Alte adesioni, con punte che hanno toccato il 100%, al primo sciopero generale unitario dopo otto anni, indetto per oggi dai sindacati dei metalmeccanici per chiedere il rinnovo del contratto.
“Credo che la risposta di oggi – sottolinea il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, presente a Milano – sia una risposta che deve far riflettere le imprese. Mi auguro che da domani si rendano disponibili a fare la trattativa per fare un contratto. Se così non sarà – prosegue il leader della Fiom – noi siamo pronti ad andare avanti fino a quando un contratto degno di questo nome lo porteremo a casa.”
Per Landini, Federmeccanica “si deve mettere in testa che il contratto, sulla base delle sue proposte, non lo firmeremo mai”. Landini ha invitato quindi la Federazione dell’industria metalmeccanica “a risedersi al tavolo delle trattative” e a “non assumersi la responsabilità di uno scontro del quale adesso il Paese non ha bisogno”. Il dirigente dei metalmeccanici della Cgil ha ribadito poi la richiesta al Governo di “fare un provvedimento urgente per defiscalizzare gli aumenti dei contratti nazionali di lavoro che riguardano milioni di persone”.
Per il segretario generale Fim-Cisl Marco Bentivogli, che oggi è a Napoli per manifestare con i lavoratori, è necessario riaprire immediatamente il negoziato per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici, ancora in stallo a causa di un vero e proprio “muro contro muro” di Federmeccanica, ferma sulle posizioni annunciate il 22 dicembre scorso. “Dopo 13 incontri e 6 mesi di trattativa, – sottolinea Bentivogli – Federmeccanica è rimasta ferma sulla proposta di rinnovo di contratto per il 5% della categoria. Una soluzione inaccettabile per i sindacati. La salvaguardia del potere d’acquisto va fatta per tutti – prosegue il leader della Fim -. I vertici di Federmeccanica devono riaprire subito il negoziato”. È la proposta non può che essere quella di un accordo “che copra tutti i lavoratori”.
Secondo i dati elaborati da Fim-Cisl la proposta attuale porterebbe all’uscita dal contratto nazionale del 95% delle imprese con la conseguenza di non migliorare i salari né la produttività. Il timore è di una “balcanizzazione” delle relazioni industriali.
A Reggio Emilia, durante il presidio dei lavoratori davanti la sede locale di Unindustria in via Toschi, prende parola il segretario genrale della Uilm-Uil Roco Palombella: “Questa è la città del tricolore che ha unificato l’Italia –ha sottolineato Palombella- ed è inammissibile che i vertici degli imprenditori metalmeccanici ci propongano di dividere un milione e seicentomila addetti del settore con aumenti differenziati e paghe altrettanto differenti”. Per Palombela, il primo livello contrattuale deve dare aumenti retributivi a tutti i metalmeccanici “e non ad una loro esigua minoranza”, perché va recuperato il potere d’acquisto “tenendo conto dell’inflazione e della crescita del settore”. Per il leader dalla Uilm, “la forza espressa dai lavoratori metalmeccanici che oggi hanno incrociato le braccia in ogni dove indurrà Federmeccanica a fare marcia indietro”.



























