La guerra dei nervi tra governo e sindacati sulla riforma dei contratti ha vissuto oggi una giornata piuttosto interessante. Mentre a Milano Cgil Cisl e Uil riunivano 1.500 delegati lombardi delle tre confederazioni, per rilanciare con forza la loro proposta unitaria sulla contrattazione, a Roma, nelle stesse ore, il governo rilanciava a sua volta la ferma intenzione di intervenire direttamente sulla materia.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha infatti confermato che il governo intende ‘’dare una nuova cornice legislativa alle relazioni industriali’’, e che per farlo e’ pronto a intervenire ‘’in qualsiasi momento’’,, ‘’anche domani’’. Il dibattito in corso, ha precisato, “è slegato dalle dinamiche interne di qualsiasi organizzazione datoriale o sindacale’’. Non c’e’ ancora una data, è vero, ma ‘’tecnicamente, si può fare in qualsiasi momento’’, almeno in parte: alcuni interventi, infatti, prevedono dei costi, e quindi devono essere inseriti nella legge di Stabilità (il che rinvierebbe la partita all’autunno) ma altri ‘’non hanno costi, e possono quindi essere approvati in qualsiasi momento’’.
Fin qui Nannicini. Ma parole molto simili sono arrivate anche dal ministro del Lavoro: la discussione nel Governo su nuove relazioni industriali e contrattazione aziendale, ha detto Giuliano Poletti, è “aperta” e ognuno, compreso le parti sociali, ha una sua responsabilità: “Le parti hanno una responsabilità e la utilizzeranno come meglio credono. Governo e Parlamento hanno una responsabilità e quando si convinceranno che è necessario e opportuno intervenire, lo faranno”. “Bisogna immaginare una logica nuova – ha aggiunto- cambiamo radicalmente il contratto, non servono schemi rigidi o altre gabbie”.
Questo a Roma. A Milano, invece, una musica completamente diversa. Davanti alla affollatissima platea del teatro Dal Verme, pieno come nelle migliori occasioni, i tre leader di Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito che la proposta unitaria lanciata all’inizio dell’anno e’ la sola strada possibile per riformare i contratti. L’iniziativa milanese, del resto, è stata organizzata proprio con l’obiettivo di togliere al governo spazi, e alibi, per un intervento diretto, ed e’ stata un successo (confermato, per una volta, anche dall’hastag #cgilcisluil, che per alcune ore in mattinata e stato in testa alle classifiche di Twitter).
Susanna Camusso, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo hanno ripetuto la necessità di mantenere il contratto nazionale, pur potenziando al massimo la contrattazione di secondo livello: quella che tutti considerano un ‘’must’’ per rilanciare la produttività, la competitività, aumentare le buste paga, ecc. E che, tuttavia, risulta dai dati essere un ‘’must’’ assai poco sentito, visto che vi ricorre appena il 20% delle imprese. Una soluzione per incentivarla e’ quella di detassare il salario contrattato in azienda, e dovrebbe infatti essere questa una delle misure del governo, che nel Def si e’ impegnato a rendere strutturale la detassazione fino al 2020. Tuttavia, essendo uno di quegli interventi che comportano un costo, come osserva Nannicini, si suppone che dovrà attendere di essere inserita nella prossima legge di Stabilità, sempre che ci siano i soldi, e sempre che il ministero del Tesoro dia il via libera.
Dunque, improbabile che si possa varare nel giro di poche settimane.
Ma un altolà alla fretta governo sarebbe arrivato anche dalla stessa Confindustria, che a fine maggio insedierà il nuovo presidente e che ha già fatto sapere di non gradire accelerazioni che metterebbero Vincenzo Boccia di fronte al fatto compiuto, senza dargli nemmeno la possibilità di dire la sua, o di tentare – almeno tentare- un accordo con i sindacati. Inoltre, poiché gli industriali sono concordi nel dire che il nuovo modello contrattuale dovrà ricalcare quello di Federmeccanica, ritengono necessario attendere anche di vedere come si evolverà la trattativa per il rinnovo dei metalmeccanici, al momento impantanata in attesa dello sciopero generale proclamato da Fiom Fim e Uilm per il 22 aprile.
Un altro ostacolo sul percorso della riforma modello Governo, infine, e’ quello delle elezioni amministrative: si vota il 5 giugno, ballottaggi il 19, e finché non sarà finita la campagna elettorale, difficile che il governo possa impegnarsi su altri fronti. Tanto più che i sondaggi non sono per niente favorevoli ai candidati della maggioranza. Dunque, al di là degli annunci di stamattina, e’ piuttosto probabile che il tutto slitti all’autunno. Sempre però che non impatti con il referendum sulle riforme costituzionali, fissato per ottobre, e al cui esito il premier Matteo Renzi ha legato la propria permanenza a Palazzo Chigi. Ma in questo caso, sarebbe tutta un’altra storia.
Nunzia Penelope


























