 15,6 |
Reggio Calabria | 99,4 | Cagliari | 34,7 | Bologna | 15,2 |
Napoli | 78,9 | Ancona | 34,5 | Brescia | 14,9 |
Pescara | 71,4 | Gorizia | 32,7 | Ravenna | 14,4 |
Caltanissetta | 69,4 | Teramo | 31,5 | Lucca | 14,3 |
Caserta | 68,4 | L’Aquila | 31,2 | Forlì-Cesena | 13,9 |
Foggia | 67,4 | Terni | 30,0 | Sondrio | 13,8 |
Vibo Valentia | 65,3 | Viterbo | 29,1 | Varese | 12,9 |
Crotone | 58,4 | Italia | 29,1 | Massa-Carrara | 12,5 |
Catania | 57,5 | Trieste | 27,9 | Siena | 12,1 |
Perugia | 55,9 | Ascoli Piceno | 27,8 | Verona | 11,5 |
Catanzaro | 55,3 | Oristano | 27,1 | Pavia | 11,1 |
Imperia | 54,3 | Grosseto | 26,9 | Padova | 11,0 |
Brindisi | 51,6 | Alessandria | 26,9 | Reggio nell’Emilia | 10,4 |
Frosinone | 49,3 | Roma | 26,7 | Cremona | 10,3 |
Siracusa | 49,2 | Chieti | 26,3 | Mantova | 9,4 |
Isernia | 48,9 | Novara | 24,5 | Udine | 9,3 |
Enna | 48,4 | Savona | 24,1 | Modena | 8,7 |
Palermo | 47,5 | Asti | 24,0 | Lodi | 8,6 |
Cosenza | 47,3 | Prato | 24,0 | Piacenza | 8,1 |
Nuoro | 46,3 | Arezzo | 23,9 | Parma | 7,7 |
Sassari | 45,9 | Genova | 23,4 | Ferrara | 6,4 |
Trapani | 45,3 | Macerata | 23,3 | Bergamo | 5,9 |
Salerno | 44,3 | Verbano-Cusio-Ossola | 22,7 | Cuneo | 5,7 |
Agrigento | 43,4 | Rimini | 21,7 | Como | 5,6 |
Latina | 43,3 | Rovigo | 21,3 | Vicenza | 4,6 |
Potenza | 42,9 | Livorno | 20,2 | Pordenone | 3,0 |
Campobasso | 42,7 | Fermo | 19,7 | Bolzano | 1,5 |
Avellino | 42,3 | Rieti | 19,6 | Belluno | 0,9 |
Barletta-Andria-Trani | 40,9 | Vercelli | 19,1 | Trento | 0,6 |
Bari | 40,9 | Biella | 18,8 | Treviso | 0,5 |
Messina | 40,6 | Torino | 18,8 | Monza e della Brianza | 0,1 |
Taranto | 39,4 | Firenze | 18,8 | Lecco | 0,0 |
La Spezia | 38,7 | Milano | 17,9 | Carbonia-Iglesias | . |
Lecce | 37,4 | Pesaro e Urbino | 17,3 | Medio Campidano | . |
Matera | 37,3 | Pisa | 17,1 | Ogliastra | . |
Benevento | 35,7 | Aosta | 17,1 | Olbia-Tempio | . |
Fonte: Eurispes





























