Nuovo intervento della Corte costituzionale in materia di rappresentanze sindacali aziendali (RSA). Con la recente sentenza n. 156/2025, la Consulta estende tale diritto non solo ai sindacati partecipanti alle trattative per la stipula dei contratti collettivi applicati in azienda, ma anche a tutte le sigle comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
“La Consulta – commenta Giovanni Costantino, giuslavorista e capodelegazione Aris, Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari – è partita da riflessioni sostanzialmente condivisibili ma ha individuato una soluzione destinata a generare confusione tra i datori di lavoro, ai quali affida il compito (impossibile) di valutare il grado di rappresentatività di ciascun sindacato”.
Per Costantino, infatti, «gli imprenditori non dispongono degli strumenti necessari per una simile valutazione, che presuppone non solo un’approfondita conoscenza dei singoli sindacati e l’accesso a dati non sempre reperibili, ma anche un elevato grado di discrezionalità che rischia di generare tensioni nelle relazioni sindacali con un inevitabile aumento del contenzioso».
Quella individuata dalla Corte costituzionale, tuttavia, non rappresenta una soluzione stabile, in quanto invita il legislatore a intervenire in materia per delineare un assetto normativo capace di valorizzare l’effettiva rappresentatività in azienda.
“Un intervento legislativo sulle relazioni sindacali in azienda – precisa Costantino – è atteso da molto tempo e, dopo la recente decisione della Consulta, è addirittura urgente, se si vuole evitare il caos. Sarà necessario però che la nuova disciplina assicuri anche uno stretto collegamento tra i soggetti abilitati al tavolo nazionale, sulla base della loro rappresentatività, e quelli da accreditare a livello aziendale”.
“Se ciò non avvenisse – conclude – si assisterebbe a un inevitabile radicalizzarsi delle posizioni di alcune sigle a livello decentrato, nonché a una maggiore instabilità delle relazioni sindacali”.



























