“Basta alibi contro la patologia del lavoro nero, diffusa in particolar modo nel centro sud e che si dispiega soprattutto nell’edilizia, nell’agricoltura e nella filiera turistico-commerciale. Per reprimere le violazioni «occorre agire con fermezza e intelligenza”. Questo il messaggio lanciato dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che intervenendo al convegno sul tema del contrasto al lavoro nero organizzato presso la scuola di polizia tributaria della Guardia di Finanza ad Ostia, ha indicato come fondamentale l’attività di vigilanza e sottolineato l’importanza della collaborazione con le Fiamme Gialle, l’arma dei carabinieri e l’Agenzia delle Entrate.
“L’attività di vigilanza sulla regolarità del lavoro – ha affermato Sacconi – ha compiuto un salto di qualità attraverso la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza e l’Arma dei Carabinieri. In particolare, con la Guardia di Finanza si è stabilita una collaborazione relativa all’incrocio delle informazioni e allo stesso tempo sull’operatività, soprattutto nel Mezzogiorno, con riguardo all’agricoltura, all’edilizia, alla filiera dei servizi che sono gli ambiti più produttivi in cui, purtroppo, più si trova quel lavoro nero che costituisce la privazione dei diritti”.
Nel 2010, secondo gli ultimi dati forniti dallo stesso ministero del Lavoro e considerando le ispezioni complessivamente attuate, sono stati scoperti oltre 133 mila lavoratori in nero, il 57% dei quasi 233 mila lavoratori irregolari. Il lavoro nero, ha affermato il comandante della Scuola di Polizia tributaria, generale di divisione Giorgio Toschi, “genera un duplice effetto negativo, sia per i lavoratori, che non hanno certezze sulla stabilità del rapporto d’impiego, sia sulla tutela dei propri diritti alla salute e alla sicurezza”.
Ma, soprattutto, “per il nostro Paese, perché lo sfruttamento dei lavoratori – ha proseguito – frena la crescita dell’economia legale e favorisce la proliferazione di forme criminali pericolose». Per questo viene mantenuta «alta l’azione di contrasto»: nel corso del 2010 tale azione ha portato a risultati «di assoluto rilievo» con la scoperta di oltre 18.500 lavoratori in nero (di cui circa 5.500 di origine extracomunitaria), il 12% in più rispetto al 2009 e con l’individuazione di 8.850 evasori totali (il 18% in più sul 2009), ossia imprese e lavoratori autonomi che, pur producendo reddito, non hanno presentato le dichiarazioni fiscali, restando quindi del tutto sconosciuti al fisco”. (LF)
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