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Home - Blog - Se Renzi il disintermediatore decreta la fine della disintermediazione

Se Renzi il disintermediatore decreta la fine della disintermediazione

di Nunzia Penelope
11 Dicembre 2020
in Blog
Se Renzi il disintermediatore decreta la fine della disintermediazione

E no, non è uno scioglilingua: nel suo intervento al Senato il leader di Italia Viva ha ricordato a Conte che sul Recovery Plan deve essere consultato anche il sindacato. Una inversione di rotta sorprendente, da parte di chi al sindacato non ha mai mostrato attenzione,  e che forse varrebbe la pena di approfondire.

Forse è solo un dispetto a  Giuseppe Conte, che appena qualche settimana fa aveva sdegnosamente respinto l’idea di tornare alla concertazione. O forse è la voglia di stupire, richiamando in scena quel sindacato che proprio lui, ai tempi del suo governo, aveva contribuito a emarginare. Sta di fatto che al minuto 8 e 11 secondi, dei 12 minuti e 32 secondi complessivi del suo intervento di martedì al Senato – un duro j’accuse al governo che procede in solitudine sul Recovery Plan, non consultando nessuna delle parti che dovrebbe invece consultare – Matteo Renzi la butta lì: “se questo è il Piano Marshall del futuro – scandisce rivolto al premier- dove sono i sindaci? Dove è il terzo settore?”. E poi, dopo una pausa a effetto, ecco la sorpresa: “dove sono i sindacati?”.

La sorpresa, ammette Renzi è anche verso se stesso: ‘”mai avrei immaginato di dirlo”, chiosa con sincerità. Lui, proprio lui che ai sindacati ha riservato frasi sprezzanti, dal “ce ne faremo una ragione”, riferito a ogni loro possibile dissenso su un qualche provvedimento varato dal suo governo, al famoso “gettone telefonico nell’Iphone” a Susanna Camusso, adesso rimprovera a Conte di non convocarli al tavolo del confronto sulla destinazione dei 209 miliardi di risorse europee destinate alla ricostruzione post covid del paese. Ebbene, si: todo cambia, e cambia anche l’atteggiamento nei confronti delle parti sociali. Perché va detto che Renzi premier, da questo punto di vista, non ha mai fatto differenze tra rappresentanti delle imprese e dei sindacati: unico capo del governo, da decenni, a snobbare sistematicamente le assemblee di Confindustria, per dire.

L’accusa di Renzi a Conte d’altra parte è esattamente la stessa che  da mesi gli rivolgono proprio i sindacati: Cgil, Cisl e Uil non fanno passare giorno senza chiedere al governo di essere consultati sul Recovery Plan, ma non solo: anche semplicemente di essere chiamati a confrontarsi sui temi di loro specifica competenze, come sarebbe normale, dai vari ministri. Un esempio per tutti: lo sciopero dei dipendenti pubblici del 9 dicembre scorso, deriva dal fatto che la responsabile della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone, non ha mai avviato la trattativa con i sindacati, pur avendo ricevuto nel febbraio scorso la piattaforma unitaria. L’unica ‘convocazione’ ricevuta dal governo, qualche settimana fa, si è risolta in un paio d’ore di anticamera (online, ma pur sempre anticamera) e in sette minuti  esatti di colloquio (sempre online) con Conte. Il quale ne ha approfittato per ribadire che a lui la concertazione fa proprio orrore, e che no, non la farà mai.

Improvvisamente, insomma, Matteo Renzi, il disintermediatore, accantona la disintermediazione e sposa le posizioni dei sindacati. E non è nemmeno la prima volta: qualche giorno fa il leader di Italia Viva ha infatti dichiarato di essere perfettamente d’accordo (anche qui, stupendosi di se stesso) con Maurizio Landini, che in una intervista a Repubblica aveva una volta di più sollecitato un confronto col Governo sul Recovery Plan e sulla legge di bilancio. Cosa si può leggere in questa inatteso riavvicinarsi al “nemico” di sempre, e in particolare, a quanto pare, proprio alla Cgil, la confederazione piu dura contro Renzi e il suo governo, sia sul Jobs act che sul referendum costituzionale, nella sconfitta del quale, va ricordato, la confederazione di corso italia ha giocato un ruolo non irrilevante? Difficile dirlo. Ai politilogi che il giorno dopo hanno analizzato l’intervento di Renzi al Senato questo passaggio sui sindacati deve essere sfuggito, o forse semplicemente non ha interessato, perché non se ne trova traccia sui media.

Eppure, Renzi non fa e non dice mai nulla per caso. Se per esempio fossero vere le voci che lo vogliono pronto a buttare giù Conte per sostituirlo con un diverso esecutivo, sarebbe normale che provi a costruirsi, prima, una rete di alleanze; e che in queste siano compresi anche i sindacati. Magari con l’obiettivo di gettare le basi per quel grande Patto Sociale di cui ogni tanto si parla, e che sarebbe fondamentale per portare l’Italia fuori dalla crisi post pandemia, ma di cui Conte non è disposto nemmeno a parlare. Forse è solo fantapolitica, per carità; anzi, sicuramente lo è. Ma, come già detto, Renzi non fa niente per caso. E se un giorno si dichiara d’accordo con Maurizio Landini, e il giorno dopo prende nuovamente le parti del sindacato (per di più in una sede ufficiale come il Senato), potrebbe venire perfino il sospetto che dietro le frasi pubbliche ci siano contatti privati già in via di costruzione. Del resto, come dice la nota regola dei gialli: un indizio è un indizio, ma due indizi fanno una prova, o quasi.

Nunzia Penelope

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