Alla fine, l’unita sindacale ha tenuto e l’incontro con la Confindustria per la riforma dei contratti e’ stato annullato. Quanto alla solitaria presenza della Cisl stamattina a Viale dell’Astronomia, il segretario Uil Carmelo Barbagallo la spiega cosi: “da Via Po ci hanno spiegato che erano presenti, si, ma solo per illustrare la loro posizione”. Insomma, sostanzialmente, una visita di cortesia.
Barbagallo, inoltre, conferma che “non si svolgerà sino a quando non saranno riavviati i confronti per i rinnovi dei contratti nelle categorie interessate”. Cioe’ esattamente la posizione annunciata dai leader di Cgil, Cisl e Uil ieri sera, nel corso del convegno organizzato dalla Cisl a Via Rieti.
Confindustria, ricorda il leader della Uil, “si era impegnata a rispettare l`autonomia delle proprie Federazioni invitandole a proseguire nelle trattative di categoria. Evidentemente, però, ci deve essere stato un difetto di comunicazione o organizzativo perché quelle assicurazioni sono cadute nel nulla. Quando quelle condizioni pattuite saranno rispettate, noi saremo pronti a riprendere il negoziato interconfederale per la riforma del sistema contrattuale”.
“Peraltro – conclude Barbagallo -, “è dallo scorso mese di febbraio che come Uil abbiamo avanzato una proposta di modifica dell`attuale modello contrattuale, ma non ci hanno dato ascolto e ora si vedono le conseguenze. Adesso spetta alla Confindustria fare presto”.
Intanto, in un’intervista andata in onda questa mattina su RadioArticolo1, il segretario confederale Cgil, Fabrizio Solari, aveva dichiarato: “Si discute di nuovi assetti e modelli contrattuali, ma ci sono più di cinque milioni i lavoratori in attesa di rinnovo. È importante che le categorie provino a chiudere le vertenze aperte, parlo di chimici e alimentaristi, che hanno già approvato le relative piattaforme e avviato gli appuntamenti con le rispettive controparti, e non solo a beneficio dei lavoratori, ma delle stesse imprese, perché rinnovare i contratti significa aiutare la domanda interna a crescere, il vero handicap della nostra industria.”
“Sul costo del lavoro – secondo Solari –, il nostro differenziale non è poi così significativo con il resto d’Europa; anzi, è in linea con Germania e Francia, che hanno addirittura un cuneo fiscale più alto del nostro. Con quei due paesi, lo spread è di valore aggiunto, cioè di produttività e specializzazione. In particolare, ciò che è mancato in Italia negli ultimi vent’anni è una quantità sufficiente d’innovazione nell’industria, di processo e di prodotto. Una politica a sostegno della ripresa economica dovrebbe incentivare non tanto l’abbattimento del costo del lavoro, quanto la crescita degli investimenti, tutto il contrario di quello che sta facendo il Governo Renzi”.
“Sostenere la necessità di adeguare i salari – ha concluso l’esponente Cgil –, significa dare una spinta alle imprese, a patto che facciano investimenti e rinnovino i ccnl. Da tale punto di vista, paradossalmente, la redistribuzione della ricchezza è l’unica cura che può davvero aiutare la ripresa, che oggi è largamente sostenuta solo da fattori esterni, come l’intervento della Bce, il calo del prezzo del petrolio, ecc”.
Anche il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, è intervenuto, in un intervento riportato sull’Unità di oggi, al dibattito intorno al rinnovo contrattuale. Rispetto a quanti, anche nel sindacato, avanzano una proposta di rinnovo contrattuale annuale sul salario e triennale sulle norme evocando il “modello tedesco”, il leader della Fim, ricorda, che ciò non ha “nulla a che fare con il modello tedesco e molto con l’ignoranza delle differenze rispetto al nostro sistema”.
Per Bentivogli “la Germania -quindi- non è quel paradiso della contrattazione che alcuni sognano. La copertura dei contratti si aggira intorno al 45% nei Länder dell’Ovest e 40% in quelli dell’Est, inoltre, in Germania i contratti collettivi valgono per i soli iscritti al sindacato della categoria contraente, i quali sono gli unici titolati, tra l’altro a partecipare al voto sugli accordi e sugli scioperi”.
Ricordando come invece in Italia il contratto metalmeccanico si applica alla generalità dei lavoratori (1.700.000 circa) iscritti e non e data l’etereogenità delle aziende interessate ha come solo obiettivo recuperare l’inflazione. Sulle deroghe, che tanto hanno fatto discutere in Italia, ricorda Bentivogli, “dal 2004 in Germania con l’accordo di Pforzheim, sono previste deroghe al Contratto d’area, possibilità introdotta in Italia con il Contratto del 2009 sottoscritto da Fim e Uilm. Una scelta di buonsenso fu fatta da Cgil, Cisl e Uil nel Testo Unico del 2014 che tuttavia – ricorda Bentivogli – fornì alla Fiom l’occasione di creare il casus belli con il rifiuto di firmare il contratto”.


























