A fine 2025 gli iscritti alla previdenza complementare in Italia sfiorano quota 10,5 milioni, in crescita del 4,8% rispetto all’anno precedente, pari al 39,9% delle forze di lavoro. È quanto emerge dalla relazione annuale della Covip, presentata alla Camera, che fotografa un sistema in consolidamento sia sul fronte delle adesioni sia su quello delle risorse accumulate, ma ancora caratterizzato da squilibri strutturali legati a età, genere e area geografica.
Nel dettaglio, i fondi negoziali raggiungono 4,4 milioni di iscritti (+6,1%), i fondi aperti 2,2 milioni (+8,7%), i Pip (piani individuali pensionistici) 3,8 milioni (+2,9%), mentre i fondi preesistenti si attestano a 666mila aderenti. La crescita complessiva si accompagna però a una partecipazione non uniforme: gli uomini rappresentano il 61,2% degli iscritti contro il 38,8% delle donne, mentre sul piano territoriale oltre la metà degli aderenti (57,3%) si concentra nelle regioni del Nord. Resta inoltre forte la concentrazione nelle fasce d’età centrali e prossime alla pensione, anche se cresce la presenza dei giovani sotto i 35 anni, saliti al 20,8% del totale.
Sul piano finanziario, le risorse accumulate raggiungono i 262 miliardi di euro, in aumento del 7,7%, pari all’11,6% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi versati nel 2025 ammontano a 22,4 miliardi (+8,7%), con una crescita diffusa tra tutte le forme e una contribuzione media più elevata tra i lavoratori dipendenti, anche grazie al peso del Tfr. Nel complesso, gli iscritti versanti sono 7,4 milioni, mentre circa 2,7 milioni risultano non attivi.
Sul fronte dei rendimenti, la Covip registra risultati positivi per tutte le linee di investimento: i comparti azionari hanno realizzato performance medie tra il 7,5% e il 10%, quelli bilanciati tra il 3,5% e il 5,5%, mentre anche le linee obbligazionarie hanno chiuso l’anno con segno positivo. Nel medio-lungo periodo, i comparti a maggiore componente azionaria mostrano un rendimento medio annuo intorno al 5% nell’ultimo decennio, superiore alla rivalutazione del Tfr, pari al 2,5%. La Covip segnala tuttavia come le linee azionarie restino ancora una scelta minoritaria, con il 13,9% degli iscritti.
Nel corso della relazione, il presidente della Covip Mario Pepe ha definito il sistema “sostanzialmente solido” anche in un contesto macroeconomico segnato da forte incertezza geopolitica, sottolineando la stabilità delle risorse grazie all’equilibrio tra contributi e prestazioni e richiamando il ruolo delle recenti innovazioni normative per ampliare la platea degli aderenti, anche attraverso meccanismi di adesione automatica.
Sul tema interviene la Cgil, che attraverso la segretaria confederale Lara Ghiglione, definisce la relazione come una conferma “della solidità e della crescita della previdenza complementare”. Secondo Ghiglione, “l’aumento degli iscritti, delle risorse accumulate e dei contributi versati dimostra la capacità del sistema di consolidarsi e rappresentare sempre più un importante strumento di tutela previdenziale per milioni di lavoratori”.
Non mancano, però, alcune criticità: “Si evidenziano difficoltà che continuano a riguardare soprattutto giovani e donne”, afferma Ghiglione. Allo stesso tempo, il rapporto “conferma la crescente consapevolezza dell’importanza di costruire una tutela previdenziale integrativa in un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalle trasformazioni del mercato del lavoro”, valorizzando il ruolo dei fondi negoziali come “principale pilastro della previdenza costruita dalla contrattazione collettiva” e modello basato su “parti sociali, bilateralità e contratto”.

























