Sicilia terra di disastri già subiti e drammaticamente dimenticati fino a pochi giorni fa quando la solare cittadina di Niscemi si è sgretolata e ancora precipita incessantemente sotto i nostri occhi, Il disastro e la responsabilità non è solo della natura ma degli uomini, e l’evento non poteva non essere prevedibile e il carico edilizio che si è prodotto su un terreno già fragile diventato un dirupo sapendo che già trent’anni fa. Nel 1997 vi fu una prima frana e lì si cominciò a comprare l’acqua per i 28mila abitanti, che pagano le bollette ma comprano l’acqua mettendola in grosse cisterne bianche e azzurre a forma di cupola. I razionamenti sono la regola.
La frana in Sicilia è di casa: l’autostrada Messina -Palermo e Messina – Catania cade a pezzi, con i progettisti che devono mettere in sicurezza le frane mentre i massi incombono sulle case e sulle strade – come per esempio a Letojanni- ma che aspettano, aspettano, aspettano. Di crolli è piena la storia della Trinacria. Il crollo del viadotto Scorciavacche, il viadotto Himera… Ad Agrigento il sito Grandangolo segnala i crolli dal 2009, il viadotto Geremia, il ponte sul fiume Verdura, ponte e viadotto Petrulla… Mentre la protezione civile regionale ha diffuso un avviso per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico, valido 48 ore con allerta gialla, mentre sulla strada provinciale di contrada Tre fontane dove c’è una frana la crisi si è aggravata.
La recente e vasta frana a Niscemi (Caltanissetta), con un fronte di 4 km e oltre 1.600 sfollati evidenzia la fragilità idrogeologica italiana. Questo fenomeno, innescato da piogge intense su terreni argillosi e aggravato da decenni di edilizia incontrollata, simboleggia un dissesto diffuso, non solo siciliano. E non sono eventi improvvisi: è il risultato di una combinazione ben nota di fattori geologici, climatici e antropici che caratterizzano gran parte della Sicilia centro-meridionale.
La scienza dei versanti instabili offre una chiave di lettura chiara di quanto sta accadendo. Niscemi è dominata da argille plioceniche, deposte tra circa 5,3 e 2,6 milioni di anni fa, associate a marne, argille sabbiose e, a maggiore profondità, livelli gessosi ed evaporitici. Un pendio inarrestabile con edifici, strade, reti idriche e fognarie che possono alterare l’equilibrio idrico del pendio. Perdite nelle condotte, drenaggi insufficienti, impermeabilizzazione del suolo e carichi aggiuntivi in sommità non sono la causa diretta della frana, ma possono accelerarne l’evoluzione e amplificarne gli effetti e l’acqua finché rimane nella terra imbibisce il pendio che non si arresta. Ma allora, perché costruire abitazioni lì?
Alessandra Servidori























