“Aprire una vertenza in difesa del SSN ai cittadini per mettere in discussione ruoli e funzioni, posizioni di rendita e inefficienze di sistema, fuori da fallimentari logiche di appartenenza corporativa”. E’ quanto deciso nel corso dell’Assemblea Nazionale dei Delegati sindacali di 7 organizzazioni del comparto e della dirigenza del SSN (Uil-Fpl, Fp-Cgil, Nursind e Nursing Up per il comparto, Uil-Fpl medici, Aaroi Emac, Fassid, Fp-Cgil medici e dirigenti sanitari e Fvm per l`area della dirigenza) riuniti a Roma in una iniziativa comune in rappresentanza di medici, veterinari, farmacisti, psicologi, biologi, chimici, infermieri, tecnici, amministrativi, operatori e dipendenti delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere del Servizio Sanitario Nazionale.
“La sanità pubblica universalistica e solidale è il più grande patrimonio di cui dispongano i cittadini di questo Paese – si legge nel documento finale – eppure, decenni di distruzione sistematica hanno portato il SSN al punto di rottura. Ma le lavoratrici e i lavoratori del SSN non sono corresponsabili di questo sfascio, e oggi che il clima nei luoghi di lavoro si è arroventato oltre ogni sopportabilità non intendono far da capro espiatorio e lo denunciano pubblicamente a tutta la cittadinanza.
Non si può accettare che un patrimonio pubblico di solidarietà e eccellenza professionale sia svenduto sul mercato privato per incapacità, o per monetizzare le possibilità di cura a vantaggio delle assicurazioni o di altri commercianti di salute. Una delle vergogne di questo paese è quella di avere 6 milioni di poveri, anche di lavoratori poveri, alle cui famiglie deve essere garantita almeno un`assistenza sanitaria del livello consono a un paese del G7, e che invece sono lasciate senza cure, nelle diseguaglianze di una autonomia differenziata che porterà la sanità del sud a distanze siderali da quella del nord”.
Dai lavori è scaturita una piattaforma per ridisegnare il Servizio Sanitario Italiano che deve essere: “Universale ed equamente diffuso sul territorio nazionale,pubblico, integrato, multiprofessionale e interprofessionale,governato”. E individuare gli obiettivi: “Reale e finanziata abolizione del tetto di spesa per il personale, in particolare per quello socio-sanitario: assunzioni a tempo indeterminato, basta precariato e rapporti di lavoro atipici.vMettere fine ai processi imperanti di appalto del personale e al lucro delle cooperative.Razionalizzare il ricorso alle prestazioni aggiuntive, che, sebbene siano una modalità temporanea prevista dal CCNL per l`abbattimento delle liste di attesa, oltre che un argine alla inaccettabile esternalizzazione dei servizi e dei professionisti, non devono aumentare indiscriminatamente oltre i limiti delle strette necessità e modalità per le quali sono previste, distraendo in tal modo risorse preziose per l`obiettivo irrinunciabile delle assunzioni di nuovo personale dipendente. Finanziare le retribuzioni dei professionisti sanitari con risorse contrattuali a tutt`oggi drammaticamente sottofinanziate, 5,78% di aumento previsto dalla legge di bilancio per il CCNL 2022-2024, a fronte di un`inflazione maturata nel triennio che raggiunge il 17%, una perdita di potere d`acquisto di 11,22 punti che non ha eguali neanche con il blocco contrattuale perdurato per 6 anni dal 2010 al 2016. Finanziare adeguatamente la formazione di tutti i professionisti attraverso la revisione del numero programmato e con l`introduzione del contratto formazione lavoro per le specializzazioni, mettendo fine all`utilizzo indiscriminato e improprio degli specializzandi per tappare le carenze di personale. Programmare una sicura transizione digitale alla quale si dovranno adeguare i sistemi e le pratiche sanitarie”.





























